Tutto è fatidico

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Stephen King.

Tutto è fatidico, antologia di Stephen King del 2002.

Incipit[modifica]

Autopsia 4[modifica]

È così buio che per un po', non saprei dire quanto, credo di essere ancora svenuto. Poi, piano piano, mi sovviene che le persone prive di sensi non hanno sensazioni di movimento nel buio, accompagnate da un rumore fioco, ritmico, che può essere solo il cigolio di una ruota. E avverto anche un contatto, dalla cima della testa fino alla pianta dei piedi. Fiuto qualcosa che può essere gomma o vinile. Questa non è incoscienza e c'è qualcosa di troppo... troppo che cosa? Troppo razionale in queste sensazioni perché siano un sogno.

L'uomo vestito di nero[modifica]

Ormai sono molto vecchio, e questa è una cosa che mi è successa quando ero molto piccolo: avevo solo nove anni. Era l'estate del 1914, l'anno dopo che mio fratello Dan era morto nel campo ovest, e tre anni prima che l'America entrasse nella prima guerra mondiale. Non ho mai raccontato a nessuno cosa accadde quel giorno alla biforcazione del torrente, e non lo farò mai... perlomeno non a voce. Ho deciso di scriverlo, però, in questo libro che lascerò sul comodino. Non posso scrivere a lungo, perché in questi giorni mi tremano le mani e sono quasi senza forze, ma non credo che mi ci vorrà molto.

Tutto ciò che ami ti sarà portato via[modifica]

Era un Motel 6 sull'Interstate 80 appena a ovest di Lincoln, nel Nebraska. La neve che aveva cominciato a cadere a metà pomeriggio aveva trasformato il giallo violento dell'insegna in una tinta delicata mentre la luce abbandonava il crepuscolo di gennaio. Il vento si stava avvicinando a quel tipo di vuota amplificazione che si incontra soltanto nel ventre piatto del paese, di solito in inverno.

La morte di Jack Hamilton[modifica]

Voglio subito mettere in chiaro una cosa: non c'era uomo sulla faccia della Terra a cui non piacesse il mio amico Johnnie Dillinger, tranne Melvin Purvis dell'FBI. Purvis era il braccio destro di J. Edgar Hoover, e ce l'aveva a morte con Johnnie. Tutti gli altri... be', Johnnie sapeva come farsi voler bene, tutto qui. E sapeva come far ridere la gente. Diceva sempre che alla fine Dio vede e provvede. E come si fa a non voler bene a uno che la pensa così?

La camera della morte[modifica]

Era una camera della morte. Fletcher lo capì subito, non appena si aprì la porta. Il pavimento era rivestito di piastrelle grigie industriali. I muri di pietra erano di un bianco stinto e macchiato qua e là da chiazze più scure che potevano essere di sangue; di sicuro in quella stanza era stato fatto fuori qualcuno.

Le Piccole Sorelle di Eluria[modifica]

In una giornata nel Pieno-Mondo tanto calda che sembrava risucchiarti l'aria dal petto prima che potessi usarla, Roland di Gilead giunse alle porte di un villaggio nei monti Desatoya. Ormai viaggiava da solo e ben presto avrebbe dovuto proseguire a piedi. Lungo tutta la settimana precedente aveva sperato di incontrare un veterinario, ma ormai dubitava che potesse essergli d'aiuto, anche se ne avesse trovato uno nel villaggio. Il suo cavallo, un roano di due anni, era ridotto allo stremo.

Tutto è fatidico[modifica]

Adesso ho un buon lavoro e non ho motivo di sentirmi giù. Non dovrò più avere a che fare con quei rincretiniti del Supr Savr, non mi toccherà più tenere in ordine il deposito dei carrelli e non ci sarà più nessuno stronzo di nome Skipper a darmi fastidio. Skipper ormai ha tirato le cuoia, ma in questi diciannove anni sul pianeta Terra ho imparato che non si può mai abbassare la guardia: il mondo è pieno di gente come lui.

La teoria degli animali di L.T.[modifica]

Il mio amico L.T. non parla quasi mai della scomparsa della moglie o della sua probabile morte — un'altra vittima del killer della mannaia, tanto per intenderci — ma gli piace raccontare la storia di come lei lo ha piantato. Lo fa strabuzzando gli occhi a regola d'arte, come per dire: «Mi ha fregato, ragazzi. Una fregatura bella e buona!»

Il Virus della Strada va a nord[modifica]

Richard Kinnell non ebbe paura quando vide per la prima volta il quadro, a Rosewood, tra gli altri oggetti messi in vendita. Ne fu incuriosito e pensò di aver avuto la fortuna di imbattersi in qualcosa di molto speciale, ma quanto a paura... no, quella no. Non gli sovvenne se non in un secondo tempo («non prima che fosse troppo tardi», avrebbe forse scritto in uno dei suoi romanzi di impareggiabile successo) che aveva provato sensazioni analoghe da giovane nei confronti di certe sostanze illegali.

Pranzo al «Gotham Café»[modifica]

Un giorno, rientrando a casa dall'agenzia di brokeraggio in cui lavoravo, trovai una lettera di mia moglie — o, per meglio dire, un biglietto — sul tavolo della sala da pranzo. Diceva che mi lasciava, che intendeva chiedere il divorzio e che avrei avuto notizie dal suo avvocato. Mi sedetti dalla parte del tavolo che dava sulla cucina, continuando a rileggere quel messaggio, senza capacitarmene.

Quella sensazione che puoi dire soltanto in francese[modifica]

Floyd, cos'è quello? Oh, cazzo.
La voce dell'uomo che pronunciava quelle parole era vagamente familiare, ma le parole stesse non erano che un frammento incoerente di dialogo, il genere di suono frutto dello zapping con il telecomando. Nella sua vita non c'era nessun Floyd. Ciò malgrado, quello fu l'inizio. Ancor prima di vedere la bambina con il grembiule rosso, ci furono quelle parole sconnesse.

1408[modifica]

Mike Enslin si trovava ancora nella porta girevole quando vide Olin, il direttore dell'Hotel Dolphin, seduto in una delle poltrone fin troppo imbottite della hall. Sentì un tuffo al cuore. Dopotutto, forse era meglio portare di nuovo l'avvocato, pensò. Be', ormai era troppo tardi. E anche se Olin aveva deciso di frapporre qualche altro ostacolo tra Mike e la camera 1408, non era poi così grave; c'erano anche dei lati positivi.

Riding the Bullet – Passaggio per il nulla[modifica]

Questa storia non l'ho mai raccontata a nessuno e nemmeno ho mai pensato di farlo, e non perché temessi di non essere creduto, ma perché me ne vergognavo... e perché era mia. Ho sempre ritenuto che raccontandola avrei sminuito me stesso e la storia in sé, che ne avrei dato una versione troppo riduttiva e prosaica, uno di quei racconti di fantasmi che i capisquadra ti propinano al campeggio prima di far spegnere le luci.

La moneta portafortuna[modifica]

«Che razza di bastardo!» esclamò nella camera d'albergo ormai vuota, più per la sorpresa che per la rabbia.
Poi — era fatta così — Darlene Pullen si mise a ridere. Sedette sulla sedia accanto al letto sfatto e abbandonato, con la moneta in una mano e la busta da cui era caduta nell'altra, facendo correre lo sguardo tra le due e ridendo finché le lacrime non le sgorgarono dagli occhi e presero a scenderle lungo le guance.

Bibliografia[modifica]

  • Stephen King, Tutto è fatidico, traduzione di Tullio Dobner, Stefano Bortolussi, Giusi Barbiani, Silvia Fornasiero, Anna Fanfani, Francesco Di Foggia, Sperling & Kupfer, 2002. ISBN 8820034190

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