James Frazer

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Sir James Frazer, 1933

Sir James George Frazer (1854 – 1941), antropologo scozzese.

  • Il rispetto e timore con cui il selvaggio considera la propria suocera sono tra i fatti più noti in antropologia. (da Il ramo d'oro)

Taboo and the Perils of the Soul[modifica]

  • L'idea secondo la quale la regalità primitiva sarebbe una regalità dispotica non può assolutamente essere applicata alle monarchie di cui parliamo. Viceversa, in queste monarchie il sovrao vive solo per i suoi sudditi; la sua vita ha valore solo in quanto egli adempie agli obblighi della sua carica, regola il corso della natura per il bene del suo popolo.
  • [Il re dei popoli primitivi] Dal momento in cui egli trascura o cessa di assumere obblighi, l'attenzione, l'adorazione, la venerazione religiosa di cui godeva in sommo grado si trasformano in odio e disprezzo. Egli è cacciato vergognosamente e può ritenersi fortunato se riesce a salvare la vita. Oggi adorato come un dio, può domani essere ucciso come un criminale.
  • Se il loro re è il loro dio, essi pensano [Popolo primitivo], deve essere anche il loro protettore; e dal momento in cui non vuole proteggerli, deve cedere il posto a un altro che è disposto a farlo. Ma fintantoché egli risponde alle loro esigenze, le loro cure nei suoi confronti non hanno limiti ed essi lo obbligano anche a curare se stesso con lo stesso zelo.

[James Frazer, Taboo and the Perils of the Soul, 1911; citato in Sigmund Freud, Totem e tabù, Newton Compton Editori, 1988]

Il ramo d'oro[modifica]

Incipit[modifica]

Re-maghi e dèi morituri
Chi non conosce il Ramo d'oro del Turner? La scena del quadro, tutta soffusa da quella aurea luminescenza d'immaginazione con cui la divina mente del Turner impegnava e trasfigurava i più begli aspetti della natura, è una visione di sogno di quel piccolo lago di Nemi, circondato da boschi, che gli antichi chiamavano «lo specchio di Diana». Chi ha veduto quall'acqua raccolta nel verde seno dei colli Albani, non potrà dimenticarla mai. I due caratteristici villaggi italiani che dormono sulle rive e il palazzo egualmente italiano i cui giardini a terrazzo digradano rapidamente giù verso il lago, rompono appena l'immortalità e la solitudine della scena. Diana stessa potrebbe ancora indugiare sulle deserte sponde o errare per quei boschi selvaggi.

Citazioni[modifica]

  • Il selvaggio difficilmente concepisce la distinzione comunemente tracciata dai popoli civili tra il naturale e il soprannaturale. Per lui, il mondo è in gran parte determinato da agenti soprannaturali, ossia da esseri personali che agiscono per impulsi e motivi simili ai suoi, e passibili quanto lui di essere influenzati da appelli alla loro pietà, alle loro speranze, ai loro timori. (p. 45)
  • Se analizziamo i principi di pensiero su cui si basa la magia, troveremo probabilmente che essi si risolvono in due: primo, che il simile produce il simile, o che l'effetto rassomiglia alla causa; secondo, che le cose che siano state una volta a contatto, continuano ad agire l'una sull'altra, a distanza, dopo che il contatto fisico sia cessato. Il primo principio può chiamarsi legge di similarietà, il secondo, legge di contatto o contagio. (p. 46)
  • Incantesimi basati sulla legge di similarità si possono chiamare magia omeopatica o imitativa. Incantesimi basati sulla legge di contatto o contagio si possono chiamare magia contagiosa. (p. 47)
  • La magia è tanto un falso sistema di leggi naturali quanto una guida fallace della condotta; tanto una falsa scienza quanto un'arte abortita. (p. 48)
  • La magia omeopatica è fondata sull'associazione delle idee per similarità; la magia contagiosa sull'associazione per contiguità. La magia omeopatica commette l'errore di postulare che le cose che si somigliano siano le stesse; la magia contagiosa commette l'errore di postulare che le cose che siano una volta a contatto continuano a esserlo sempre. (p. 48)
  • Gli Indiani del Perù modellavano delle immagini di grasso misto di grano che imitavano la persona odiata e bruciavano quindi l'effigie sulla strada dove la vittima doveva passare. E chiamavano ciò bruciare l'anima sua. (p. 50)

Citazioni sul libro[modifica]

  • Nel Golden Bough, come nella restante opera del Frazer, si concludono quelli che sono i pregi e i difetti della scuola antropologica inglese. O meglio: i difetti del Tylor e i suoi. (Giuseppe Cocchiara)
  • [The Golden Bough ha avuto] «un'influenza profonda sulla nostra generazione». (Thomas Stearns Eliot)
  • Un tal libro non è certo una ricostruzione delle origini né tanto meno della storia delle religioni. [...] Io no so che tipo d'opera questa vuol essere. (Georges Foucart)

Citazioni su James Frazer[modifica]

  • Il tabù diventato la forma comune di legislazione presso popoli di cui ci interessiamo, ed è servito a fini sociali di certo più recenti del tabù stesso, come, per esempio, i tabù che i capi e i sacerdoti hanno imposto per assicurarsi la proprietà ed il privilegio. Restano, comunque, da esaminare un gran numero di prescrizioni. Tra queste prenderò in considerazione quelle che riguardano: a) i nemici, b) i capi, c) i morti, e ricaverò il materiale necessario dall'ottima raccolta che J. G. Frazer ne fece, per la sua opera Il ramo d'oro. (Sigmund Freud)
  • Ora, indubbiamente, è merito tanto del Tylor quanto del Mannhardt l'aver spianato la via al Frazer. Il quale sentirà profondamente il fascino del mondo classico insieme a quello dell'etnologia e del floklore. In questo collegamento di interessi spirituali – che è poi una forma di nuovo umanesimo – il Frazer porta però una sensibilità più raffinata dei suoi predecessori, direi la civetteria di un'intelligenza che fa dello scienziato un'artista. (Giuseppe Cocchiara)

Bibliografia[modifica]

  • James G. Frazer, Il ramo d'oro (The Golden Bough), Volume primo, traduzione di Lauro De Bosis, prefazione di Giuseppe Cocchiara, Giulio Einaudi editore, 1950.

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