Christoph von Schmid

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Christoph von Schmid

Christoph von Schmid (1768 – 1854), scrittore, educatore e religioso tedesco.

Il paggio del Re[modifica]

Incipit[modifica]

Romeo era il piccolo paggio della corte del Re.
Ed era anche il più povero, ma nessuno lo sapeva. Tutto quello che egli guadagnava lo mandava alla mamma e teneva per sé solo gli spiccioli.
Ma i denari che mandava non bastavano, perché sua mamma era di salute delicata e aveva molti figlioli, in tenera età, da mantenere.
Per fortuna gli altri paggi, che erano di famiglia ricca, chiedevano spesso l'aiuto di Romeo e lo compensavano con del denaro.

Citazioni[modifica]

  • [..] non dobbiamo vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso. (p. 55)

Incipit de Le novelline[modifica]

Le mele[modifica]

C'era una volta un bambino, che si chiamava Giorgio; e questo bambino abitava col suo babbo e con la sua mamma una piccola casa: davanti a questa piccola casa, c'era un giardinetto; e di là dalla siepe del giardinetto, c'era l'orto del signor Zaccaria — un bell'orto grande, tutto pieno di frutta.

Non ti scordar di me[modifica]

La piccola Sofia era andata a fare una bella passeggiata con la mamma. Prima, per la strada maestra, la mamma l'aveva tenuta per mano; ma quando erano entrate in un bel sentiero tranquillo, lungo il margine del ruscello, la mamma l'aveva lasciata libera di correre innanzi, a inseguire le farfalle, a scegliere i sassolini più piatti per fare a rimbalzello, o a cogliere fiori, — purché, naturalmente, non si accostasse troppo all'acqua.

L'uomo nero[modifica]

I bambini entrarono rumorosamente nella grande sala terrena, dov'era preparata la cena di Natale. I genitori e gli invitati erano ancora nel salotto. I bambini, per quella sera, tutti ravviati e vestiti a festa, avevano avuto il permesso straordinario di rimanere alzati e di cenare con i grandi.

L'asino dell'ortolano[modifica]

Era giorno di mercato, e un ortolano doveva andare al borgo. Caricò dunque il suo asinello di frutta e di ortaggi; ma lo caricò tanto e tanto, che della povera bestiola non si vedeva più spuntare se non la testa di tra i canestri e le reste di cipolle.

Al lupo! al lupo![modifica]

Giannino era un pastorello e custodiva le sue pecore sul limitare di un bosco. Un giorno, per fare uno scherzo, si diede a gridare con quanto fiato aveva in corpo: «Al lupo! al lupo!»
I contadini accorsero a frotte dal villaggio vicino, con marre e randelli, per ammazzare il lupo; guardarono da ogni lato, ma di lupo, nemmeno l'ombra! E allora se ne tornarono alle loro faccende, brontolando un poco contr'ai ragazzi che si spaventano di un nonnulla, e per un cane che abbaia un po' più forte, vanno sùbito a pensare al lupo. Giannino intanto, se la godeva mezzo mondo, e rideva tra sé, per averli così bene canzonati.

Il vestito nuovo[modifica]

La mamma aveva fatto fare un bel vestitino nuovo per la sua Mariuccia. La sarta venne a riportarlo il sabato verso sera, perché la bambina potesse rinnovarlo la domenica.
La Mariuccia, felice, se lo provò. Era un bel vestito rosa, tutto falsature e pieghine, molto ben lavorato, e le stava d'incanto.

Roba rubata non fa buon pro[modifica]

Senti che brutta cosa fece un giorno un certo Beppone, e come gli stette bene il suo castigo.
In una notte d'autunno scura, scura, quando si fu assicurato che tutti dormivano, Beppone pensò di rubare l'uva salamanna nel giardino della Badia. Di quest'uva squisita, dai grossi chicchi dorati, ce n'era una magnifica vite, a spalliera, che ricopriva tutta una muraglia del convento.

I tre ladroni[modifica]

C'erano una volta (ma ora, veh, non ci son più!) tre ladroni; e questi tre ladroni avevano rubato ad un mercante, che passava da un bosco, una cassettina piena d'oro e di pietre preziose.
Corsero a nasconderla nella loro caverna, e poi mandarono il ladrone più giovane in città, per comprar da mangiare.

La scimmia e l'avaro[modifica]

C'era una volta un avaraccio spilorcio, che non avrebbe mai dato un soldo ad un poveretto, nemmeno se l'avesse veduto morir di fame; e tutto il suo oro e tutto il suo argento se lo teneva negli scrigni, là inoperoso, inutile, e non faceva altro che contarlo e ricontarlo, e palpeggiarlo, e lisciarlo, e lustrarlo, e gli rincresceva persin di spendere quei pochi per mettere un pezzo di carne in pentola.

Bibliografia[modifica]

  • Christoph von Schmid, Il paggio del Re, Edizione Paoline, Roma, 1982.
  • Christoph von Schmid, Le novelline, traduzione di Maria Pezzé Pascolato, Editore Ulrico Hoepli, Milano, 1944.

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