Anne Rice

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Anne Rice

Anne Rice, nata Howard Allen O'Brien (1941 – vivente), scrittrice statunitense. Ha inoltre utilizzato gli pseudonimi Anne Rampling e A.N. Roquelaure.

  • I miei libri riflettono chiaramente un viaggio dentro l'ateismo per ritornare a Dio. È impossibile non accorgersene. Essi sono un tentativo di stabilire ciò che è buono e ciò che è cattivo in un mondo ateo, descrivono la lotta tra fratelli e sorelle in un mondo senza padri e madri credibili. (da Called Out of Darkness: A Spiritual Confession., Random House Radio 2008, ISBN 9780739358962)

La regina dei dannati[modifica]

Incipit[modifica]

Io sono il vampiro Lestat. Vi ricordate di me? Il vampiro che è diventato una superstar del rock, quello che ha scritto l'autobiografia. Quello con i capelli biondi e gli occhi di ghiaccio e il desiderio insaziabile di non essere più invisibile e di raggiungere la fama. Ricordate?

Citazioni[modifica]

  • [Akasha a Lestat] Ora ucciderai in mio nome per la mia causa ed io ti darò la libertà più grande data all'uomo: io ti dico che è giusto uccidere tuo fratello.
  • [Maharet a Lestat] Nei primi tempi, quando gli spiriti parlavano a mia sorella ed a me sulle pendici della montagna, quale essere umano avrebbe creduto che gli spiriti fossero cose prive d'importanza? Persino noi eravamo prigioniere del loro potere, e ritenevamo un dovere usare i doni in nostro possesso per il bene della nostra gente. Poi, per millenni questa fede nel sovrannaturale ha fatto parte dell'anima umana. A volte avrei detto che era naturale, chimica, un ingrediente indispensabile della struttura umana, qualcosa senza cui non potevano prosperare e tanto meno sopravvivere. Abbiamo assistito molte volte alla nascita di culti e religioni, alle proclamazioni di visioni e miracoli ed alle successive promulgazioni delle fedi ispirate da questi "eventi". Viaggiate nelle città dell'Asia e dell'Europa e vedrete gli antichi templi ancora in piedi e cattedrali del Dio cristiano dove vengono cantati i suoi inni. Visitate i musei di tutti i paesi: vedrete sculture e pitture religiose che abbagliano l'anima. Quanto sembrano grandiose queste realizzazioni: la macchina stessa della cultura dipende dal combustibile della fede religiosa. Eppure qual è stato il prezzo della fede che galvanizza i paesi e manda le armate una contro l'altra, che divide le mappe delle nazioni in vincitori e vinti ed annienta gli adoratori degli dei alieni? Ma negli ultimi secoli è comparso un miracolo vero che non ha nulla a che vedere con spiriti o apparizioni o voci celesti che annunciano a questo o quello zelota ciò che deve fare! Abbiamo visto finalmente nell'animale umano una resistenza al miracoloso; uno scetticismo nel confronto dell'opera degli spiriti o di coloro che affermano di vederli e di comprenderli e di essere interpreti delle loro verità. Abbiamo veduto la mente umana abbandonare lentamente le tradizioni della legge basata sulla rivelazione, cercare le verità etiche tramite la ragione ed un modo di vita basato sul rispetto per il fisico e lo spirituale così come vengono percepiti da tutti gli esseri umani. E con questa perdita di rispetto per il sovrannaturale, con questa mancanza di credulità in tutte le cose distaccate dalla carne, è venuta l'epoca più illuminata; perché donne e uomini cercano l'aspirazione più alta non nel regno dell'invisibile, ma nel regno dell'uomo, la cosa che è carne e spirito, visibile ed invisibile, terrena e trascendente. Il chiaroveggente e la strega non hanno più valore. Gli spiriti non possono darci nulla di più. Insomma, abbiamo superato la suscettibilità a questa follia e ci avviamo verso una perfezione che il mondo non ha mai conosciuto. Finalmente "il verbo si e fatto carne", per citare un'antica frase biblica con tutto il suo mistero; ma il verbo della ragione e la carne è il riconoscimento delle esigenze e dei desideri comuni a tutti gli uomini ed a tutte le donne.
  • Certo Dio non è necessariamente antropomorfo. O ciò che nel nostro egoismo sentimentale e gigantesco chiamiamo "una persona per bene". Ma probabilmente c'è un Dio. Satana, però, è un'invenzione dell'uomo, un nome per la forza che cerca di sovvertire l'ordine civile delle cose. Il primo uomo che fece le leggi, fosse Mosè o l'antico re egizio Osiride, creò anche il Diavolo. Il Diavolo era colui che ti tentava per indurti a violare le leggi per la protezione dell'uomo. Dunque perché non distruggere veramente? Perché non creare un grande rogo del male che consumi tutte le civiltà della Terra? (Gabrielle)
  • Si tratta di una verità spaventosa: il dolore può renderci più profondi, può conferire un maggiore splendore ai nostri colori e una risonanza più ricca alle nostre parole. Questo avviene se non ci distrugge, se non annienta l'ottimismo e lo spirito, la capacità di avere visioni e il rispetto per le cose semplici e indispensabili. (Lestat)

Lo schiavo del tempo[modifica]

Incipit[modifica]

Assassinata. Aveva i capelli e gli occhi neri. Accadde sulla Quinta Strada, l'assassinio, in un bel negozio d'abbigliamento, in un momento di ressa. Scene di isterismo quando è caduta a terra... probabilmente.
L'ho vista sullo schermo del televisore che tenevo acceso senza audio. Esther. La conoscevo. Sì, Esther Belkin. Era stata una mia allieva. Esther. Ricca e bella.

Citazioni[modifica]

  • [Zurwan al Servitore delle Ossa] C'è un solo e unico scopo nella vita: testimoniare e comprendere per quanto possibile la complessità del mondo, la sua bellezza, i suoi misteri, i suoi interrogativi. Più si cerca di capire, più s'indaga, e più si apprezza la vita e ci si sente in pace col mondo. È questa la sostanza della vita. Tutto il resto si riduce a vacui passatempi. Se un'attività non si basa sull'amore o sulla conoscenza, non ha alcun valore. Sempre, se puoi scegliere, sii caritatevole. Ricordati dei poveri, degli affamati e dei miseri. Ricordati sempre di chi soffre e di chi è bisognoso. La più grande forza creativa di cui disponiamo sulla Terra, sia che siamo angeli, spiriti, uomini, donne o bambini, è quella di aiutare gli altri... I poveri, gli affamati, gli oppressi. Il potere più bello è quello di alleviare il dolore e dare gioia. Essere caritatevoli: questo è il miracolo umano, si potrebbe dire. È il tratto distintivo dell'umanità, e dei migliori angeli e spiriti: essere caritatevoli. Ci si può chiedere perché bisogna amare e imparare o perché sarebbe questo lo scopo della vita: voglio dire, come mai è stato deciso fare solo queste cose e con la massima dedizione? Una domanda stupida, non importa perché sia così. È così: lo scopo della vita è amare ed imparare. Proviamo a rispon­dere a questa domanda per gli altri... Perché è tanto importante amare ed imparare? Ad un uomo crudele e sciocco bisognerebbe rispondere: "È il modo meno rischioso di vivere la vita". Ad un uomo di valore bisognereb­be dire: "È il modo più appagante ed illuminante di vivere la vita". A chi è preda di un cieco egoismo, potrei dire: "Se ti ricorderai dei poveri, degli affamati, degli oppressi, se ti ricorderai degli altri, se amerai, se imparerai alla fine troverai una pace immensa". Per gli oppressi, la risposta è: "Allevierà la tua pena, la tua pena terribile"

Pandora[modifica]

Incipit[modifica]

Non sono passati che venti minuti da quando mi hai lasciato in questo caffè, da quando alla tua richiesta ho risposto «no», che non avrei mai scritto per te la storia della mia vita mortale, di come diventai un vampiro... di come m'imbattei in Marius solo pochi anni dopo che lui aveva perso la sua vita umana.

E ora eccomi qui, con il tuo quaderno aperto, a usare una di quelle penne appuntite, con l'inchiostro eterno, che tu mi hai lasciato, a fremere della sensuale pressione del liquido nero su questa carta bianca, perfetta e costosa.

Citazioni[modifica]

  • Una notte vedrai ciò che io vidi quando per la prima volta arrivai ad Antiochia, prima che tu mi trovassi, prima di questa trasformazione che avrebbe dovuto spazzare via ogni cosa sul mio cammino. Vedrai un'oscurità, un'oscurità così assoluta che la natura non conoscerà mai sulla Terra, in nessun luogo, in nessuna epoca! Solo l'anima umana può conoscerla. Ed essa continua per sempre. Ed io prego che, quando alla fine non potrai più fuggirla, quando ti accorgerai che ti avvolge completamente, prego che la tua logica e la tua razionalità ti diano la forza di combatterla.

Scelti dalle tenebre[modifica]

Incipit[modifica]

Sono il vampiro Lestat. Sono immortale. Più o meno. La luce del sole, il calore continuativo d'un fuoco intenso... ecco, potrebbero annientarmi. O forse no.

Citazioni[modifica]

  • La bellezza non era il tradimento che lui aveva immaginato; era piuttosto una terra inesplorata dove si potevano commettere mille errori fatali, un paradiso selvaggio e indifferente senza nulla che indicasse la presenza del male e del bene. Nonostante tutti gli affinamenti della civiltà che cospiravano per creare l'arte, la perfezione inebriante del quartetto d'archi, e la grandiosità distesa delle tele di Fragonard, la bellezza era selvaggia. Era pericolosa e senza leggi come lo era stata la terra molti millenni prima che l'uomo avesse un solo pensiero coerente o scrivesse codici di comportamento sulle tavolette d'argilla. La bellezza era un Giardino Selvaggio. (Lestat)
  • "Hai in te una sorta di luminosità, Lestat. E attira tutti. È presente anche quando sei furioso o scoraggiato."
    "Poesia. Siamo stanchi tutti e due."
    "No, è vero. Hai in te una luce quasi accecante. In me, invece, c'è soltanto tenebra. A volte penso che sia simile alla tenebra che ti ha contagiato quella notte nella locanda. Eri così indifeso, così impreparato! Io cerco di tenerti lontana la tenebra, perché ho bisogno della tua luce. Ne ho un bisogno disperato, mentre tu puoi esistere anche senza la tenebra."
    "Il matto sei tu. Se tu potessi vederti e ascoltare la tua voce, la tua musica... che naturalmente suoni per te stesso... non vedresti la tenebra, Nicki. Vedresti una luce tutta tua. Cupa, sì; ma luce e bellezza si congiungono in te in mille modi diversi."

Intervista col Vampiro[modifica]

Incipit[modifica]

«Capisco...» disse pensieroso il vampiro, poi attraversò lentamente la stanza fino alla finestra. Qui restò a lungo, in piedi, contro la luce di Divisadero Street e i bagliori intermittenti del traffico. Adesso il ragazzo riusciva a distinguere più chiaramente l'arredamento della stanza, il tavolo rotondo di quercia, le sedie. E su una parete, un lavandino e uno specchio. Posò la cartella sul tavolo e aspettò.
«Quanto nastro hai con te?» chiese il vampiro voltandosi, così che il ragazzo ora ne poteva scorgere il profilo. «Ce n'è abbastanza per la storia di una vita?»

Citazioni[modifica]

  • Lestat ne era colpito, quasi commosso. Che quadro faceva di lei, la morte bambina, la chiamava; sorella morte e dolce morte; e per me, per canzonarmi, aveva coniato un'espressione che accompagnava con un largo inchino, morte misericordiosa! E lo pronunciava come una donna che batte le mani e strilla a un eccitante pettegolezzo: "Oh, cielo misericordioso!" tanto che volevo strangolarlo. (Louis)
  • "Sicché Louis stava per lasciarci" continuò Lestat, con lo sguardo che si spostava dal mio viso a quello di lei.
    "Stava per andare via. Ma adesso ha cambiato idea: vuole restare per prendersi cura di te e farti felice".
    Mi guardò. "Non te ne vai, vero, Louis?"
    "Sei un bastardo" gli sussurrai. "Un demonio!"
    "Che linguaggio di fronte a tua figlia" mi rimproverò Lestat.
  • Non innamorarti della notte così follemente da non riuscire più a trovare la strada. (Lestat)
  • «Mentre succhiavo il sangue non vedevo nulla tranne quella luce... e subito dopo sentii un... suono: dapprima un cupo mormorio, poi come dei colpi di tamburo sempre più forti, come se qualche gigantesca creatura si avvicinasse lentamente attraverso una foresta oscura e sconosciuta percuotendo un enorme tamburo. Poi giunse il suono d'un altro tamburo: un altro gigante che avanzava qualche metro dietro di lui; e pareva che ogni gigante, concentrato sul suo tamburo, non badasse affatto al ritmo dell'altro. Sentii il suono crescere sempre più, fino a riempirmi non solo l'udito ma tutti i sensi, a pulsarmi nelle labbra e nelle dita, nelle tempie, nelle vene. Soprattutto nelle vene; un tamburo e poi l'altro; poi Lestat liberò improvvisamente il suo polso, io aprii gli occhi e sentii subito l'impulso di riafferrarglielo e riportarmelo di forza alla bocca, a tutti i costi; mi frenai perché mi resi conto che quel tamburo era il mio cuore, e che l'altro tamburo era il suo». Il vampiro sospirò. «Capisci?» (Louis)
  • La grande avventura della nostra vita. Che cosa significa morire quando si può vivere fino alla fine del mondo? E che cos'è la "fine del mondo", se non un modo di dire, perché chi sa anche soltanto cos'è il mondo stesso? Ormai ho già vissuto due secoli e ho visto le illusioni dell'uno completamente distrutte dall'altro, sono stato eternamente giovane ed eternamente vecchio, senza possedere illusioni, vivendo attimo per attimo come un orologio d'argento che batte nel vuoto: il quadrante dipinto, le lancette intagliate, che nessuno guarda, e che non guardano nessuno, illuminate da una luce che non era luce, come la luce alla quale Dio creò il mondo prima di aver creato la luce. Tic-tac, tic-tac, tic-tac, la precisione dell'orologio, in una stanza vasta come l'universo.
  • «'Tu vuoi che io sparisca! Tu!' sghignazzò. Stava costruendo un castello di carte sulla tavola da pranzo con delle bellissime carte francesi. 'Tu codardo piagnucoloso d'un vampiro, che strisci di notte per i vicoli a caccia di gatti e di topi, che fissi le candele per ore come se fossero persone e stai sotto la pioggia come uno zombi finché non hai i vestiti fradici, puzzi come quei vecchi bauli dei solai e sembri un idiota allo zoo'. (Lestat)
  • Sopra la lunga, bassa fila dei tetti a punta si ergevano le sagome imponenti delle querce, grandi forme oscillanti e sonore sotto le stelle basse nel cielo. Il dolore per il momento era sparito; la confusione sparita. Chiusi gli occhi e udii il vento e il suono dell'acqua che scorreva dolcemente, velocemente nel fiume. Mi bastò, per un momento. Ma sapevo che non sarebbe durato, che questa pace sarebbe volata via come se mi venisse strappata dalle braccia, e io l'avrei inseguita, io, la più disperatamente sola tra tutte le creature di Dio, per riportarla indietro. (Louis)
  • Ma io combatto per la mia vita. (Claudia)
  • «'Ma tu non ti lasceresti mai vincere da un simile stato d'animo' mi trovai a rispondergli. 'Se anche non restasse più una sola opera d'arte al mondo... e ce ne sono migliaia... se non ci fosse più una sola bellezza naturale... se il mondo si riducesse a una sola cella vuota e una sola fragile candela, non posso fare a meno di vederti là a studiare quella candela, assorto nel tremolio della sua luce, nel cambiamento dei suoi colori... per quanto tempo potrebbe sorreggerti... che possibilità potrebbe creare? Mi sbaglio? Sono un pazzo idealista?' (Louis)
  • Quanti vampiri credi che abbiano la tempra per l'immortalità? Tanto per cominciare, molti hanno dell'immortalità una concezione estremamente squallida. Perché diventando immortali vogliono che tutte le forme della loro vita vengano fissate così come sono e rimangano incorruttibili: carrozze della stessa foggia immutata e affidabile, abiti col taglio che s'addiceva alla loro giovinezza, uomini che si abbigliano e parlano nel modo che hanno sempre capito e apprezzato. Quando, in realtà, tutte queste cose cambiano, tranne il vampiro stesso; ogni cosa, eccetto il vampiro, è soggetta a costante corruzione e alterazione. Presto, se si ha una mentalità rigida, e spesso anche quand'è elastica, l'immortalità diventa una detenzione in un manicomio di figure e di forme irrimediabilmente incomprensibili e prive di valore. Una sera un vampiro si alza e si rende conto di ciò che ha temuto forse per decenni; semplicemente che non vuol più saperne di vivere, a nessun costo. Che qualunque stile o modo o forma di esistenza che gli aveva reso piacevole l'immortalità è stato spazzato via dalla faccia della terra. E che non resta altra fuga dalla disperazione che l'atto di uccidere. E quel vampiro va a morire. Nessuno troverà i suoi resti. Nessuno saprà dov'è andato. E spesso nessuno di quelli che gli sono vicini --sempre che ancora cercasse la compagnia di altri vampiri --nessuno saprà che versa nella disperazione. Avrà cessato da molto tempo di parlare di se stesso o di qualunque altra cosa. Svanirà. (Armand)
  • «'No. Io devo entrare in contatto con quest'epoca' insistette con tono calmo. 'E posso farlo grazie a te... non per imparare da te delle cose che posso vedere in una galleria d'arte o leggere nei libri più densi... tu sei lo spirito, tu sei il cuore'.

«'No, no'. Levai di scatto le mani. Ero sul punto di scoppiare in una risata amara, isterica. 'Non capisci? Io non sono lo spirito di nessuna epoca. Sono in lotta contro tutto e lo sono sempre stato. Non ho mai avuto legami con nessun posto, con nessuno, in nessun momento!' Era troppo penoso, troppo vero.
«Ma per tutta reazione il suo viso s'illuminò d'un sorriso irresistibile. Sembrava che stesse per ridermi in faccia, poi le sue spalle si scossero di questa risata. 'Ma Louis' disse piano. 'E proprio questo lo spirito del tuo tempo. Non capisci? Tutti provano quello che provi tu. La tua caduta dalla grazia e dalla fede è la caduta di un secolo'.

  • Alla maggior parte di noi è più gradito vedere qualcuno morire che essere fatto oggetto di scortesie sotto il nostro tetto. (da "Intervista col Vampiro)
  • Chi ha smesso di credere in Dio o nel bene continua lo stesso a credere nel diavolo. Non so perché. No, anzi, lo so: il male è sempre possibile. E il bene è eternamente difficile. (da "Intervista col Vampiro")

Incipit di alcune opere[modifica]

Armand il vampiro[modifica]

Si diceva che una bambina fosse morta nel solaio. I suoi abiti erano stati trovati murati in una parete.
Volevo salire lassù e sdraiarmi accanto alla parete e restare solo.
Avevano visto saltuariamente il fantasma della bambina. Ma nessuno di quei vampiri riusciva a vedere davvero gli spiriti, almeno non nel modo in cui li vedevo io. Non aveva importanza. Non era la compagnia della bambina ciò che desideravo. Volevo trovarmi in quel posto.

Belinda[modifica]

«Chi è?», fu il primo pensiero che mi venne in mente quando la vidi in libreria. Me la indicò Jody, l'agente pubblicitaria. «Guarda che là c'è una tua fervida ammiratrice», disse. «Riccioli d'oro!».
Riccioli d'oro. Sì, così lei aveva i capelli: proprio così, giù fino alle spalle. Ma chi era veramente?

Il demone incarnato[modifica]

In principio era la voce del Padre.
«Emaleth!» sussurrava, accostato al ventre della madre di sua figlia mentre questa dormiva. E poi cantava per lei la lunga ballata del tempo che fu. Canti che parlavano della valle di Donnelaith e del castello, del luogo dove un giorno si sarebbero congiunti e di come lei sarebbe nata sapendo tutto ciò che sapeva il Padre. È così che noi siamo, le diceva, usando quel linguaggio accelerato che gli altri non potevano capire.

Il ladro di corpi[modifica]

Questa è Miami, la città dei vampiri. E questa è South Beach, al tramonto, avviluppata nel sensuale tepore di un inverno che tale non è. Bagnata dalle luci della sera, una brezza tersa soffia placidamente dal mare, sfiora il margine scuro della spiaggia color crema e arriva a rinfrescare i marciapiedi levigati, pullulanti di bambini mortali pieni di allegria.
Tra il rombo del traffico e il vocio della folla, com'era delizioso osservare la parata dei giovani uomini che, con una volgarità cosi esibita da risultare quasi commovente, ostentavano i muscoli palestrati, e delle giovani donne così orgogliose della loro eterea silhouette pressoché asessuata.

Il risveglio della bella addormentata[modifica]

La stella del mattino si stava spegnendo nel cielo violetto, quando l'enorme carro di legno carico di schiavi nudi attraversò lentamente il ponte levatoio del castello. I bianchi cavalli da tiro imboccarono la strada serpeggiante, mentre i soldati, in groppa ai loro destrieri, procedevano vicini alle alte ruote di legno, in modo da poter meglio colpire con le loro schioccanti corregge le gambe e le natiche nude dei principi e delle principesse schiavi e gementi.

Il vampiro di Blackwood[modifica]

Lestat,
se, come spero ardentemente, troverai questa lettera nella tua casa di rue Royale, capirai subito che ho infranto le tue regole.
So che New Orleans è off limits per i cacciatori di sangue e che annienterai chiunque di loro venga trovato lì. E, contrariamente a molti vagabondi invasori che hai già eliminato, io comprendo benissimo le tue ragioni. Non vuoi che veniamo visti da membri del Talamasca. Non vuoi una guerra con il venerabile ordine degli investigatori del paranormale, tanto per il loro bene quanto per il nostro.
Ma ti prego, ti supplico, prima di venirmi a cercare leggi quanto ho da dire.

Il vampiro Marius[modifica]

Si chiamava Thorne. Nell'antico linguaggio delle rune il suo nome era più lungo – Thornevald – ma quando divenne un bevitore di sangue, fu abbreviato. Ed era Thorne anche adesso, secoli più tardi, mentre stava sdraiato e sognava nella sua caverna in mezzo al ghiaccio.
Quando arrivò per la prima volta nella terra glaciale sperava di dormire in eterno, ma di tanto in tanto veniva destato dalla sete di sangue, allora, grazie alla facoltà di volare, si innalzava nell'aria e andava in cerca dei cacciatori delle nevi.

L'ora delle streghe[modifica]

Il dottore si svegliò in preda al terrore. Aveva sognato ancora una volta la vecchia casa di New Orleans. Aveva visto la donna sulla sedia a dondolo. Aveva visto l'uomo dagli occhi castani.
E ancora adesso, nella tranquilla stanza d'albergo di New York, riviveva lo stesso inquietante disorientamento. Aveva parlato di nuovo con l'uomo dagli occhi castani. Sì, aiutala. No, è soltanto un sogno e voglio uscirne.

La bella addormentata[modifica]

Il Principe, nel corso della sua vita, aveva sempre sentito parlare della Bella Addormentata, condannata a dormire per cent'anni con i genitori, il Re e la Regina, e tutta la Corte, dopo essersi punta un dito con un fuso.
Ma non ci aveva creduto fino a quando non si era trovato all'interno del castello.
Neppure i corpi senza vita dei principi che lo avevano preceduto, intrappolati nei rosai spinosi che avvolgevano le mura, erano riusciti a convincerlo. Costoro erano certo arrivati al castello perché credevano a quella storia, ma lui doveva vedere con i suoi occhi cosa c'era dentro quel palazzo.

La mummia[modifica]

Per un istante i flash delle macchine fotografiche lo accecarono. Se almeno fosse stato possibile mandare via i fotografi...
Erano mesi, ormai, che li aveva alle costole: da quando su quelle colline brulle a sud del Cairo erano stati rinvenuti i primi manufatti. Era come se anche loro lo avessero intuito. Stava per accadere qualcosa. Dopo tanti anni, Lawrence Stratford era alle soglie di una scoperta eccezionale.

Memnoch il diavolo[modifica]

È il vampiro Lestat che parla. Sapete già chi sono? In tal caso saltate i prossimi paragrafi. Voglio che per coloro che ancora non ho conosciuto questo sia amore a prima vista.
Eccomi: il vostro eroe per la durata del romanzo, una perfetta imitazione di maschio anglosassone biondo, con gli occhi azzurri e alto più di un metro e ottanta. Un vampiro, e uno dei più forti che mai possiate incontrare. Le mie zanne sono troppo piccole per poter essere notate, a meno che io non lo desideri; ma sono affilatissime e io non resisto per più di qualche ora senza desiderare sangue umano.

Merrick la strega[modifica]

Mi chiamo David Talbot.

Qualcuno di voi forse mi ricorda in veste di Generale Superiore del Talamasca, l'ordine di investigatori di fenomeni psichici il cui motto è: «Vigiliamo e siamo sempre presenti».
Quel motto possiede un certo fascino, non trovate?

Taltos, il ritorno[modifica]

Aveva nevicato per tutto il giorno. Mentre calava l'oscurità, vicinissima e repentina, lui rimase fermo accanto alla finestra osservando dall'alto le minuscole figure in Central Park. Un perfetto alone di luce cadeva sulla neve sotto ogni lampione. Alcuni pattinatori scivolavano sul lago ghiacciato, benché lui non riuscisse a distinguerli con precisione. E le automobili arrancavano lente sulle strade buie.

Un grido fino al cielo[modifica]

Guido Maffeo venne castrato all'età di sei anni e mandato a studiare presso i migliori maestri di canto di Napoli.
Undicesimo figlio di una numerosa famiglia di contadini, Guido aveva conosciuto soltanto fame e crudeltà; per tutta la vita si ricordò di aver ricevuto il suo primo pasto decente e un letto morbido da coloro che avevano fatto di lui un eunuco.

Bibliografia[modifica]

  • Anne Rice, Armand il vampiro, traduzione di Sara Caraffini, Longanesi, 2003. ISBN 8830420344
  • Anne Rampling, Belinda, traduzione di Pasquale Sica, Pironti, 1994. ISBN 8879371053
  • Anne Rice, Il demone incarnato, traduzione di Marina Astrologo, TEA, 1999. ISBN 8878184357
  • Anne Rice, Il ladro di corpi, traduzione di C. Messori, TEADue, 2003. ISBN 9788850203185
  • A.N. Roquelaure, Il risveglio della bella addormentata, traduzione di Francesco Saba Sardi, Sperling & Kupfer, 1997. ISBN 8820022818
  • Anne Rice, Il vampiro di Blackwood, traduzione di Sara Caraffini, TEA, 2009. ISBN 9788850218394
  • Anne Rice, Il vampiro Marius, traduzione di Sara Caraffini, Tea, 2008. ISBN 9788850215966
  • Anne Rice, Intervista col Vampiro (Interview with the Vampire, 1976), traduzione di M. Bignardi, Salani Editore, Firenze 1993. ISBN 8877823240
  • Anne Rice, L'ora delle streghe, traduzione di Roberta Rambelli, Salani, 1995. ISBN 8877824034
  • A.N. Roquelaure, La bella addormentata, traduzione di Francesco Saba Sardi, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 8820020270
  • Anne Rice, La mummia, traduzione di Laura Corbetta, Longanesi, 1998. ISBN 883041476X
  • Anne Rice, La regina dei dannati (The Queen of the Damned, 1988), traduzione di R. Rambelli, TEA DUE, Milano 1997. ISBN 8878193283
  • Anne Rice, Memnoch il diavolo, traduzione di Sara Caraffini, TEA, 1995. ISBN 9788850205264
  • Anne Rice, Merrick la strega, traduzione di Sara Caraffini, TEADue, 2006. ISBN 8850210248
  • Anne Rice, Pandora, traduzione di Maria Cristina Pietri, TEA, 2002. ISBN 9788850200825
  • Anne Rice, Scelti dalle tenebre (The Vampire Lestat, 1985), traduzione di R. Rambelli, TEA, Milano 1997. ISBN 8878182761
  • Anne Rice, Taltos, il ritorno, traduzione di Sara Caraffini, TEA, 2007. ISBN 8850212903
  • Anne Rice, Un grido fino al cielo, traduzione di Marisa Castino, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 8820020181

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]