Lidija Korneevna Čukovskaja

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Lidija Korneevna Čukovskaja (1907 – 1996), scrittrice e poetessa russa.

Sof'ja Petrovna[modifica]

Incipit[modifica]

Dopo la morte del marito, Sof'ja Petrovna si iscrisse a un corso di dattilografia. Era assolutamente indispensabile per lei imparare un mestiere perché sarebbe passato ancora del tempo prima che Kolja incominciasse a guadagnare qualcosa. E dopo la scuola doveva a tutti i costi iscriversi a un Istituto: Fëdor Ivanovič non avrebbe permesso che il figlio restasse senza istruzione superiore...

Citazioni[modifica]

  • «Vorrei sapere» cominciò Sof'ja Petrovna, piegandosi per vedere meglio il volto dell'uomo dietro lo sportello, «se mio figlio è qui. Il fatto è che è stato arrestato per sbaglio...»
    «Cognome?» la interruppe l'uomo.
    «Lipatov. lo hanno arrestato per errore e così sono già alcuni giorni che io non so...»
    «Tacete cittadina» le disse l'uomo chinandosi su una scatola con delle schede. «Lipatov o Lepatov?»
    «Lipatov. Io vorrei oggi stesso vedere il procuratore o chi voi vorrete indicarmi...»
    «Lettere?»
    Sof'ja Petrovna non capì.
    «Com'è che si chiama?»
    «Ah, le iniziali? Enne effe».
    «Enne o emme?»
    «Enne, Nikolaj».
    «Lipatov, Nikolaj Fëdorovič» disse l'uomo prendendo una scheda dalla scatola. «È qui».
    «Io vorrei sapere...»
    «Noi non diamo informazioni. I colloqui sono vietati, cittadina. Il prossimo!» (Capitolo 9, p. 67)
  • Ogni ora, ogni minuto aspettava il ritorno a casa di Koljia. Uscendo per andare a mettersi in fila, lasciava sempre la chiave della sua stanza nel corridoio, sulla mensoletta, al vecchio posto stabilito. Per lui lasciava persino della minestra calda nel forno. E al ritorno, saliva le scale di corsa, senza prender fiato, come quando andava incontro alle lettere: ecco, adesso lei entrerà nella sua camera e troverà che Kolja è a casa e proprio non sa spiegarsi dove si è cacciata sua madre. (Capitolo 10, p. 73)
  • Sof'ja Petrovna non chiuse occhio per l'intera nottata. Dal giorno dell'arresto di Kolja, quante di queste notti, senza fine, senza fondo, c'erano già state? Sapeva a memoria già tutto: lo scalpiccio estivo dei passi sotto la finestra, le grida nella vicina birreria, l'allontanarsi smanioso dei tram, poi un breve silenzio, una breve oscurità, ed ecco di nuovo che dalla finestra entra strisciando l'alba chiara, un nuovo giorno incomincia, un giorno senza Kolja. (Capitolo 13, p. 95)
  • Tutti i giorni successivi, senza far colazione, senza rifarsi il letto, Sof'ja Petrovna usciva sin dal mattino alla ricerca di un lavoro. Sui giornali c'erano molti annunci: "cercasi dattilografa". Le gambe le erano diventate come di piombo ma lei, rassegnata, per tutta la giornata andava da un indirizzo all'altro.
    Dappertutto le rivolgevano una domanda, sempre la stessa: "avete repressi?" La prima volta lei non aveva compreso «Parenti arrestati» le avevano spiegato. Non aveva il coraggio di mentire. «Il figlio» aveva detto. Allora era venuto fuori che in quell'ufficio di posti non ce n'era neanche uno. Né ce n'erano da nessun'altra parte, per Sof'ja Petrovna. (Capitolo 15, p. 105)

Explicit[modifica]

Sof'ja Petrovna estrasse da un cassetto dei fiammiferi. Accese un fiammifero e appiccò il fuoco a un angolo della lettera. Bruciava, l'angolo lentamente si rattrappiva, accartocciandosi. Si arrotolò completamente e le scottò le dita.
Sof'ja Petrovna lasciò cadere la fiamma sul pavimento e con un piede la calpestò.
(Leningrado, novembre 1939 – febbraio 1940)

Bibliografia[modifica]

  • Lidija Čukovskaja, Sof'ja Petrovna, a cura di Antonella Cristiani, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1990. ISBN 88-7188-179-6.

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Opere[modifica]