Cosenza

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Citazioni su Cosenza.

  • Cosenza è una città dove una persona dabbene può divertirsi: ci sono uomini ricchi, nobili titolati, belle donne e persone non prive di cultura.[Memorie di Giacomo Casanova]
  • Consentia addimandata da Strabone, Appiano Alessandrino nel 5° lib. et Plinio, Pomponio Mela, Antonino, Livio, Tolomeo, et dagli altri scrittori metropoli et capo dei Bruttij, secondo Strabone. Ella è posta per la maggiorparte circa la scesa del monte Appennino, abbracciando sette piccioli colli, sopra i quali vi è la maggiorparte degli edifici. Et per ciò tiene sette colli, per insegna. Poscia sopra il giogo del monte verso Mezzoggiorno, vi si vede una fortissima rocca, che riguarda al Settentrione, signoreggiando essa città et tutti i luoghi vicini. Ella è molto nobile, ricca et honorevole città, avvenga ch'io creda, che la fosse molto maggiore, et più honorevole, et ricca ne' tempi antichi. Ben'è vero, che anche tiene il primato di questa Regione, et la sua Chiesa maggiore ha la dignità archiepiscopale: della quale, questi anni passati, era ornato Giovanni Ruffo dei Teodoli Forlivese, uomo saggio, prudente, et letterato che vi fece un sontuoso palagio. Ha buono e grasso territorio, che produce largamente grano, orzo et altre biade, con vino di diverse maniere, del quale fa memoria Plinio nel 6° cap. del 14° lib. annoverandolo fra i nobili vini, che si ritrovano intorno il mare Ausonio. Si raccoglie eziandio grande abbondanza d' olio et d'altri frutti, si come citroni, aranci, limoni, pomi, fichi et altri simili frutti. Vi sono altresi, in gran moltitudine, gli alberi moroni di nodrire i vermicelli(bachi) della seta. Ella è circondata da due lati dagli anzidetti fiumi, cioè dal Crati e dal Busento, per i quali ne risulta gran piacere e dilettazione. Oltre le cose, che vi abbondano quivi per la necessità dei mortali, vi sono eziando altre, per le delizie et piaceri.[Leandro Alberti]
  • Il Tribunale del Re, avendo qui la sua sede, attira nella città le parti in lite, e poi attraverso il governatore, gli assessori del tribunale ed una folla di avvocati rende la città più popolata e mette in circolazione più denaro[...]. Oltre a questo, anche la fiera porta nella città molto denaro. Essa si svolge una volta all'anno ed è molto visitata dagli abitanti delle province limitrofe, allo stesso modo di quella di Salerno, anche se essa non è del pari cosi famosa all'estero. La sua istituzione risale all'epoca di Federico II di Svevia. Gli oggetti di terracotta, che si producono a Cosenza, sono molto ricercati nei paesi vicini, ed insieme con i piccoli manufatti di ferro, fra i quali vengono particolarmente indicati i coltelli, costituiscono un'importante fonte di sostentamento dei Cosentini. [Johann Heinrich Bartels 1786]
  • Essendo ancora di buon'ora facciamo il giro della città, e ci rallegriamo alla vista del movimento che vi regna, e dalla facilità di potervisi procacciare tutti i comodi della vita. Dappertutto si mirano i resti del gran mercato che in questo giorno vi si tiene, a cui concorrono le popolazioni di tutti i circonvicini casali e villaggi.[...]Noi siamo incantati dai gentili modi che adornano le più distinte classi di questi abitanti, e ben presto ci troviamo circondati dai più ragguardevoli personaggi che si disputano la preferenza nell'offrirci ospitalità, assistenza e gentilezze di ogni genere. Passiamo gran parte della notte in mezzo a loro, ed anche da questa prima conversazione non ci è difficile giudicare dello spirito di perfezionamento, da cui sono animati, e della premura con cui promuovono l'agricoltura e le industrie.[Michele Tenore 1826]
  • Cosenza è la patria di Telesio, il precursore di Bacone: il primo filosofo che abbia posta la filosofia sul vero suo campo, su quello del discernibile. Alcuni eruditi pretendono, né so con quale appoggio, che qui sia nato pure Ponzio Pilato. Attualmente essa vanta le illustrazioni del prof. Tenore, uomo benemerito ai naturali studi. Evvi in questa città un' accademia, che per fondazione è la seconda d'Italia, e non mancano i suoi abitanti di soda cultura. Vi sono le arti tutte di necessità e di comodo, e si vedono persino nelle vetrine i figurini di moda di Parigi[...][Giuseppe Sacchi 1838]
  • A Cosenza... tranne i gelati che mangiamo, per i quali (la città) gode di una giusta fama, non vediamo niente di straordinario. In effetti, Cosenza, la cui costruzione risale a un'epoca molto antica, non ha più monumenti, neanche il minimo rudere d'antichità da offrire ai curiosi.
    Essa fu costruita in mezzo a un territorio ricco e fertile sul Crati che nasce da queste parti ... i suoi primi abitanti ne furono scacciati dai Bruzi, popolo bellicoso, abituato alla guerra e alla vita rude e faticosa delle montagne della Sila e sempre in guerra sia con gli animali feroci di queste foreste, sia con i popoli dei dintorni. Essi chiamarono la nuova città Brettia, poi Consentia o Costantia, come alcuni la chiamano e le diedero ben presto una certa fama: Consentia urbs magna Bruttiorum dice Appiano. I Romani sottomisero in seguito i Bruttii, che, per il loro spirito d'indipendenza, mal sopportando il loro giogo, furono in perpetua ribellione e quando Annibale se n'impadronì, sostennero quest'ultimo contro i loro oppressori.[...] È una bella città, industriosa e di un certo commercio, situata in una contrada di una fertilità ammirevole ed estremamente pittoresca, ma dove l'antiquario perderebbe il suo tempo e la sua fatica. (Horace De Rilliet)
  • Dopo una gradevole discesa, la ricomparsa degli olivi annunciò che eravamo in prossimità di Cosenza, la quale, situata com'è in una valle, non è visibile da lontano. E'una grande città, che sorge alla confluenza del Crati e del Busento, che in questo punto hanno corsi irrilevanti. Il secondo è noto perché scorre sul luogo dove fu sepolto Alarico, il re dei Visigoti, che, dopo aver saccheggiato Roma e distrutto l'Italia, mitigò le ansie del timido Onorio e le paure della Sicilia, che in precedenza aveva minacciato morendo, a Cosenza. Fu seppellito nel letto del fiume con i suoi trofei di guerra del cognato, e suo successore, Adolfo(Ataulfo). Per quella occasione, le acque vennero temporaneamente deviate da alcuni schiavi, che in seguito furono uccisi in modo da non poter rivelare il luogo di sepoltura, e impedire cosi che i suoi resti fossero soggetti all'indignazione di coloro i quali, memori delle sue crudeltà, erano desiderosi di violare la sua tomba. Cosenza fu la capitale dei Bruzi. Fiori'sotto i Romani. La sua posizione centrale, all'estremità di un'estesa valle bagnata dal Crati, era quanto di meglio si potesse desiderare per una grande città.[...]Il tribunale, posto su quella collina, è uno dei più begli edifici di tutto il Regno, e dal piazzale che si trova davanti ad esso la vista della parte opposta della città è singolare e sorprendente.[R. Keppel Craven]
  • Ecco Cosenza. Biancheggiante, tutta irradiata dal sole, siede regina del Vallo, signora dei Casali che da lei dipendono. È priva di alti campanili perché glielo vietano i frequenti tremuoti. Ma fà bella mostra di sé, come quella che posta dove il Vallo finisce, par che sia qual porto in cui tutte le ricchezze della provincia hanno ricovero, smercio e splendore. Non so come avvenga, ma all'appressarmi alla città sento l'intelletto inclinato a gravi pensieri; un sentimento d'amore e di gratitudine mi ricerca il cuore. Perché fra quelle mura nacquero uomini che vanno ricordati, venerati e amati da quanti sentono amore per questa bella gloria d'Italia: quella a cui m'avvicino fu la città di Aulo Giano Parrasio, di Antonio Serra, di Sertorio Quattromani, di Galeazzo di Tarsia, di Francesco Saverio Salfi, di Bernardino Telesio; ed altri ed altri, che per gradi e dignità degnamente sostenute s'acquistarono una speciale rinomanza. Telesio! Alla sua fama è angusto il mondo. Le età lo salutano propugnatore del diritto della ragione su l'ipse dixit, riformatore magnanimo della filosofia, guida e precursore di Cartesio, e di colui il di cui occhio «vide più che tutti gli occhi antichi. E il lume fu de' secoli futuri». Serra! La scienza della politica economica lo saluta maestro e fondatore. Bastano essi soli a dare fama immortale. Quando una città ha prodotto uomini siffatti può ben riposarsi per secoli. In quella città siede la rinomata accademia i di cui lauri antichissimi oggi rinverdiscono, mercé le industri curi e le nobile fatiche di chiarissimi ingegni. Che più? Dal grembo del suo clero uscirono prelati dotti e facondi; tutta una falange di difensori delle sacre dottrine e della fede; in lei sedettero prelati che andarono nei Concili a sostenere la chiesa di Cristo afflitta dalle eresie e dalle rilassatezze; in lei brillano alti prelati che poi furono principi di santa chiesa. E, come se tutte le glorie non bastassero, in Cosenza, fin dai primordi dell'arte che doveva mutare la faccia dell'universo, si videro impiegati i caratteri tipografici a perpetuare l'umano pensiero. Dunque il viatore che lesse nelle storie non può non mirarti con animo composto a gravità, o terra del sapere. Dunque salutiamola a capo scoperto. Chi s'appressa a Cosenza s'appressa all'Atene delle Calabrie[...].Ecco Cosenza. S'asside sulle due sponde del Crati, che la divide quasi per mezzo: due ponti congiungono le due parti distinte. A occidente la bagnano le onde del Busento: sette colli le fanno ghirlanda. Sette colli come Roma! Oh bella rimembranza per me![...]Ecco Cosenza: è dominata da poggi ridenti e ombrosi, è cinta da giardini olezzanti, e da campi che sembrano giardini; diresti tutto ciò accomodato dalla mano di un'artista, inteso a formare un bel quadro che dilatasse la vista, e la sorprendesse a una volta[...].Ecco Cosenza: ha un teatro, un collegio, un seminario, scuole secondarie, scuole di mutuo insegnamento, un monte di pietà, una casa per mendichi, una per trovatelli, un orfanotrofio, un ospedale, dei librai, delle stamperie, dei caffè decenti, delle botteghe d'ogni specie, e ben fornite[...]. Patria dei Bruzi fortissimi, prudente e saggia in pace, forte e temuta in guerra, vasta e rinomata. Lo attestano i ruderi antichissimi su cui dormono i secoli, e la voce degli scrittori che sopravvive ai secoli.[...]Con tante grandezze, con tanti onori, meriti che Italiani e stranieri, quanti sono coloro che hanno mente e cuore, ti visitino e a te s'inchinino.[Cesare Malpica scrittore capuano del romanticismo]
  • Cosenza, l'antica capitale della Calabria, chiusa fra alti monti, alla confluenza del Crati col Busento, ha strade lunghe, strette e tortuose, con antri e palazzi, bottegucce e negozi. Si vanta di essere l' Atene della Calabria, ed infatti nelle vetrine dei suoi libri notai alcuni libri di carattere più elevato di quelli che ebbi occasione di vedere a Catanzaro e a Reggio. A metà del suo «Corso Telesio» si incontra la superba cattedrale sveva, inaugurata da Federico II nel 1222, con la sua larga gradinata, semplice e comoda, che conduce alla facciata delle tre porte a breve arco acuto e dal grande rosone centrale. Nella parte alta della città vi sono case e palazzi con finestre e portoni durazzesche dei Sambiase, dei Cavalcanti, dei de Matera, dei Vaccaro, dei Ciaccio, ecc. Al sommo domina il vecchio castello, sontuosa sede imperiale al tempo degli imperatori svevi, e poi ricostruito (nel 1091) dal figliolo di Roberto il Guiscardo. Sulle vecchie mura di esso, dello spessore di oltre tre metri, ormai corrose dal tempo, ma che furono testimoni delle memorande lotte combattute dal popolo cosentino per ogni intolleranza civile e religiosa, il muschio verde e la gramigna si abbarbicano; però dal suo spiazzato, la vista della valle e dei monti, l'umile grazia del paesaggio vicino ed il carattere grandioso di quello lontano, si offrono allo sguardo oggi come nei tempi passati.[...].....nelle vicinanze di Cosenza molto probabilmente trovasi ancora oggi nascosto un tesoro da competere con quelli delle «Mille e una notte», e che supera ogni umana immaginazione. Forse esso contiene ancora delle verghe provenienti dalla statua d'oro della Virtus, quella che i Romani fusero per pagare il riscatto imposto da Alarico. Essa rappresentava la Virtù Virile e, dopo averla distrutta nell'anno 410, secondo quanto dice un vecchio storico, «ogni coraggio ed onore perirono in Roma».[E. Cosmati studioso]
  • Soffia nella città vecchia l'aria della vecchia Napoli. Una congerie di edifici, quasi una casbah piena di nobili avanzi, copre la collina rapida, percorsa da vicoletti tortuosi, rotta da gradinate e sottopassaggi. Vi si stipano case popolari, talvolta con le scale esterne a pergolato, palazzi signorili, chiese; quasi agglomerando tutti i detriti degli stili che signoreggiano a Napoli, dal gotico al catalano. La vita brulicante di questi vicoli cola sulla via maggiore, che li costeggia al margine, e si chiama corso Telesio. È una Spaccanapoli stretta, erta, anch'essa tortuosa, battuta a precipizio da carrozzelle cigolanti: un campionario di suoni meridionali, secondo la definizione che ho letto, forse perché si concentrano in poco spazio come api in un alveare. Si radunano qui i contadini che scendono dalla Sila. Le bottegucce espongono in nature morte i cibi tipici locali: caciocavallo, pecorino, le caciotte silane imbottite di burro, i fichi secchi con la mandorla o con la noce, l'uva passita e i fichi avvoltolati a palla e incartocciati nelle foglie di lauro, la mostarda d'uva; cibi pastorali o agresti, che alimentano da tempo piccole industrie. A tre quarti di strada sono il Duomo e l'arcivescovado, che ci colpisce entrandovi per il suo degno aspetto, insieme di mistero e di banca; il clero è potente a Cosenza, ed un energico arcivescovo, nemico, a quanto mi è stato detto, del ballo, ne controlla il costume.[Guido Piovene 1957]
  • Supero il ponte San Domenico nel punto in cui i due fiumi confluiscono: il Busento e il Crati che come due braccia, stringono nella loro ansa la città del Medioevo che sale a piramide lungo una collina, verso l'imponente castello arabo-normanno.
    Cosenza mantenne, sotto tutti i conquistatori successivi (Hohestaufen, Angioini, Aragonesi), le sue franchigie municipali, i privilegi di città libera e di sede arcivescovile, ignorando le servitù feudali delle campagne. Essa arrivò anche ad aiutare la rivolta dei casali (i centri campagnoli dei dintorni legati a essa da una comune autonomia e per l'usufrutto di certe terre di proprietà demaniale o comunale) contro i signori feudali. «Rivolta atroce», riportano le vecchie cronache. Soprattutto quella del 461.
    Cosenza fu il centro di una civiltà urbana illuminata, si unì ai Francesi nel 1799, fu di volta in volta carbonara, mazziniana, patriottica, sino all'unificazione dell'Italia nel 1860. E se ricordo qui il suo passato, non è solo perché è un ricordo libresco, ma perché ha lasciato impronte incancellabili nei suoi monumenti e nelle sue mura. (Maria Brandon Albini)
  • Bernardino Telesio fa da maggiordomo e ci dà il benvenuto a Cosenza, l'Atene calabrese. Più degno rappresentante non potevamo incontrare. Cosenza è una città del tutto diversa dalle altre calabresi. Nell'ampia vallata, attorniata dalle sue ridenti montagne, già la sua posizione è originale, ricca di aria e di spazio. La sua parte moderna è pianeggiante, ha tutto il respiro possibile, corre con i suoi corsi verso l'aperta valle. La parte antica invece risale la corrente, si restringe nella gola, si arrampica sulle colline con visioni che mi richiamano, chissà poi perché, la Pigna di S. Remo. La sua atmosfera è ancora più differente.
    Qui non brillarono le stelle della Magna Grecia. Fu anzi la capitale del loro peggiore nemico, il Bruzio, il centro attorno cui le fiere tribù montanare si raccolsero ogni qualvolta si trattò di respingere l'eccessiva pressione delle colonie greche costiere. Ce lo attestano Plinio e Strabone. Scarsa fu l'influenza bizantina, chè fin qui arrivava già il vento longobardo da Benevento. Cossicchè da questa differenza di origini la città si è sviluppata con un carattere proprio, spigliato, evoluto, commerciale e nel tempo intellettuale. Ed anche la storia della città in molte epoche si è allontanata da quella della restante Calabria[...]. Dal ponte di Cosenza guardo i due corsi d'acqua riunire i loro destini per proseguire insieme la loro corsa nella vallata e nella storia.
    La bonifica ha mutato l'aspetto della piana.
    Dopo millenni la terribile nemica, la malaria, è stata debellata e fertili campi si stendono al posto della palude. Ma l'enorme vallata, è là a testimoniare l'opera del fiume, quando esso era signore impetuoso, anche se oggi, imbrigliato, si è piegato umilmente alla volontà dell'uomo. Quante leggende e quanta storia raccontano il gorgoglio di queste acque. In quale punto del loro corso esse passano sulla terra cui dorme da millenni Sibari la splendida, diventata ormai misteriosa?
    Quante illustri vittime questa valle ha preteso nel corso dei secoli, scegliendole da tutte le razze che si sono avventurate fin qui. Da Alessandro il Molosso, re dell'Epiro, lo zio di Alessandro Magno, che qui terminò il tentativo di emulare in occidente le gesta del nipote, nel 355 a.C., per mano dei Lucani e Bruzi collegati a Ibrahim che, nel 902, dalla natia Arabia venne qui a pagare il suo tributo di sangue, ad Enrico, «rex Romanorum», ad Arrigo cioè, il figlio ribelle di Federico II(1242), alla dolce Isabella d'Aragona(1271) e Luigi III d'Angiò(1434), lo sposo di Margherita di Savoia, figlio adottivo di Giovanna II di Napoli. Scorre lenta, quasi solenne, l'acqua sotto il chiarore lunare. Nel silenzio della notte, mentre tutta Cosenza dorme, brilla in essa, qua e là, il riflesso delle lampade elettriche. Luci misteriose sembrano fiaccole che si aggirano sul greto del fiume. A poco alla volta cominciano ad echeggiare al mio orecchio i celebri versi della Ballata del Platen, «Bei Busento». Ecco ancora l'altra illustre vittima, l'altro tesoro gelosamente nascosto: Alarico, «raptor urbis»... Anche questo è uno dei misteri di questo angolo tanto antico della terra di Calabria. Un tale tesoro, ingente per valore materiale e storico, è stato molte volte ricercato. Finanche nel 1937, con l'aiuto della radiothesia. Ma le acque della vallata sanno ben custodire quanto è loro affidato[...]. Questa strana acqua, che sembra quasi dotata di una sua propria radioattività vendicativa verso tutti grandi personaggi che hanno ardito avvicinarsi ad essa.[Kazimiera Alberti viaggiatrice ]
  • Qui (a Cosenza) la Calabria dimentica di essere greca, ed è tutta italiana. Qui la Calabria si libera dall'aspro ed è tutta gentile. Alarico calò in Italia per le medesime ragioni per cui in tempi posteriori vi calò Goethe, vi calò Wagner, vi calò Bocklin, vi calavano i germani gonfio il petto di Sehnsucht.[...]Di venire in Italia glielo aveva suggerito una quercia, incontrata diversi anni prima in Tessaglia. L'Italia egli l'amò anche prima di vederla Melisenda da Tripoli.[...]Scese in Calabria. Pensava di passare in Africa. Qualcuno, un anticipato funzionario probabilmente di Palazzo Chigi, gli aveva detto che per possedere saldamente l'Italia bisognava prima possedere la Libia. Ma traversare il mare, sbarcare sulle sabbie e fra i leoni, l'inconsolabile amante di Roma non se la senti'. Meglio chiudere l'infelice amore, malaria aiutando, in questa estrema punta d'Italia, in cui il Busento si unisce al Crati, sotto il ponte che oggi porta il suo nome, e per dormire si tirò su le acque del fiume, come altri si tira su il coltrone.[Tobia Cornacchioli storico ]

Bibliografia [modifica]

Maria Brandon-Abini, Calabria, traduzione di Antonio Coltellaro, Rubbettino 2008 ISBN 9788849820898

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