Liṅga Purāṇa

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
(Reindirizzamento da Liṇga Purāṇa)
Jump to navigation Jump to search
Liṇga-yoni, interno del tempio di Rajarajesvari, India

Liṅga Purāṇa, testo sacro dell'Induismo.

Citazioni[modifica]

  • Shiva è senza segno (senza sesso), senza colore, senza odore, sfugge alle parole e al tocco, senza qualità, immutabile, immobile. (da I, 3, 2-3; 2008)
  • Il mondo intero si basa sul fallo. Tutto è originato dal Liṇga. Chi desidera la perfezione dell'anima deve venerare il Liṇga. (da I, cap. 3, 7; 1980)
  • Nei Testi Antichi la forma più astratta di Rudra è chiamata Shiva. (da I, 3, 10; 2008)
  • [Śiva parla:] Io che sono l'anima dello Yoga, mediante il potere magico, dello Yoga, assumerò la forma di un asceta e ispirerò la paura tra gli uomini. Entrerò nel corpo di un morto abbandonato, in un cimitero ... e vivrò sotto il nome di Lakulīśa (l'Uomo col bastone). Il luogo di questa incarnazione diverrà un luogo sacro… Vi nasceranno i miei figli, gli asceti Kuśika, Garga, Mitra e Kaurusya. Adoratori del fallo, con il corpo cosparso di cenere, praticheranno i riti di Pāśupata (l'amicizia degli animali). Avendo realizzato il Maheśvara Yoga, partiranno per il cielo di Rudra dal quale non c'è ritorno. (da I, cap. 24, 126-136; 1980)
  • Rudra scomparve e i sapienti si recarono dal dio Brahmā che disse loro: Stupidi che non siete altro! Avete distrutto in un istante tutti i meriti acquisiti con le vostre austerità. L'uomo dal membro eretto che avete visto, impotenti che siete, è il Signore Supremo in persona. (da I, cap. 29, 9-25; 1980)
  • [Śiva parla:] Nessuno deve condannare l'asceta nudo che è mio fedele, che esprime i princìpi delle cose, ma agisce come un bambino o un folle. Nessuno si farà beffe di loro, né rivolgerà loro parole spiacevoli se desidera il suo bene, ora e in seguito. L'uomo stupido che li condanna, condanna il Signore stesso. (da I, cap. 33, 3-10; 1980)
  • Alla radice vi è Brahmā, al centro Vishnu, Signore dei tre mondi. All'apice si erge il fiero Rudra, il Grande Dio, l'eterno dispensatore di pace, il cui nome è la sillaba sacra AUM. L'altare del fallo è la Grande Dea. Il fallo stesso è il vero Dio. (da I, 73, 19-20; 2008)
  • Il Liṇga è un segno esteriore, un simbolo. Bisogna però considerare che il Liṇga è di due tipi, esterno o interno. L'organo rozzo è esterno, quello sottile è interno. Le persone semplici venerano il Liṇga esterno e si interessano ai riti e ai sacrifici. L'immagine del fallo ha lo scopo di risvegliare i fedeli alla conoscenza. Il Liṇga immateriale non è percepibile a quanti non vedono che l'esterno delle cose, il Liṇga sottile ed eterno è percepibile solo a coloro che hanno raggiunto la conoscenza. (da I, cap. 75; 1980)
  • Tutti gli esseri, dal Creatore alla materia vivente, sono chiamati 'il bestiame' (pashu). Formano il gregge del saggio Dio degli dèi che fa muovere il mondo. L'onnipotente Rudra[1], in quanto loro padrone è conosciuto con il nome di Pastore. (II, 9, 12-13; 2008)
  • [Shiva] Ha tre occhi. La sua corona è formata da un serpente. È ricoperto di ricchi gioielli. Il suo viso è cosparso della cenere dei roghi funebri. È circondato da fantasmi, gnomi, spiriti maligni, streghe e demoni. È vestito di una pelle d'elefante. Serpenti e scorpioni gli servono da ornamenti. La sua voce risuona come il tuono in un giorno di tempesta. Sembra una montagna di collirio azzurro. Ha sulla spalla una pelle di leone. È terrificante. Si pone la sua immagine accanto ai roghi funebri o nei cimiteri. (da II, cap. 50, 23-26; 1980)
  • Shiva è il senso, la sua compagna la parola. (da III, 11, 47; 2008)
  • La prima creazione consisteva di spiriti, geni, demoni, usciti dalla bocca dell'essere increato come materializzazione del suo fiato vitale (prāṇa). Apparve dapprima Rudra, luminoso come il sole che sorge. Era androgino… L'immensità, vedendo quest'ermafrodito divino, gli disse: 'Dividiti'. Così, con il lato sinistro del dio, fu creata una dea che divenne la sua compagna. Ella si sarebbe poi incarnata nella figlia del re-sacerdote Dakṣa. Prendendo il nome di Satī (Fedeltà), divenne l'amante di Rudra. (da cap. 41, 41-42, e cap. 99, 15-19; 1980)

Note[modifica]

  1. Divinità vedica assimilata a Śiva.

Bibliografia[modifica]

  • Alain Daniélou, Miti e dèi dell'India, traduzione di Verena Hefti, BUR, 2008.
  • Alain Daniélou, Śiva e Dioniso, traduzione di Augusto Menzio, Ubaldini Editore, 1980.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]