Giacomo Casanova

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Ritratto di Giacomo Casanova

Giacomo Girolamo Casanova (1725 – 1798), scrittore, avventuriero, diplomatico e agente segreto veneziano.

Storia della mia fuga dai Piombi[modifica]

Incipit[modifica]

Dopo aver compiuto i miei studi e abbandonato a Roma la carriera ecclesiastica, iniziata appena quella militare, poi interrotta a Corfù, e datomi all'avvocatura, che prestissimo lasciai per avversione, visitai tutta l'Italia, le due Grecie, l'Asia Minore, Costantinopoli e le più belle città della Francia e della Germania, e nel 1753 tornai nella mia Patria.
Vi giunsi fornito di una buona cultura, con una discreta stima di me stesso, sventato, avido di piaceri, nemico di ogni previdenza, persuaso di poter parlare di qualsiasi argomento in ogni senso, allegro, sfrontato, vigoroso e, in testa a una schiera di amici del mio stampo, pronto a farmi beffa di qualsiasi cosa sacra o profana che fosse, a chiamar pregiudizio tutto ciò che non fosse puramente naturale, a far della notte giorno, a rispettare solo l'onore, il cui nome avevo sempre sulle labbra più per orgoglio che per sottomissione.
[Giacomo Casanova, Storia della mia fuga dai Piombi, a cura di Pietro Bartalini Bigi, Newton Compton, 1993]

Citazioni[modifica]

  • Il mio unico piacere, perciò, era quello di pascermi di chimerici progetti per recuperare la libertà senza la quale non volevo più vivere. Leggevo sempre Boezio, ma Boezio non mi forniva i mezzi per uscire di là. Non facevo altro che pensare alla fuga, perché ero persuaso che ci sarei riuscito soltanto a forza di pensarci. (1993)
  • Nelle grandi imprese ci sono sempre dei particolari decisivi, che, se si vuole riuscire, si devono curare di persona. (1993)
  • La mia storia dimostrerà che siamo degli imbecilli quando cerchiamo fuori di noi le cause dei nostri guai, perché sono tutte, direttamente o indirettamente, in noi stessi. (1993)

Explicit[modifica]

Ho preso così la decisione di lasciare la mia patria come si abbandona una casa che ci è molto gradita, ma è divenuta inabitabile a causa di un cattivo vicino che ci infastidisce e che non si può far sloggiare.
Ora sono a Dux, dove per andare d'accordo coi vicini basta non parlare con loro. E niente mi è più facile.
[Giacomo Casanova, Storia della mia fuga dai Piombi, a cura di Pietro Bartalini Bigi, Newton Compton, 1993]

Storia della mia vita[modifica]

Memoirs, l'edizione dell'Histoire nell'adattamento di Laforgue

Incipit[modifica]

Don Jacob Casanova, originario di Saragozza, capitale dell'Aragona, e figlio naturale di Don Francisco, l'anno 1429 rapì dal convento, l'indomani stesso del giorno in cui aveva pronunciato i voti, Donna Anna Palafox.
[Giacomo Casanova, Storia della mia vita, a cura di Piero Chiara e Federico Roncoroni, Arnoldo Mondadori, 1999]

Citazioni[modifica]

  • Dichiaro anzitutto al mio lettore che per quello che ho fatto di buono o di cattivo durante la mia vita sono certo d'essermi guadagnato tanto meriti quanto demeriti e posso perciò ben credermi libero. (dalla prefazione, íncipit)
  • Amore, impossibile a definirsi!
Qu'est-ce donc que l'amour ! J'ai beau avoir lu tout ce que des prétendus sages ont écrit sur sa nature, et j'ai beau y philosopher dessus en vieillissant que je n'accorderai jamais qu'il soit ni bagatelle, ni vanité. C'est une espèce de folie sur laquelle la philosophie n'a aucun pouvoir ; une maladie à laquelle l'homme est sujet à tout âge, et qui est incurable si elle frappe dans la vieillesse. Amour indéfinissable ! Dieu de la nature ! Amertume dont rien n'est plus doux, douceur dont rien n'est plus amer. Monstre divin qu'on ne peut définir que par des paradoxes. (da Histoire de ma vie, éd. Robert Laffont, coll. Bouquins, 1993, t. I, vol. 2, chap. V, p. 346)
  • Ingannare uno sciocco significa far le vendette dello spirito.
  • La realtà dipende dall'immaginazione.
  • Per quel che mi riguarda, ben sapendo di essere sempre stato la causa principale di tutte le sventure che mi sono capitate, mi sono trovato con piacere in condizione di essere lo scolaro di me stesso e in dovere di amare il mio precettore.
  • Felici quelli che senza nuocere a nessuno sanno procacciarsi il piacere, e insensati gli altri che si immaginano che l'Essere Supremo possa rallegrarsi dei dolori e delle pene e delle astinenze ch'essi gli offrono in sacrificio.
  • Il bene nasce dal male come il male dal bene.
  • Nell'attesa adoro Dio, stando lontano da ogni azione ingiusta e aborrendo gli uomini ingiusti: non faccio però loro del male, perché mi basta astenermi dal fare loro del bene. Non bisogna nutrire i serpenti.
  • Sentendomi nato per l'altro sesso, l'ho sempre amato e mi son fatto amare per quanto possibile.
  • Quanto a quello che ho fatto con le donne, si è trattato di inganni reciproci di cui non si deve tener conto, perché quando c'è di mezzo l'amore, di solito ci si inganna da tutte e due le parti.
  • È più facile disfarsi dei vizi che delle vanità.
  • L'astuzia è un vizio, ma quando è onesta non è altro se non saggezza, cioè una virtù.
  • La donna è come un libro che, buono o cattivo, deve piacere fin dalla copertina.
  • Colui che suscita desideri può facilmente vedersi condannato a spegnerli.
  • Una bella donna è cento volte più attraente quando esce dal sonno che dopo una toeletta.
  • La dolcezza della pace è preferibile agli incanti dell'amore, ma quando si ama non la si pensa così.
  • L'alfabeto appartiene a tutti e chiunque è padrone di servirsene per creare una parola e farsene il proprio nome.
  • L'amore è un divino fanciullo che aborre la vergogna.
  • Amo fare buone azioni a prezzo della mia borsa ma non della mia libertà.
  • In vita mia non ho mai fatto altro che darmi da fare per ammalarmi quando ero in buona salute e per riacquistare la salute quando l'avevo perduta.
  • L'uomo più felice è quello che conosce meglio l'arte di rendersi tale senza venir meno ai propri doveri, e il più infelice è quello che ha scelto un modo di vivere che lo costringe a fare ogni giorno, dal mattino alla sera, malinconiche riflessioni sull'avvenire.
  • Ho sempre pensato che non v'è merito alcuno nel serbarsi fedele a una creatura cui si vuol bene.
  • La nostra intelligenza spesso commette l'errore di supporre negli altri la nostra stessa disinvoltura.
  • Crederò a Zenone solo quando mi dirà di aver trovato il modo per impedire al corpo di impallidire, di arrossire, di ridere e di piangere.
  • Nel gran libro dell'esperienza avevo imparato che non bisogna riflettere sulle grandi imprese ma eseguirle senza contestare alla fortuna l'impero che essa ha sulle azioni umane.
  • L'uomo può amare se non con la speranza di essere riamato.
  • L'amore di un libertino fa molto in fretta a raffreddarsi se non viene opportunamente nutrito e le donne un po' sperimentate lo sanno.
  • Gli avvenimenti più importanti della nostra vita sono indipendenti dalla nostra volontà. Siamo solo atomi pensanti che vanno dove li spinge il vento.
  • […] e se non si può parlare il piacere amoroso diminuisce di almeno due terzi.
  • Voltaire […] doveva capire che il popolo per la pace generale della nazione ha bisogno di vivere nell'ignoranza.
  • L'uomo che ha sbagliato ottiene una gran vittoria, se dopo aver perorato la propria causa con se stesso, arriva a convincersi di essere colpevole.
  • Quando una ragazza è bella basta un istante per trovarla tale. Se, invece, per meritare un giudizio favorevole, ha bisogno di essere esaminata, le grazie della sua persona diventano problematiche.
  • "Sappia, mia bella Lidia, che tutte le donne, oneste o no, si vendono. Quando ha tempo un uomo le compra con premure e attenzioni e quando ha fretta, come me, adopera i regali e l'oro."
  • Comunque, quando si ama il piacere, non bisogna filosofare se non si vuole diminuirlo.
  • Non c'è donna ideale, che abbia un cuore puro, che un uomo non sia sicuro di conquistare a forza di renderla riconoscente.
  • Amavo, ero amato, stavo bene, avevo molto denaro e lo spendevo, ero felice, e me lo dicevo, ridendo degli sciocchi moralisti che dicono che non c'è vera felicità sulla terra.
  • Sono sempre stato geloso delle mie amanti, per carattere, ma quando capivo che il mio rivale avrebbe potuto renderle felici, la gelosia se ne andava.
  • La collera, in effetti, ha sempre avuto su di me la stessa forza dell'amore.
  • La passione, però, non è mai duratura, e se niente l'aiuta a uscire dall'inquietudine che l'agita, finisce per spegnersi, perché lo spirito cerca di liberarsene per riconquistare l'equilibrio perduto.
  • […] è facilissimo passare dall'amore inasprito alla più nera collera, mentre è duro, quando si è infuriati, tornare ad essere innamorati.
  • […] i piaceri dell'amore nascono dall'allegria, ma non la fanno nascere in chi non ne ha.
  • Solo quando ci si libera dalla follia si capisce di essere stati pazzi, perché nelle tenebre non si vede nulla.
  • Un luogo comunque può essere delizioso finché si vuole, ma finirà per annoiare un uomo che sia condannato a viverci da solo, a meno che quest'uomo non abbia sottomano qualche opera letteraria.
  • Niente, comunque, è più certo di questo: una ragazza timorata di Dio, quando consuma con l'uomo che ama l'atto carnale, prova cento volte più piacere di una ragazza priva di pregiudizi.
  • Quella di sposarsi, infatti, è sempre una sciocchezza, ma se un uomo la commette mentre si avvia alla vecchiaia, diventa addirittura fatale.
  • Un sentimento naturale e giustissimo avverte un uomo intelligente che un mezzo sicuro per farsi amare da una persona è quello di procurarle qualche piacere nuovo.
  • Il più bel corpo di donna che si offra nuda alla sua vista, tenendo però nascosta la testa, potrà spingerlo al godimento, ma in nessun caso a quello che si chiama amore.
  • La capacità di dimenticare nasce da debolezza e invece la capacità di rassegnarsi nasce da una forza che può essere ascritta tra le virtù.
  • Il seduttore di professione, che fa del sedurre un progetto, è invece un uomo abominevole, sostanzialmente nemico dell'oggetto su cui ha posto gli occhi: è un vero criminale che, se possiede le qualità necessarie per sedurre, se ne rende indegno usandole per sedurre una donna.
  • Un legame tra due persone colte, in effetti, esclude spesso tutti i piaceri dei quali esse potrebbero godere solo rubando il loro tempo alla letteratura.
  • In certi casi quando si è sicuri di non essere creduti, si deve dire la verità.
  • Il mondo si troverà sempre nel disordine e nell'ignoranza, dal momento che i dotti non ne costituiscono tutt'al più che la centesima parte.
  • Gli argomenti non mancano mai a due amanti poiché sono loro stessi il soggetto dei loro discorsi. (volume VII, capitolo I)
  • Spasimare per una bella insensibile e capricciosa equivale a essere presi in giro. La felicità non deve essere né troppo facile né troppo difficile. (volume VIII, capitolo IV; Newton Compton, 1999)
  • La sofferenza è inerente alla natura umana; ma noi non soffriamo mai senza avere la speranza della guarigione; il contrario è un caso rarissimo, e la speranza è un piacere. (volume II, capitolo II; 1924)
  • [Sulla sifilide] Il male cosiddetto francese non accorcia la vita quando si è capaci di guarirne; lascia solo delle cicatrici. Ma di queste ci si consola facilmente pensando che ce le si è procurate col piacere, come i soldati si compiacciono dei segni delle ferite. (volume II, p. 238; 1964)
  • Cosenza è una città dove una persona dabbene può divertirsi: ci sono uomini ricchi, nobili titolati, belle donne e persone non prive di cultura.

Citazioni su Storia della mia vita[modifica]

  • Casanova mi sembra piuttosto ateo, o almeno seguace di un deismo che sfida ogni concorrenza e lascia in pace le creature abbandonate al loro destino; dedito anima e corpo a un edonismo che è agli antipodi degli insegnamenti del Nazareno. (Michel Onfray)
  • Facendo della propria vita una storia, il veneziano compie una metamorfosi, una trasformazione interna. Attraverso questo ritorno a se stesso, questa tardiva consapevolezza delle azioni e delle emozioni, Casanova invecchiando trasforma l'istante in durata, l'estetica in etica e l'azione in saggezza. (Lydia Flem)
  • Non è uno stile da letterato sedentario e misantropo, è uno stile da esaltatore della vita, che con la sua irrequietezza sembra prevedere l'europeo futuro. Nella letteratura italiana mancava allora non solo un buon romanzo in prosa, ma ancora l'idea di uno stile così veloce e denso di avvenimenti. L'azione si fonde al dialogo, il quale diventa azione interiore. (Piero Chiara)

Incipit di Il duello[modifica]

Un uomo nato a Venezia da poveri parenti, senza beni di fortuna e senza nessuno di que' titoli che nelle città distinguono le famiglie dalle ordinarie del popolo, ma educato, come piacque a Dio, nella guisa di quelli che sono destinati a tutt'altro fuorché a mestieri coltivati dal volgo, ebbe la disgrazia, nell'età di ventisett'anni, di incorrere nell'indignazione del governo; e, nell'età di vent'otto, ebbe la fortuna di fuggire dalle sacre mani di quella giustizia, della quale non soffriva di buona voglia il castigo. Fortunato è quel reo che può in pace soffrire la pena che meritò, aspettandone il termine con rassegnata pazienza; infelice è l'altro che, dopo aver errato, non ha il coraggio di compensare le sue colpe e cancellarle, soccombendo puntualmente alla sua condanna.

Bibliografia[modifica]

  • Giacomo Casanova, Il duello, a cura di Elio Bartolini, Adelphi, 1987.
  • Giacomo Casanova, Storia della mia fuga dai Piombi, a cura di Pietro Bartalini Bigi, Newton Compton, 1993.
  • Giacomo Casanova, Storia della mia vita, a cura di Gerolamo Lazzeri, traduzione di Enrico dall'Oglio e Decio Cinti, Corbaccio, 1924.
  • Giacomo Casanova, Storia della mia vita, a cura di Piero Chiara, Mondadori, 1964.
  • Giacomo Casanova, Storia della mia vita, a cura di Piero Chiara e Federico Roncoroni, Arnoldo Mondadori, I Meridiani, 1999.
  • Giacomo Casanova, Storia della mia vita, a cura di Pietro Bartalini Bigi, traduzione di Duccio Bartalini Bigi e Maurizio Grasso, Newton Compton, 1999.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]