Rosetta Loy

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Rosetta Loy (1931 – vivente), scrittrice italiana.

Le strade di polvere[modifica]

Incipit[modifica]

Il Pidrèn

La casa la fece costruire il Gran Masten alla fine del Settecento quando divenne un particulare, qualcuno che aveva terra di suo, buoi, mucche, galline e conigli, e tante moggia da avere bisogno di altre braccia. Aveva fretta e non si preoccupò troppo delle fondamenta anche se la casa con la sua facciata giallina rimase nel tempo ancorata alla terra, la lunga sequenza di stanze una appresso all'altra. Una costruzione a due piani più il granaio dalle finestre schiacciate a diretto contatto col tetto. Il viottolo di mattoni la collegava al viale che piegava giù verso il cancello mentre il fienile e le stalle si allungavano di fianco fino ad arrivare alla strada dove si apriva il grande portale di assi. Come si chiamasse quella strada allora era difficile saperlo; la casa era l'ultima del paese e quando in seguito ne venne costruita un'altra questa ebbe l'obbligo del muro cieco per la parte che affacciava sul giardino. Nessuno ha mai saputo il vero nome del Gran Masten perché i registri parrocchiali andarono bruciati durante la prima campagna napoleonica. Certo era uno che si era arricchito tra l'andare e venire dei soldati, con il foraggio per i cavalli e il grano nascosto e rivenduto tre volte tanto. Con il vino per far ubriacre francesi e austriaci, russi, bavaresi, alsaziani, durante quelle interminabili guerre che avevano colorato come un gioco di travasi la mappa dell'Europa centrale. Di lui si sa solo che lavorando dall'alba al tramonto, senza soste mai, in pochi anni raddoppiò le moggia di terra e che aveva gambe così lunghe da oltrepassare i fossi senza saltare. Prese moglie tardi e dei tanti figli venuti al mondo gliene restarono grandi soltanto due: Pietro e Giuseppe.

Citazioni[modifica]

  • Era quella dei Martini una cascina a mezza costa sulle colline di Lu e quando Luis arrivò il ballo era già cominciato e la Rosetta del Fracin impegnata per tutti i balli. Ma come da lontano lo vide con il suo cappelletto indietro sui ricci, dimenticò tutte le promesse fatte e si mise in piedi ferma sotto un albero di mele cotogne ad aspettarlo fra le foglie larghe e scure. E appena Luìs le arrivò vicino gli girò le braccia intorno al collo come se aspettasse solo lui per ballare e Luis divenne pallido, le mani gli tremarono mentre la stringeva per la vita e cominciava a girare. (p. 72)
  • Questo amore piaceva solo a Gavriel perché lo sentiva incruento, senza lacrime e senza rimproveri, senza angoscia; e quando andava nei campi insieme al fratello e lo ascoltava parlare della ragazza gli sembrava che il suo lungo naso, punto focale dell'espressione, andasse disegnandouna storia dove la felicità era possibile, a portata di mano. Nasceva da sola, simile a un evento naturale come la pioggia e il vento. (p. 73)
  • La prima moglie di Luìs fu la Teresina dei Maturlin. Era, come ognuno se lo sarebbe aspettato, tonda quel tanto dove era necessario e accesa di capelli. Non fulva come la figlia del fabbro ma di un biondo orzo intenso e spesso. Aveva solo diciassette anni quando Luis andò a prendersela a Ivrea da una zia che l'aveva adottata, ultima di sei sorelle una più bella dell'altra. (p. 102)
  • L'Antonia seduta su uno sgabello gelava, la pelle che da scura diventava grigia dal freddo. Tra le labbra socchiuse usciva un fiato bianco e lei ascoltava incantata, le mani intrecciate intorno alle ginocchia magre. Quando Luìs se ne andava lo accompagnava lungo le scale buie tenendosi a distanza; e se Luìs cercava di sfiorarle la mano la sentiva gelata. Eppure quelle dita sottili, fini come ramoscelli bruni, parlavano un loro linguaggio. Promettevano molto, e giuravano fedeltà e amore. (p. 141)

Bibliografia[modifica]

  • Rosetta Loy, Le strade di polvere, Giulio Einaudi editore, 1987.

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