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Antonio Favaro

Al 2026 le opere di un autore italiano morto prima del 1956 sono di pubblico dominio in Italia. PD
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Antonio Favaro

Antonio Favaro (1847 – 1922), matematico e storico della scienza italiano.

Leonardo nella storia delle scienze sperimentali

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  • Ed anche in quel periodo di profonda decadenza, che per le scienze fisiche segna l'avvento dell'era cristiana, un grande sprazzo di luce è mandato intorno al secondo secolo da quel Menodoto Nicodemio che, per quanto è dato di argomentare dal poco che ce ne conservò qualche scoliasta, aveva avuto, sebbene limitato alle sole scienze mediche, il concetto vero del metodo sperimentale e n'aveva penetrato tutto intero lo spirito filosofico; ma egli non fu compreso, l'ora non era peranco suonata, l'opera sua rimase sterile ed il suo nome appena si ritrova. (pp. 144-145)
  • La cosiddetta filosofia scolastica, informe accozzaglia di Bibbia e di Aristotele, mal digerito e peggio interpretato, sorretta dal vecchio pedantismo e dai tradizionali pregiudizii poté ancora a lungo contendere il passo alla scienza vera con quel vieto argomentare e raziocinare che l'arte suprema di Alessandro Manzoni ha saputo con motteggevole ironia rendere quasi simpatico sulle ingenue labbra dell'olimpico Don Ferrante. (p. 146)
  • La scrupolosa ed acuta osservazione dei fenomeni, insieme con la intuizione delle leggi, che grado a grado ne riconducono la varietà verso l'unità dei principii generali, costituisce il cardine fondamentale ed è nel tempo stesso la spiccata caratteristica di tutta l'opera Vinciana.
    Non dunque soltanto "vedere" ma, come egli si esprime, saper vedere e con "hostinato rigore". E questa facoltà del "saper vedere", per quanto un dotto tedesco abbia scoperto (e che cosa non scopre mai questa benedetta critica d'oltr'alpe!) che Leonardo era miope, possedeva egli in grado sublime, e della instancabilità sua nell'indagare con cura minuta ed assidua fu documento vivente in ogni suo atto. (p. 146)

Incipit di alcune opere

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Archimede

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Il volgere del tempo che seco trascina ed affoga le memorie dei più gravi eventi, od almeno ne attenua la ricordanza, nulla può sul culto professato per gli uomini veramente sommi, e l'ammirazione per loro, ben lungi dallo scemare, va continuamente crescendo, perché il progredire degli studii mette in evidenza sempre maggiore l'entità della contribuzione che seppero recarvi. E valga il vero: giammai come ai nostri giorni furono in onore gli studii sopra Dante, la maggior figura del medio evo; mai come ora si moltiplicarono le indagini intorno a Leonardo, l'uomo meraviglioso che domina con la sua immensa figura due secoli; e Galileo, oggetto costante di amorose ricerche, ha avuto or ora il maggior omaggio che potesse essergli reso, con la raccolta diligente di tutta la sua mirabile produzione scientifica.

Galileo Galilei

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Chi entra in Santa Croce di Firenze dalla porta maggiore, mossi pochi passi, si trova sotto i piedi un lastrone di marmo con l'effigie, mezzo consunta dallo scalpiccio irriverente dei fedeli, d'un «Magister Galilaeus de Galilaeis». Nato nel 1370, era salito in riputazione di gran medico; Lettore ed uno degli ufficiali dello Studio, aveva anche nobilmente servito la patria nelle più alte magistrature; e quando circa ottantenne venne a morte, fu sotto quel lastrone composto dalla pietà del figlio Benedetto.

Per la edizione nazionale delle opere di Galileo Galilei. Esposizione e disegno

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L'espressa commissione, che, conseguentemente alla condanna di Galileo, fu mandata da Roma agli Inquisitori, di opporsi alla stampa di qualunque suo scritto, ponendo divieto generale de editis omnibus et edendis in tutti i luoghi nullo excepto, non aveva che maggiormente infervorato il sommo filosofo nella esecuzione del disegno da lui concepito, di pubblicare fuori d'Italia una raccolta de' suoi scritti. Quali fra i suoi lavori egli destinasse a far parte di tale collezione, non ci è precisamente noto: non sappiamo nemmeno s'egli intendesse di comprendervi lo "sfortunato Dialogo", com'egli lo chiama, poiché a tale strettezza era ridotta la licenza di leggerlo, da dover egli scrivere, "ragionevolmente temere che se ne sia per annullare anco la memoria;[1]" e soltanto alla voce d'una traduzione inglese di esso, si mostra allarmatissimo per il pregiudizio che a lui poteva derivarne,[2] mentre appunto i suoi amici stavano facendo attive e calorose pratiche per impetrargli una diminuzione di pena.

Note

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  1. Le Opere di Galileo Galilei, prima edizione completa condotta sugli autentici manoscritti palatini, ec., tomo III. Firenze, Società editrice fiorentina, 1848, pag. 66.
  2. Le Opere di Galileo Galilei, ec., tomo VII. Firenze, 1848, pag. 58.

Bibliografia

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Altri progetti

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