Patrizia Rinaldi

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Patrizia Rinaldi

Patrizia Rinaldi (1960 – vivente), scrittrice italiana.

Citazioni di Patrizia Rinaldi[modifica]

  • Alcune protagoniste di storie nere contribuiscono a sfatare luoghi comuni, ad accogliere il fallimento o la riuscita con maestria. Definiscono comportamenti criminali e spesso denuncia sociale. Ci presentano narrazioni di quotidianità diverse e di deragliamento dai giorni comuni.[1]
  • Per me è un onore essere autrice di noir. Non accolgo la differenza critica, e spesso prevenuta, tra letteratura alta e letteratura bassa. Quando pubblico un romanzo che non è un noir, per prendere in giro tale fissità e me stessa, dico che ho scritto un libro degenere.[1]

Incipit di alcune opere[modifica]

Pidocchi, ovvero la storia di alcuni bambini e di alcuni parassiti[modifica]

Guido
Oggi mio fratello Mario è sceso da casa con me. A dire la verità tutta intera non ne sono stato molto contento. Mario fa l'asilo e siccome le nostre scuole sono vicine, i miei amici mi hanno visto arrivare con lui appresso. A dire di nuovo la verità tutta intera io camminavo un po' davanti, ma tanto non cambia perché si sa che è mio fratello. Stamattina mamma ha telefonato a papà che vive in un'altra casa. Gli ha detto che doveva venire pure lui fuori scuola, perché il primo giorno d'asilo del piccolo era una cosa importante. Mario è una lagna e piangerà di sicuro quando mamma lo saluterà.

Sono tornato a casa[modifica]

Angelo si sfila le ali
Ho solo nove mesi e cado. Non dal seggiolone o dalla culla, cado in coma. Perdo i sensi e me ne vado. Mi portano d'urgenza all'ospedale per bambini Pausìlipon, chiamato dai Napoletani Pausillipòn. Il letto dove mi fanno stendere è rigido e scomodo. Il mio corpo piccolo diventa leggero, sempre più inconsistente, quasi aria e comincio a volare nella stanza. Ad essere precisi non volo proprio, galleggio e mi accorgo di capire i discorsi di tutte le persone che si affannano, corrono e si lamentano sotto di me.

Napoli-Pozzuoli uscita 14[modifica]

La luce del mattino si infilò nella persiana sconnessa e il commissario Martusciello aprì gli occhi. Gli venne in mente la partita della sera prima ed era buon segno. Non c'era niente di peggio da pensare: nessuno aveva ucciso nessuno negli ultimi tempi, perlomeno nella zona sua. Le delinquenze di routine non prevedevano cambi di vertice e la prima settimana del mese aveva visto pure la cattura del ragazzo che aveva buttato sotto mamma e figlio e poi se n'era scappato. I giornali erano stati tutti contenti, alcuni giornali. In ufficio quindi ci dovevano essere solo carte da firmare e i caffè difettosi dell'agente Peppino Carità.

Blanca[modifica]

Le tre di notte. Margherita non poteva dormire. Un tremito le aveva preso mani e stomaco. L'aveva piegata all'improvviso e lei era caduta, in ginocchio. Per alzarsi si resse alla porta del frigo, il fremito si sposto nella gola, e nelle ragioni, sempre le stesse. Doveva trovare Ninì, doveva trovare sua figlia. Tutto sarebbe passato, lei dopo poteva morire o vivere. Dopo Ninì, di nuovo...
Ninì nella pancia e poi appena nata, i capelli chiari e la bocca trasparente. Morbida, liscia.

Piano Forte[modifica]

L.V. Beethoven
Lo scricchiolio salì dalle fondamenta, mentre stavo prendendo un do maggiore. Io sono convinto che ci fu prima lo scricchiolio, poi il boato, ma non tutti e sette siamo d'accordo. Enea il bastardo cane che sta sempre con me non ululò, non presagì, niente. E poi dicono che gli animali avvertono i fenomeni straordinari in anticipo!

Rock sentimentale[modifica]

Da sola imparo. L'amicizia verrà. Intanto mi alleno con la solitudine, che è una gran bella palestra, perché la vita, ah la vita, talvolta ti sbatte contro un angolo e ti si para davanti e non fa passare nessun altro.

Le felicità consumate[modifica]

Ma il genio della felicità è uno zucchero a quadretti dolci di una scatola che sta là. La puoi aprire ogni tanto, forse di nascosto, facendo finta che sei capitata per caso in cucina, magari per noia, ad aprire e chiudere sportelli. Lo sguardo ebete ti resta appiccicato, come i residui dei granelli sulle dita umide.

Mare giallo[modifica]

Caterina scioglie gli ormeggi di una barca e ci avviamo, leggeri, verso il pezzo di mare nostro, dove di giorno, ci scommetterei, si trasferisce un avanzo di Mare Giallo.

Tre, numero imperfetto[modifica]

...Ti avranno trovato di mattina presto. So anche chi ti ha visto per primo, quell'idiota che puzza di vino e di panni eterni. Avrà acceso tutti i fari del campo con il gusto di sfregiare l'alba. Bravo, così ha sguazzato in piena luce dentro lo spettacolo. Non è roba di sempre vedere segnare un gol con un corpo morto. Il tuo, poi.

Volo non autorizzato[modifica]

Rosina faceva i suoi esercizi quotidiani al trapezio. Le gambe raccolte, poi stese, lo slancio, il giro, la capriola. Era brava Rosina, il corpo minuto la faceva sentire parte dell'aria. Sul trapezio diventava bella anche se non lo era, si sentiva al suo posto. Non si curava delle calze d'allenamento consumate, della cintura di sicurezza di cuoio che le lasciava i segni sulla pancia e sulla schiena. A sera, quando si spogliava, guardava i lividi e provava orgoglio. Il corpo maltrattato non doveva essere un impedimento per il suo desiderio di trovare finalmente la traiettoria precisa. Si passava un unguento solo per non fare spaccare la pelle che doveva reggere di nuovo la trazione della cintura. Provava e riprovava gli stessi movimenti, senza riposo. Quando un volteggio le veniva bene, si accorgeva di una felicità crescente e lenta: anche senza pubblico, anche senza applauso.

I pasticci di Maria Giulia – la macchinetta della Felicità[modifica]

Vivo in un quartiere attaccato al resto della città con un ponte e mi chiamo Maria Giulia. È un guaio. Non il quartiere o il ponte, ma il mio nome: Maria Giulia. Perché c'è una canzone di quando mamma era piccola. Fa così:

Rosso caldo[modifica]

Alina Rosselli si svegliò per un rumore di passi e per la sete. La sera prima aveva messo due volte il sale nell'acqua bollente, ma non voleva dare soddisfazione a Mariarca Rosselli che le aveva fatto notare la sua demenza senile, perciò aveva finito la pasta. - È solo saporita. Il cognome delle due donne non era Rosselli e non era il nome di famiglia di nessuna delle due. Lo aveva scelto Alina quarant'anni prima, quando erano andate a vivere assieme. Lo aveva fatto per legittima difesa della coppia, così diceva lei. Aveva festeggiato nella cucina nuova con il nome nuovo e senza invitati. A Mariarca non interessava, a lei bastavano la cucina moderna di formica e la libreria coi vetri. - Perché proprio Rosselli? - Perché domani è un altro giorno e può essere che prima di crepare possiamo essere una coppia vera, con i diritti e i rovesci. - Ah, da Rossella O'Hara, che cosa triste! E perché non Rosselle allora? - Perché Rosselli fa più cognome. Si erano baciate con il sapore di Cinzano Spumante ancora in bocca. Alina lo ricordava bene, Mariarca ogni tanto lo dimenticava.

Adesso scappa[modifica]

Eccoli i due sfigati. – La parola più brutta del mondo: sfigati. Il marchio, il distintivo, la coccarda che mi porto appresso da quando sono in questa scuola. Io e Giorgio spingiamo la schiena contro il muro. "Inghiottici, muro", penso come una preghiera, ma il muro non ci inghiotte. Roberta, Maurizia, Giovanna e Zago, il capo, si avvicinano, lentamente. Sanno che non possiamo andare via. Mentre camminano formano un semicerchio largo. Il muro non solo non ci inghiotte, ma diventa complice del nemico. Le gambe se ne accorgono e dicono "adesso scappa, adesso scappa, adesso scappa", ma è inutile. Non posso scappare. Già lo so cosa vogliono, so pure che si divertiranno a farci aspettare. Hanno competenza di panico.

Ma già prima di giugno[modifica]

PREMESSA
Le avevano insegnato:
che l'istinto di sopravvivenza è una delle poche costanti della fisica;
che le fragole danno sfizio e allergia;
che un uomo non può essere una donna e viceversa e che comunque vada è meglio non si concedano senza freni all'esistenza;
che le ossa si piegano solo per carenza di calcio e non per mancanze della prima età;
che una guerra può essere buona o cattiva;
che è possibile abituarsi al sapore dell'uovo crudo;
che la malerba non muore;
che i soldi preparano il letto alla felicità;
che i figli sono tutti uguali;
che chi è morto giace e chi è vivo eccetera;
che l'amour è l'amour – questa proprio non l'aveva capita;
che Ulisse prima o poi torna – cosa farsene di un ritorno tardivo poi non si sa;

Il giardino di Lontan Town[modifica]

ACQUA DA TUTTE LE PARTI
Mio fratello Alberto Barbari porta stivali impermeabili e sta raccogliendo acqua e fango in un secchio per buttarli via, nel fiume di fuori che prima era una strada. Viva l'autunno. Gli stivali sono numero quarantotto.
A nove anni Alberto portava scarpe numero quaranta, dopodiché ogni anno è aumentato di uno. Un numero, dico. E pure nel resto è aumentato molto, infatti mio fratello è enorme. È alto uno e ottantotto, ha le cosce e le braccia muscolose e i muscoli e i muscoletti. Anche i suoi pollici hanno i muscoli, ma non ne sono sicura. Ha le spalle larghe come... come un giardino.
Porta i capelli lunghi così, chiari chiari, ma non li tinge di chiaro con la camomilla della pubblicità, sono proprio chiari da soli. È abile nei movimenti, non soltanto di secchio e fango e acqua. Tutti.
Mio fratello Alberto è un cane San Bernardo biondo. Io ho questo fatto di vedere gli animali nelle persone e, a volte, le persone negli animali. È una questione di eccesso di immaginazione. D'altra parte, l'immaginazione mi salva spesso e così me la tengo con gli eccessi suoi e con tutto il resto di scombinamenti che comporta. No, perché l'immaginazione in eccesso può essere anche fastidiosa.

Note[modifica]

  1. a b Da un'intervista di Eleonora Aragona, Donne noir: Patrizia Rinaldi, Milanonera.com, 14 marzo 2018.

Bibliografia[modifica]

  • Patrizia Rinaldi, Pidocchi ovvero la storia di alcuni bambini e di alcuni parassiti, romanzo pubblicato dalle Edizioni ETS, 2003.
  • Patrizia Rinaldi, Sono tornato a casa, pubblicato nella collana Campania my love, Edizioni L'isola dei ragazzi, 2007.
  • Patrizia Rinaldi, Napoli-Pozzuoli. Uscita 14, romanzo giallo pubblicato nella collana Gialloteca, Dario Flaccovio Editore, 2007.
  • Patrizia Rinaldi, Blanca, romanzo giallo pubblicato nella collana Gialloteca, Dario Flaccovio Editore, 2009.
  • Patrizia Rinaldi, Piano Forte, romanzo per ragazzi, pubblicato nella collana Zona Franca, Sinnos Editore, 2009.
  • Patrizia Rinaldi, Rock sentimentale, romanzo per ragazzi, pubblicato da Edizioni E/L Editore, 2011.
  • Patrizia Rinaldi, Le felicità consumate, racconti, pubblicato nella collana Leggere Veloce, Editore Cento Autori, 2011.
  • Patrizia Rinaldi, Mare giallo, romanzo per ragazzi, pubblicato nella collana I Narratori, Sinnos Editore, 2012.
  • Patrizia Rinaldi, Tre, numero imperfetto, romanzo giallo pubblicato nella collana Dal Mondo, Editore e/o, 2012.
  • Patrizia Rinaldi, Volo non autorizzato, romanzo per ragazzi, pubblicato nella collana Quarzo – letteratura per l'infanzia, Giuliano Landolfi Editore, 2012.
  • Patrizia Rinaldi, I pasticci di Maria Giulia – la macchinetta della Felicità, racconto illustrato da Anna Keen, pubblicato da Fermento Editore, 2014.
  • Patrizia Rinaldi, Rosso caldo, romanzo giallo pubblicato nella collana Dal Mondo, Editore e/o, 2014.
  • Patrizia Rinaldi, Adesso scappa, graphic novel, illustrato da Marta Baroni, Sinnos Editore, collana Leggimi!, 2014.
  • Patrizia Rinaldi, Ma già prima di giugno, romanzo, Edizioni e/o, collana Dal Mondo, 2015.
  • Patrizia Rinaldi, Il giardino di Lontan Town, romanzo per ragazzi, Edizioni Lapis, 2015.

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