Michael Connelly

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Michael Connelly

Michael Connelly (1956 – vivente), scrittore statunitense.

  • La giustizia coincide solo occasionalmente con la legge e con l'ordine. (da La memoria del topo)
  • Tutti hanno bisogno del loro passato, pensò Bosch. A volte il passato esercita un'attrazione superiore a quella del futuro. (da Ghiaccio nero)
  • Bosch sapeva che la speranza era la linfa del cuore. Senza quella non c'era nulla, solo oscurità. (da La bionda di cemento)
  • Nel mondo le persone civili, quelle che si nascondono dietro la cultura, le arti, la politica... e perfino la legge, sono le uniche da cui guardarsi. Hanno trovato un travestimento perfetto... ma sono le più depravate. Sono loro le persone più pericolose. (da L'ombra del coyote)
  • Io penso una cosa, figliolo. La persona giusta s'incontra una volta sola nella vita. Quando la trovi, tienila stretta. E non importa cosa ha fatto in passato. L'unica cosa che conta è di non perderla. (da L'ombra del coyote)
  • Felice l'uomo che trova rifugio in se stesso. (da Il ragno)
  • È difficile trovare la mano di Dio in quello che ci tocca fare... in quello che vediamo attorno. (da Il buio oltre la notte)
  • Mi scuso per il ritardo. Ricordatevi che il sistema giudiziario è essenzialmente in mano agli avvocati e quindi avanza molto lentamente. (da Il buio oltre la notte)
  • Io credo nella teoria dell'unico proiettile. Ci si può innamorare molte volte, ma c'è un unico proiettile con inciso un nome. E se sei abbastanza fortunato da venire colpito da quell'unico proiettile, puoi star certo che la ferita non guarirà più. (da Lame di luce, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Piemme, 2003)
  • Nel cuore le cose non finiscono mai. (da Lame di luce)

Incipit di alcune opere[modifica]

Avvocato di difesa[modifica]

Lunedì 7 marzo

In tutta la Contea di Los Angeles non si respira aria più pura e cristallina di quella che proviene dal deserto di Mojave nelle mattinate di fine inverno. È la brezza che porta con sé il profumo della promessa. Quando comincia ad alzarsi e sono in ufficio mi piace lasciare una finestra aperta. Sono poche le persone al corrente di questa mia abitudine e una di queste è Fernando Valenzuela. Il garante, non il giocatore di baseball. Mi chiamò mentre stavo arrivando a Lancaster per un'udienza fissata alle nove. Probabilmente riconobbe il sibilo del vento in sottofondo nel cellulare.

Cronaca nera[modifica]

«South Florida Sun-Sentinel», 25 ottobre 1987
LA SQUADRA OMICIDI DI LAUDERDALE
Caos e noia protagonisti di una settimana in prima linea nella lotta al crimine.

Non si hanno notizie di Walter Moody da quattro giorni e la voce che gli sia successo qualcosa circola con insistenza. Secondo gli inquilini dello stabile di South Andrews Avenue di cui Moody è amministratore e custode, non risponde al campanello della porta da giovedì. Sembra non abbia più risposto neppure alle telefonate dei famigliari. Inoltre sabato non ha avvisato il datore di lavoro che non si sarebbe presentato al suo turno di camionista part-time.
Tutti concordano: è un comportamento insolito.
Sono le 13.40 di lunedì 29 giugno. Il diffuso stato di apprensione per le sorti di Walter Moody si riflette sui due agenti di polizia di Fort Lauderdale e sul fabbro chiamato per forzare la porta dell'appartamento. I vicini di casa si avvicinano per curiosare.

Debito di sangue[modifica]

I suoi ultimi pensieri furono per Raymond.
Presto lo avrebbe rivisto.
Si sarebbe svegliato come sempre al suo ritorno, con un abbraccio caldo e rassicurante.
Sorrise, e il signor Kang, dietro il banco, le sorrise a sua volta, pensando che la sua espressione di gioia fosse per lui. Le sorrideva ogni sera, senza sapere che i suoi pensieri e i suoi sorrisi erano destinati in realtà a Raymond, in serbo per un momento che doveva ancora venire
.

Ghiaccio nero[modifica]

Il fumo saliva dal Cahuenga Pass e si appiattiva sotto una corrente di aria fresca che spirava più in alto. Dal punto in cui Harry Bosch si trovava, il fumo sembrava un'incudine grigia che si levasse da terra. Nel sole del tardo pomeriggio, la massa grigia si colorava di rosa alla sommità dove i raggi riuscivano a passare, e degradava al nero alla base, dove un incendio di sterpaglie risaliva il fianco della collina sul lato est del canyon. Sintonizzò il suo radioricevitore sulla frequenza delle chiamate di soccorso civile della Contea di Los Angeles e rimase in ascolto, mentre i capi delle squadre antincendio riferivano a un posto di comando che in una strada nove case erano già andate distrutte e presto sarebbe toccato a quelle nella strada accanto. L'incendio si spostava verso le colline del Griffith Park, dove avrebbe potuto impazzare per ore prima di essere domato. Harry sentiva la disperazione nelle voci degli uomini alla radio.

Il buio oltre la notte[modifica]

Bosch guardò attraverso lo spioncino quadrato e vide che l'uomo era solo. Estrasse la pistola dalla fondina e, come da procedura, la porse all'agente di guardia. La porta d'acciaio non era chiusa a chiave. Immediatamente un odore di sudore e vomito gli colpì le narici.
«Da quanto è qui?»
«Più o meno tre ore» rispose l'agente.
Bosch entrò nella cella e fissò la figura bocconi sul pavimento.
«Bene, puoi chiudere adesso.»
«Mi chiami quando ha finito.»

Il cerchio del lupo[modifica]

Era la macchina che stavano cercando. Mancava la targa ma Harry Bosch ne era sicuro. Una Honda Accord del 1987, la vernice marrone scolorita dal sole. Nel '92 ci avevano appiccicato un grande adesivo verde di Bill Clinton, adesso altrettanto scolorito. In effetti, l'inchiostro usato per l'adesivo non doveva essere un granché. A che serviva farlo durare a lungo, dovettero pensare all'epoca, viste le scarse possibilità del candidato? Il box in cui era percheggiata era talmente stretto che Bosch si chiese come avesse fatto il conducente a uscire. Doveva raccomandare a quelli della Scientifica di usare la massima attenzione durante il rilevamente delle impronte sulla carrozzeria e sulle pareti interne del box. Non avrebbero gradito, ma se non lo avesse fatto gli sarebbe montata l'ansia.

Il Poeta[modifica]

La morte è il mio mestiere, ci guadagno da vivere, ci costruisco la mia reputazione professionale. Io tratto la morte con la passione e la precisione di un becchino: serio e comprensivo quando sono in compagnia dei familiari in lacrime, ma freddo osservatore quando sono solo. Ho sempre pensato che il segreto nel trattare con la morte consistesse nel tenerla a debita distanza. Questa era la regola: non permetterle di avvicinarsi sino a sentirne il fiato sul collo.

Il Poeta è tornato[modifica]

C'è una sola cosa che so, ed è una certezza. E cioè che la verità non rende liberi. Non come ho sempre sentito dire, né come io stesso ho ripetuto infinite volte in stanze minuscole e in celle di prigione, mentre facevo pressione perché uomini distrutti mi confessassero i loro peccati. Mentivo. Li ingannavo. La verità non salva né rende integri. Non permette di innalzarsi al di sopra delle macerie delle menzogne, dei segreti e delle ferite del cuore. Le verità che ho scoperto mi incatenano alla tenebra, in un oltretomba dove vittime e fantasmi mi strisciano accanto come serpenti. In questo luogo la verità non è qualcosa da contemplare. Qui il male sta in agguato. Qui, un respiro dopo l'altro, ti alita in bocca e nel naso, finché non riesci più a sfuggirgli. È questa la cosa che so. L'unica.

Il ragno[modifica]

La parola risuonò strana, quasi l'avesse pronunciata un altro. Nella propria voce Bosch avvertì un'ansia che non riconosceva. Il semplice pronto che aveva sussurrato al telefono era pieno di una speranza quasi straziante. Ma la voce che gli rispose non era quella che voleva sentire.
"Detective Bosch?"
Per un istante Bosch si sentì un idiota, chiedendosi se l'interlocutore avesse notato il tremolio della sua voce.
"Sono il tenente Michael Tulin. Parlo con il detective Bosch?"
Quel nome sembrava non ricordargli nulla, e la momentanea preoccupazione per il tono della propria voce lasciò subito il posto a un brutto presentimento.
"Sì, sono Bosch. Cosa c'è? Cos'è successo?"

L'ombra del coyote[modifica]

«C'è qualcosa in particolare di cui vuole parlarmi?»
«Per esempio?»
«Non so, potrebbe cominciare dall'incidente.»
«Ah, l'incidente. Sì, qualcosa da dire ce l'ho.»
Lei aspettò, ma lui rimase in silenzio: aveva deciso ancor prima di arrivare a Chinatown che avrebbero dovuto tirargli fuori le parole una a una.
«Perché non me ne parla, detective Bosch?» chiese lei dopo un po'. «Lo scopo delle nostre sedute...»
«Vuol sapere cosa penso? Che tutta questa faccenda è una stronzata! Una grandissima stronzata.»

L'uomo di paglia[modifica]

Carver percorse a grandi falcate la sala controllo, passando in rassegna lo schieramento delle quaranta torri. Davanti a lui la distesa dei server in file perfettamente ordinate. Emettevano un mormorio di quieta efficienza. Nonostante l'assoluta competenza in materia, Carver non poteva fare a meno di meravigliarsi ogni volta al cospetto del progresso tecnologico. Quantità immense in spazi così ridotti. Tutti i giorni gli scorreva davanti un torrente, anzi, meglio, un fiume in piena di dati, che poi risaliva in alti fusti d'acciaio. A lui non rimaneva che entrarci, dare un'occhiata e scegliere. Come separare al setaccio l'oro dalla sabbia.

La bionda di cemento[modifica]

La casa a Silverlake era buia, con le finestre spente come gli occhi di un morto. Era un vecchio bungalow Craftsman in stile californiano, con una veranda sul davanti e due abbaini sul tetto. Non una luce brillava dietro i vetri, nemmeno sopra la porta d'ingresso. L'edificio emanava un'oscurità così totale che neanche il chiarore del lampione riusciva a scalfirla. Se anche ci fosse stato qualcuno nascosto sulla veranda, probabilmente Bosch non sarebbe riuscito a vederlo.
"Sicura che è questa?" le chiese.
"Non qui" rispose lei. "Dietro, il garage. Accosta e guarda in fondo al vialetto."

La città buia[modifica]

La telefonata arrivò a mezzanotte. Harry Bosch era ancora sveglio, seduto in soggiorno al buio per gustarsi fino in fondo il suono del sax. O almeno così gli piaceva pensare. Inibire un senso per esaltarne un altro.
Ma dentro di sé conosceva la verità. Stava aspettando.
Al telefono era Larry Gandle, il suo supervisore alla Speciale Omicidi. Era la prima chiamata che Bosch riceveva da quando aveva cambiato sezione. Esattamente quello che stava aspettando.

La città delle ossa[modifica]

La vecchia signora aveva cambiato idea. Non voleva più morire. Ma quando l'aveva deciso era ormai troppo tardi. Aveva conficcato le unghie nell'intonaco della parete fino a spezzarsele, poi aveva portato le mani al collo, cercando di infilarle sotto la corda. Si era rotta quattro dita dei piedi sferrando calci al muro. Tutto questo rivelava una disperata voglia di vivere, tanto che Harry Bosch si chiese cosa l'avesse spinta a suicidarsi. Perché il gusto della vita l'aveva abbandonata, per ripresentarsi solo al momento in cui aveva infilato la testa nel nodo scorsoio e aveva fatto cadere la sedia?

La lista[modifica]

TUTTI MENTONO.
La polizia mente. Gli avvocati mentono. I testimoni mentono. Mentono le vittime.
Un processo è una gara di menzogne. In aula lo sanno tutti; lo sa il giudice, lo sanno i giurati. Entrano in tribunale consapevoli che verranno raccontate loro solo bugie. Prendono posto al banco e accettano di ascoltarle.
Il segreto, se stai seduto al tavolo della difesa, è avere pazienza. Aspettare. Non una bugia qualsiasi, ma la bugia, quella giusta, quella da cogliere e modellare come metallo incandescente per trasformarla in lama affilata. E con quella lama sventrare il caso, spargendone a terra le viscere.
Il mio lavoro è questo: forgiare la lama. Affilarla. Usarla senza pietà e senza scrupoli. Essere la verità in un luogo in cui tutti mentono.

La memoria del topo[modifica]

Il ragazzo non riusciva a vedere niente al buio ma non gli importava. L'esperienza e la lunga pratica gli assicuravano che il risultato finale sarebbe stato ottimo. Era bello. Il getto fluido, il movimento regolare del braccio, la rotazione del polso. Bastava non staccare mai il dito dal pulsante. Senza scatti. Perfetto.
Udiva il sibilo dell'aria che usciva e sentiva la pallina ruotare sotto il dito. Erano sensazioni confortanti. L'odore gli ricordò il calzino che teneva in tasca e pensò di dargli una sniffata. Magari dopo, decise. Ora non voleva fermarsi, non prima di aver terminato il disegno con un unico spruzzo ininterrotto.

La ragazza di polvere[modifica]

Secondo la prassi e il protocollo del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, la chiamata due-sei è quella che provoca la reazione più immediata e nel contempo desta i maggiori timori dietro i giubbotti antiproiettile; perché è una di quelle chiamate da cui spesso dipende tutta la carriera. Il nome deriva dall'accostamento tra il codice 2 della chiamata radio, «Rispondere il prima possibile», e il numero del piano del Parker Center, il sesto, dal quale il capo della polizia dirige il dipartimento. Una due-sei implica la convocazione senza ingiustificato ritardo nell'ufficio del comandante, di fronte alla quale nessun agente che conosca e abbia a cuore la propria posizione nel dipartimento indugerà.

Lame di luce[modifica]

Nel cuore le cose non finiscono mai. La persona che me lo ha detto, ha aggiunto che era il verso di una poesia e che per lei non c'era niente di più vero. Quello che uno avesse portato dentro quelle pieghe morbide e pulsanti, ci sarebbe rimasto per sempre. Comunque fossero andate le cose, sarebbe rimasto lì, in attesa. Poteva essere una persona, un luogo, un sogno. Una missione.
Ho cinquantadue anni e anch'io ci credo. Soprattutto di notte, quando cerco di dormire senza riuscirci, ho la percezione netta di quanto siano vere quelle parole. Quando tutti i sentieri sembrano incontrarsi e rivedo la gente che ho amato e odiato, aiutato e ferito. Vedo le mani che si tendono verso di me. Riconosco la mia missione e so che non sono possibili né scorciatoie né svolte. È proprio in quei momenti che ho la certezza che nel cuore le cose non finiscono mai.

Musica dura[modifica]

Hieronymus Bosch cominciò a sentire la musica mentre guidava lungo il Mulholland Drive verso il Cahuenga Pass. Gli arrivava a sequenze brevi, ovattate dal traffico dell'Hollywood Freeway, strumenti a corde e fiati che echeggiavano fra le colline brune, riarse dal solleone estivo. Non riusciva a identificarla. Sapeva soltanto che si stava avvicinando alla sua fonte.

Utente sconosciuto[modifica]

La voce al telefono era un sommesso sussurro, ma aveva un tono deciso, quasi intransigente.
Henry Pierce disse all'uomo che aveva sbagliato numero. Ma questi insistette.
«Dov'è Lilly?» chiese.
«Non lo so. Non la conosco» rispose Pierce.
«Questo è il suo numero. È scritto sul sito.»
«No. Le ho detto che ha sbagliato. Qui non c'è nessuna Lilly. E non so di che sito stia parlando.»
Lo sconosciuto riattaccò senza replicare. Pierce riattaccò a sua volta, seccato. Aveva inserito il telefono appena quindici minuti prima e aveva già ricevuto due chiamate per una certa Lilly.

Vuoto di luna[modifica]

Il frastuono del casinò si diffondeva tutt'intorno, eppure sembrava che la frenesia del gioco non riuscisse a scalfire il loro mondo.
Lei interruppe il contatto tra i loro occhi per volgere lo sguardo verso il tavolino. Sollevò il bicchiere: ormai non conteneva che alcuni cubetti di ghiaccio e una ciliegina, ma non le importava. Anche lui sollevò il suo, in cui restava un'ultima sorsata di birra schiumosa.
"Alla fine" disse lei.
Lui sorrise e annuì. La amava, e lei lo sapeva.

Bibliografia[modifica]

  • Michael Connelly, Avvocato di difesa, traduzione di Stefano Tettamanti e Patrizia Traverso, Piemme, 2008. ISBN 9788838475429
  • Michael Connelly, Cronaca nera, traduzione di Patrizia Traverso e Stefano Tettamanti, Piemme, 2006. ISBN 8838410879
  • Michael Connelly, Debito di sangue, traduzione di Gianni Montanari, Edizioni Piemme, 2008. ISBN 9788838499807
  • Michael Connelly, Ghiaccio nero, traduzione di Gianni Montanari, Piemme, 2008. ISBN 9788838488368
  • Michael Connelly (con Terry McCaleb e Jack McEvoy), Il buio oltre la notte, traduzione di Francesca Pinchera, Piemme, 2004.
  • Michael Connelly, Il cerchio del lupo, traduzione di Stefano Tettamanti, Piemme, 2009. ISBN 9788856609592
  • Michael Connelly, Il Poeta, traduzione di Gianni Montanari, Edizioni Piemme.
  • Michael Connelly (con Rachel Walling e Terry McCaleb), Il Poeta è tornato, traduzione di Anna Rusconi, Piemme, 2007. ISBN 9788838489754
  • Michael Connelly, Il ragno, traduzione di Gianni Montanari, Edizioni Piemme.
  • Michael Connelly, L'ombra del coyote, traduzione di Francesca Pinchera, Piemme, 2009. ISBN 9788856603750
  • Michael Connelly, L'uomo di paglia, traduzione di Stefano Tettamanti e Giuliana Traverso, Piemme, 2011. ISBN 9788838468797
  • Michael Connelly, La bionda di cemento, traduzione di Gianni Montanari, Edizioni Piemme.
  • Michael Connelly, La città buia, traduzione di Stefano Tettamanti e Patrizia Traverso, Piemme, 2009. ISBN 9788838468773
  • Michael Connelly, La città delle ossa, traduzione di Mariagiulia Castagnone, Piemme, 2006. ISBN 8838485704
  • Michael Connelly, La lista, traduzione di Stefano Tettamanti e Giuliana Traverso, Piemme, 2008. ISBN 9788866216032
  • Michael Connelly, La memoria del topo, traduzione di Maria Clara Pasetti, Edizioni Piemme.
  • Michael Connelly, La ragazza di polvere, traduzione di Amedeo Romeo, Piemme, 2010. ISBN 9788856614589
  • Michael Connelly, Lame di luce, traduzione di Mariagiulia Castagnone, Edizioni Piemme.
  • Michael Connelly, Musica dura, traduzione di Gianni Montanari, Edizioni Piemme.
  • Michael Connelly. Utente sconosciuto, traduzione di Gianna Lonza, Piemme, 2008. ISBN 9788856601558
  • Michael Connelly, Vuoto di luna, traduzione di Gianni Montanari, Edizioni Piemme.

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