Lucio Anneo Seneca il Vecchio

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Seneca il Retore

Lucio Anneo Seneca il Vecchio detto il Vecchio oppure il Retore (55 a.C. – 40 d.C. ca), scrittore latino.

Suasoriae[modifica]

  • Che io muoia nella patria che tante volte ho salvato![1][2] (Cicerone)
Moriar in patria saepe servata. (VI, 17)
  • [Su Cicerone] Il capo reciso fu posto da Antonio proprio in quel luogo [i Rostri] dove aveva parlato in quello stesso anno contro di lui.[3][2]
Ita relatum caput ad Antonium […] ubi ille, ubi eo ipso anno adversus Antonium. (VI, 17)
  • [Su Cicerone] La sua eloquenza era stata tanto degna di ammirazione quanto mai era accaduto a voce umana![2]
[Q]uanta nulla umquam umana vox, cum admiratione eloquentiae auditus fuerat. (VI, 17)
  • [Su Cicerone] Il suo ingegno gli propiziò abbondanza di opere e di riconoscimenti.[2]
Ingenium et operibus et praemiis operum felix. (VI, 22)

Note[modifica]

  1. Queste sono le ultime parole di Cicerone, che, vedendosi costretto a non poter fuggire, a causa del mare in tempesta, da Gaeta, viene colto dal desiderio di farla finita.
  2. a b c d Citato in Gian Domenico Mazzocato, sezione Frammenti, in Tito Livio, Storia di Roma dalla fondazione, Newton & Compton, Roma, 1997, vol. 6. ISBN 978-88-8183-773-1
  3. Il capo è di Cicerone, che venne precedentemente sgozzato. Cicerone aveva pronunciato i suoi discorsi contro Antonio ai Rostri: le "Filippiche". Per punirlo Antonio gli fece tagliare oltre che il capo anche le mani, che vennero esposte proprio ai Rostri. La gente, per le lacrime, a fatica alzava gli occhi perché vedeva le sue membra mozzate.

Bibliografia[modifica]

  • Lucio Anneo Seneca il Vecchio, Suasorie, The Latin Library. (Edizione Latin Library) [Per le citazioni in latino]

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