Sigmund Freud

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Sigmund Freud a 66 anni

Sigismund Schlomo Freud (1856 – 1939), medico, neurologo e psicoanalista austriaco.

Citazioni di Sigmund Freud[modifica]

  • Attento Reich, non ho elementi per darle torto, ma non posso sostenerla. Lei si ficcherà in un ginepraio![1]
  • Ci si potrebbe arrischiare a considerare la nevrosi ossessiva come un equivalente patologico della formazione religiosa, e a descrivere la nevrosi come una religiosità individuale e la religione come una nevrosi universale.[2]
  • [...] credo che la ragione principale per cui ci indigniamo contro la guerra è che non possiamo fare a meno di farlo. Siamo pacifisti perché dobbiamo esserlo per ragioni organiche: ci è poi facile giustificare il nostro atteggiamento con argomentazioni.
    [...] Orbene, poiché la guerra contraddice nel modo più stridente a tutto l'atteggiamento psichico che ci è imposto dal processo civile, dobbiamo necessariamente ribellarci contro di essa: semplicemente non la sopportiamo più; non si tratta soltanto di un rifiuto intellettuale e affettivo, per noi pacifisti si tratta di un'intolleranza costituzionale, per così dire della massima idiosincrasia. E mi sembra che le degradazioni estetiche della guerra non abbiano nel nostro rifiuto una parte molto minore delle sue crudeltà.[3]
  • Di solito il lavoro onirico simboleggia mediante animali feroci gli impulsi passionali [...] che il sognatore teme e quindi, con uno spostamento assolutamente trascurabile, le persone stesse che hanno queste passioni [...] il padre temuto mediante animali cattivi, cani, cavalli selvatici [...]. Tra gli animali usati come simboli di organi genitali nella mitologia e nel folklore, molti hanno questa parte anche nel sogno: il pesce, la lumaca, il gatto, il topo (a causa del pelo pubico), ma soprattutto il serpente, il più importante simbolo del membro maschile. Piccoli animali, insetti nocivi, rappresentano bambini piccoli, per esempio fratelli indesiderati.[4]
  • Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale.[5]
  • [Dopo aver incontrato Albert Einstein] È allegro, sicuro di sé, amabile. Capisce di psicologia quanto io capisco di fisica, per cui la nostra conversazione è stata molto piacevole... Quel tipo fortunato se l'è passata molto meglio di me; da Newton in poi ha trovato sostegno in una lunga serie di grandi predecessori; io invece sono stato costretto ad aprirmi il varco da solo in una selva intricatissima. Non c'è da stupirsi perciò se il mio sentiero non è larghissimo e se non sono andato molto lontano.[6]
  • È vero che la nostra causa sta progredendo dovunque, ma mi pare che Lei sopravvaluti la gioia che io ne provo. Le soddisfazioni personali che possono trarsi dalla psicoanalisi le ho già godute ai tempi in cui ero solo, e il fatto che altri si aggregassero mi ha procurato più fastidi che soddisfazioni. Il modo in cui la gente la accetta e la digerisce non ha mutato l'opinione che m'ero fatta in seguito al loro precedente comportamento, quando respingevano la psicoanalisi senza neppure cercare di capirla. In quel tempo dev'essersi creato tra me e loro un baratro insormontabile.[7]
  • Il regno della fantasia, per realizzare i propri effetti, deve realizzarsi sull'impossibilità della verifica.[8]
  • Il successo non va di pari passo con il merito. L'America non ha preso il nome da Colombo.[9]
  • In ognuno di noi, attraverso tutta la vita la libido normalmente oscilla tra l'oggetto maschile e quello femminile.[10]
  • L'accettazione della nevrosi universale risparmia il compito di formarsi una nevrosi personale.[11]
  • [L'omosessualità] fu un fenomeno frequente, quasi un'istituzione munita di importanti funzioni, presso i popoli antichi all'apice della loro civiltà.[12]
  • La battuta di spirito è in un certo senso il contributo pagato dalla comicità alla sfera dell'inconscio.[13]
  • La scienza non è un'illusione. Sarebbe invece un'illusione credere di poter ottenere da altre fonti ciò che essa non è in grado di darci.[14]
  • Le convinzioni non si acquistano tanto facilmente. Se raggiunte senza fatica, alla prima occasione, si rivelano prive di valore.[9]
  • Le analogie non dimostrano nulla, questo è vero, ma aiutano a capire.[15]
  • Nella leggenda del labirinto può essere ravvisata la rappresentazione di una nascita anale; i corridoi aggrovogliati sono l'intestino, il filo di Arianna il cordone ombelicale.[16]
  • Nessun mortale può mantenere un segreto: se le labbra restano mute, parlano le dita.[17]
  • Non credo che i nostri successi terapeutici possano competere con quelli di Lourdes; le persone che credono ai miracoli della Santa Vergine sono molto più numerose di quelle che credono all'esistenza dell'inconscio.[18]
  • Oh la vita potrebbe essere molto interessante, solo che si sapesse e si capisse qualcosa di più.[19]
  • [...] partimmo venerdì sera dal Südbahnhof, e sabato mattina alle dieci giungemmo a Gorizia, dove andammo a passeggiare sotto un sole splendido, tra le case intonacate di bianco; vedemmo bianchi alberi in fiore, potemmo mangiare arance e frutta candita. [...] L'Isonzo è un fiume stupendo.[20]
  • Se le mie deduzioni dovessero far nascere, anche nei miei amici e conoscitori della psicanalisi, l'opinione che io abbia scritto un romanzo psicanalitico, risponderei che io stesso non mi esagero la portata dei miei risultati. Dopo tanti altri, anch'io ho soggiaciuto a mia volta al fascino emanato dal grande ed enigmatico Leonardo.[21]
  • Se non riuscirò a piegare gli dei del cielo, smuoverò le potenze dell'inferno.[22]
  • Sembra confinato nella vita notturna ciò che un tempo dominava in pieno giorno.[22]
  • [...] si impara ben presto che essere amati costituisce un fattore positivo tale da giustificare la rinuncia ad altri vantaggi.[23]
  • Siamo ormai d'accordo che nonostante tutto il nostro orgoglio per le nostre conquiste culturali, non ci riesce facile assolvere le richieste di questa civiltà, sentirci a nostro agio in essa, perché le limitazioni pulsionali imposteci significano per noi un grave onere psichico. Ebbene, ciò che abbiamo riconosciuto valido per le pulsioni sessuali vale in uguale e forse maggior misura per le altre pulsioni, quelle aggressive. Sono queste soprattutto che rendono difficile la convivenza degli uomini e che ne minacciano la continuità; la limitazione della propria aggressività è il primo e forse più difficile sacrificio che la società deve esigere dal singolo.[9]
  • [Su Friedrich Nietzsche] Una capacità di introspezione che non è mai stata raggiunta prima da nessuno, e probabilmente non verrà mai più raggiunta da nessun altro.[24]

Aforismi e pensieri[modifica]

  • "Psiche" è un vocabolo greco che significa "anima". Perciò per "psichico" s'intende "trattamento dell'anima"; si potrebbe quindi pensare che voglia dire trattamento dei fenomeni patologici della vita dell'anima. Ma il significato dell'espressione è diverso. Trattamento psichico vuol dire invece trattamento a partire dall'anima, trattamento di disturbi psichici o somatici, con mezzi che agiscono in primo luogo e direttamente sulla psiche umana.
    Questo mezzo è costituito anzitutto dalla parola, e le parole sono anche strumento fondamentale del trattamento psichico. Certo, difficilmente il profano potrà comprendere come le "sole" parole del medico possano rimuovere disturbi patologici somatici e psichici. Penserà che gli si chieda di credere nella magia. E non ha tutto il torto; le parole dei nostri discorsi di tutti i giorni sono solo magia attenuata.
  • Avere pregiudizi spesso si dimostra cosa molto utile.
  • C'è molta gente che crede ai sogni profetici, perché a volte il futuro si realizza come il desiderio lo ha costruito nel sogno. In questo non c'è nulla di strano, tanto più che la credulità del sognatore trascura volentieri le considerevoli differenze che esistono tra il sogno e la sua realizzazione.
  • Così come si provocano o si esagerano i dolori dando loro importanza nello stesso modo questi scompaiono quando se ne distoglie l'attenzione.
  • I sogni cedono il posto alle impressioni di un nuovo giorno come lo splendore delle stelle cede alla luce del sole.
  • Il futuro che ci mostra il sogno non è quello che accadrà, ma quello che vorremmo accadesse. La mente popolare si comporta qui come fa generalmente: crede in ciò che desidera.
  • Inevitabilmente tutti i grandi uomini conservano qualcosa di infantile.
  • L'Io non è padrone in casa sua.
  • L'uomo energico, l'uomo di successo, è colui che riesce, a forza di lavoro, a trasformare in realtà le sue fantasie di desiderio.
  • Lo Stato in guerra si permette tutte le ingiustizie, tutte le violenze, la più piccola delle quali basterebbe a disonorare l'individuo. Esso ha fatto ricorso, nei confronti del nemico, non solo a quel tanto di astuzia permessa, ma anche alla menzogna cosciente e voluta, e questo in una misura che va al di là di tutto ciò che si era visto nelle guerre precedenti. Lo Stato impone ai cittadini il massimo di obbedienza e di sacrificio, ma li tratta da sottomessi, nascondendo loro la verità e sottomettendo tutte le comunicazioni e tutti i modi di espressione delle opinioni ad una censura che rende la gente, già intellettualmente depressa, incapace di resistere ad una situazione sfavorevole o ad una cattiva notizia. Si distacca da tutti i trattati e da tutte le convenzioni che lo legano agli altri Stati, ammette senza timore la propria capacità e la propria sete di potenza, che l'individuo è costretto ad approvare ed a sanzionare per patriottismo.
  • Non è sempre facile dire la verità, specialmente quando si deve essere brevi.
  • Non è tanto facile suonare lo strumento della mente.
  • Quando non riusciamo a capire una cosa, cerchiamo sempre una soluzione di comodo, magnifico sistema per rendere più facile un'impresa.
  • Ricordiamo il vecchio adagio: si vis pacem, para bellum: se vuoi il mantenimento della pace sii sempre disposto alla guerra. Sarebbe ora di modificare questo adagio e di dire: si vis vitam, para mortem: se vuoi sopportare la vita, impara ad accettare la morte.
  • Scherzando, si può dire di tutto, anche la verità.
  • Se nel corso di un solo giorno abbiamo due o più esperienze adatte a provocare un sogno, questo farà riferimento ad un tutto unico; esso è costretto a farne un'unità.
  • Solo i credenti, che pretendono che la scienza diventi il surrogato del catechismo a cui hanno rinunciato, possono biasimare il ricercatore che perfeziona o addirittura modifica le sue concezioni.
  • Un uomo che dubita del proprio amore, può, anzi deve, dubitare di ogni più piccola cosa.

[Sigmund Freud, Aforismi e pensieri, a cura di Massimo Baldini, Newton Compton, Roma 1994]

Al di là del principio del piacere (1920)[modifica]

Incipit[modifica]

Nella teoria psicoanalitica possiamo sostenere senza riserve che l'andamento dei processi psichici è regolato automaticamente dal principio del piacere. Pensiamo, cioè, che esso sia sempre messo in moto da una tensione spiacevole, e che si orienti in modo tale che il risultato finale consista nell'abbassamento di questa tensione, in altre parole con un annullamento del dispiacere o con una produzione di piacere.
[Sigmund Freud, Al di là del principio del piacere (Jenseits des Lustprinzips), traduzione di Aldo Durante, Newton Compton editori, 1988]

Citazioni[modifica]

  • Non possiamo, tuttavia, restare indifferenti al fatto che un ricercatore così acuto come G. T. Fechner abbia formulato un'ipotesi su piacere e dispiacere, ipotesi che nei suoi tratti essenziali viene a coincidere con quella a cui ci ha condotto inevitabilmente il lavoro psicoanalitico. (p. 20-21)
  • Il massimo che possiamo dire è che esiste nella psiche una forte tendenza verso il principio del piacere; ma che tale tendenza è contrastata da certe altre forze e circostanze, di modo che il risultato finale non può essere sempre in accordo con la tendenza al piacere. Possiamo fare un paragone con quanto enuncia Fechner: «Poiché, in ultima analisi, la tendenza a uno scopo non implca di necessità il suo conseguimento, e poiché, in generale, lo scopo si ottiene soltanto per approssimazione...» (p. 22)
  • Il principio del piacere è inerente a una modalità primaria di lavoro dell'apparato psichico, ma che, quando entra in gioco l'auto-conservazione dell'organismo, di fronte a difficoltà che hanno origine dal mondo esterno, esso si rivela fin dall'inizio inefficiente e perfino pericoloso.
    Infatti, quando entrano in gioco le pulsioni di auto-conversazione dell' io, il principio del piacere viene sostituito dal principio della realtà. (p. 22-23)
  • L'«angoscia» si può definire come una specie di stato di attesa o di preparazione al pericolo, anche se ignoto. (p. 27)
  • La «paura» esige un oggetto ben definito che la possa provocare. (p. 27)
  • Chiamiamo infine «spavento» quella condizione in cui si viene a trovare un individuo a causa di un pericolo cui non era affatto preparato; qui è particolarmente importante il fattore sorpresa. (p. 27)
  • Lo studio dei sogni può essere considerato come il metodo più sicuro per indagare sui processi psichici profondi. (p. 27)
  • L'inconscio – che è come dire il rimosso – non offre resistenze di nessun genere agli sforzi del trattamento.
    Anzi, per quel che gli riguarda, esso non cerca altro che di abbattere la forza che lo schiaccia, e farsi strada sino ad arrivare alla coscienza, se non pure scaricarsi con qualche azione reale. (pag. 37)
  • Se esiste un «al di là del principio del piacere» è del tutto logico ammettere che ci deve essere stata un'epoca in cui lo scopo dei sogni non era la realizzazione dei desideri. (p. 55)
  • Nell'inconscio, le cariche energetiche possono essere facilmente e completamente trasferite, spostate e condensate; questo lavoro porterebbe a risultati privi di validità qualora si riferisse al materiale preconscio; ed è proprio a questo lavoro che son dovute quelle ben note singolarità che appaiono nei sogni manifesti, dopo che i resti diurni preconsci sono stati elaborati secondo le leggi che operano nell'inconscio. (pagg. 58-59)
  • Sino adesso, l'esito della nostra ricerca ci ha portato a tracciare una netta demarcazione tra le «pulsioni dell'io» e le pulsioni sessuali; e all'ipotesi che 1e prime spingono verso la morte, mentre le seconde tendono a prolungare la vita.
    Purtroppo questa conclusione non si rivela soddisfacente sotto molti aspetti persino a noi stessi. (pag. 71)
  • La psicoanalisi, che non poteva evitare di formulare una qualche ipotesi sulle pulsioni, si attenne in principio alla distinzione corrente sintetizzata nell'espressione «fame e amore». In questa distinzione almeno non vi era nulla di arbitrario; anzi, essa permise all'analisi delle psiconevrosi di fare decisi passi avanti. (pag. 81)
  • La nostra concezione, che è stata sin dall'inizio dualista, lo è più che mai oggi, che abbiamo sostituito all'opposizione tra pulsioni dell'io e pulsioni sessuali quella tra pulsioni di vita e pulsioni di morte. La teoria della libido di Jung è, al contrario, monista; il fatto che egli abbia chiamato libido l'unico moto pulsionale che ammette, è destinato a creare confusione, ma non può toccarci in alcun modo. (pag. 84)
  • Diremo allora che il principio del piacere è una tendenza che opera al servizio di una funzione, il cui compito è di tenere l'apparato psichico completamente sgombro da eccitazione, o di mantenervi costante, o al livello più basso possibile, la quantità di eccitazione stessa. (pag. 96)

[Sigmund Freud, Al di là del principio del piacere (Jenseits des Lustprinzips), traduzione di Aldo Durante, Newton Compton editori, 1988]

Explicit[modifica]

Solo i credenti, che pretendono che la scienza diventi il surrogato del catechismo a cui hanno rinunciato, possono biasimare il ricercatore che perfeziona o addirittura modifica le sue concezioni.
Dalle parole del poeta, trarremo, inoltre, conforto per la lentezza con cui procedono le nostre conoscenze scientifiche: «là dove non possiamo arrivare volando, dobbiamo arrivare zoppicando... E zoppicare, dicono le scritture, non è peccato.» [da Maqâmàt di al-Hariri]

Autobiografia (1925)[modifica]

  • Sebbene vivessimo in grandi ristrettezze, mio padre desiderava che nella scelta della professione seguissi unicamente la mia vocazione. In quegli anni giovanili non sentivo alcuna predilezione speciale per la professione medica, né ebbi del resto a sentirla in seguito. Mi dominava piuttosto una specie di brama di sapere che, però, si riferiva più ai fenomeni umani che agli oggetti naturali ... Lo studio precoce e approfondito della storia biblica, iniziato appena ebbi imparato a leggere, ha avuto, come potei riconoscere assai più tardi, un notevole peso nel determinare l'indirizzo dei miei interessi. Sotto l'influsso potente di una amicizia con un compagno di ginnasio un po' più vecchio di me (che in seguito è diventato famoso come uomo politico) mi ero messo in mente di intraprendere anch'io gli studi giuridici e di occuparmi di problemi sociali. Contemporaneamente, però, mi attraeva enormemente la teoria di Darwin, allora molto in voga, perché sembrava promettere uno straordinario progresso nella comprensione del mondo. L'illustrazione del bel saggio goethiano La natura, che udii poco prima dell'esame di maturità in una conferenza di volgarizzazione scientifica tenuta da Carl Brühl, mi fece decidere, infine, a iscrivermi alla facoltà di medicina. (p. 76 e s.)
  • Nei primi anni di università dovetti rendermi conto che la peculiarità delle mie doti naturali, e la loro limitatezza, mi impedivano di ottenere qualsiasi successo in svariate materie scientifiche sulle quali mi ero gettato con giovanile e presuntuoso entusiasmo ... Nel laboratorio di fisiologia di Ernst Brücke trovai finalmente la tranquillità e ottenni piena soddisfazione incontrando fra l'altro delle persone che potevo rispettare e prendere a modello: Brücke stesso, il maestro, e i suoi assistenti Sigmund Exner e Ernst Fleischl von Marxow ... Le discipline propriamente mediche, fatta eccezione per la psichiatria, non esercitavano su di me una grande attrazione. (p. 77 e s.)
  • Nell'istituto di anatomia cerebrale mi misi al lavoro con lo stesso impegno e fervore di cui avevo dato prova nel laboratorio di fisiologia, e dopo tutto anche in quegli anni di attività ospedaliera misi a punto alcune piccole ricerche (sul decorso delle fibre e sulle origini dei nuclei del midollo allungato) che furono notate da Edinger ... Dal punto di vista pratico l'anatomia cerebrale non rappresentava certo un progresso rispetto alla fisiologia. Delle esigenze pratiche cominciai a tener conto quando decisi di dedicarmi allo studio delle malattie nervose. A quel'epoca a Vienna questa specialità medica veniva coltivata da poche persone, il materiale d'osservazione era disseminato in diversi reparti dell'ospedale e, dato che non esistevano buone opportunità di farsi una preparazione adeguata, ciascuno era costretto a essere il maestro di sé stesso ... Giacché la fama del grande Charcot era giunta fino a me, concepii il proposito di prendere a Vienna la docenza in malattie nervose, per poi proseguire la mia preparazione professionale a Parigi. (p. 79)
  • Nel corso degli anni seguenti, in cui svolsi la mia attività come giovane aiuto dell'ospedale, diedi alle stampe parecchie osservazioni di casi di malattie organiche del sistema nervoso. Mi impadronii a poco a poco della materia e riuscii infine a localizzare un focolaio morboso del midollo allungato con una precisione tale che l'anatomo patologo non ebbe nulla da aggiungere alle mie osservazioni ... Delle nevrosi, però, non capivo nulla ... Sia solo detto a mia scusante che a quell'epoca perfino alcuni grandi luminari della scienza medica solevano diagnosticare la nevrastenia come tumore cerebrale. (p. 79 e s.)
  • Nella primavera del 1885, per i miei lavori istologici e clinici, ottenni la docenza in neuropatologia. Poco dopo, grazie alla calorosa intercessione di Brücke, mi fu assegnata una cospicua borsa di studio. Nell'autunno partii per Parigi ... Di tutte le cose che ebbi modo di osservare durante il mio soggiorno presso Charcot, nessuna mi colpì tanto quanto le sue ultime ricerche sull'isteria, che in parte si svolsero ancora quando io mi trovavo a Parigi; così ad esempio egli dimostrò che i fenomeni isterici sono qualcosa di autentico e conforme a uno scopo, che l'isteria è molto frequente negli uomini, che paralisi e contratture isteriche possono essere provocate dalla suggestione ipnotica e che questi prodotti artificiali hanno, fin nei minimi dettagli, le stesse caratteristiche degli attacchi isterici spontanei che spesso vengono provocati da un trauma. (p. 80 e s.)
  • Prima di lasciare Parigi discussi col maestro il progetto di un lavoro inteso a stabilire un confronto fra la paralisi isterica e quelle organiche. Il mio intento era di dimostrare che nell'isteria la paralisi e le anestesie si ripartiscono nelle singole parti del corpo in base alla rappresentazione comune che gli uomini hanno del proprio corpo e non in base alla rappresentazione anatomica. (p. 81)
  • Prima di tornare a Vienna mi trattenni qualche settimana a Berlino, al fine di acquisire alcune nozioni generali sulle malattie dell'infanzia. Kassowitz, che a Vienna dirigeva un pubblico ospedale per le malattie infantili, mi aveva promesso che avrebbe allestito un reparto per le malattie nervose dei bambini e me l'avrebbe affidato... Al mio ritorno da Parigi e da Berlino avevo l'obbligo di riferire alla "Società di medicina" su quello che avevo visto e appreso nella clinica di Charcot; purtroppo però le mie comunicazioni furono male accolte. (p. 82 e s.)
  • Se dal trattamento dei malati di nervi si volevano trarre i mezzi per vivere, bisognava pur fare qualcosa per alleviare la loro sofferenza. Nel mio arsenale non avevo che due armi, l'elettroterapia e l'ipnosi ... il che tuttavia non riuscì a impedire ai professori di psichiatria di considerare ancora per molto tempo l'ipnosi come una specie di imbroglio e di guardare con disprezzo gli ipnotizzatori dall'alto in basso. Per parte mia avevo visto che a Parigi l'ipnosi veniva normalmente e liberamente impiegata per provocare nel malato determinai sintomi e farli poi scomparire. In seguito venimmo a sapere che a Nancy era nata una scuola nella quale, per fini terapeutici, si faceva ampio uso della suggestione (con o senza ipnosi) e che i risultati erano notevoli ... Solo in seguito avrei scoperto le carenze di questo procedimento ... Allo scopo di perfezionare la mia tecnica ipnotica, mi recai nel 1889 a Nancy, dove trascorsi varie settimane ... Ne riportai indelebili impressioni che mi fecero ritenere probabile l'esistenza di processi psichici possenti, che restano tuttavia celati alla coscienza degli uomini. (p. 84 e s.)
  • Per completare la mia esposizione precedente devo aggiunger che fin dall'inizio ho esercitato l'ipnosi per uno scopo che nulla aveva a che fare con la suggestione ipnotica. Mi sono avvalso dell'ipnosi per interrogare il malato sulla genesi dei suoi sintomi, genesi sulla quale nello stato di veglia egli non era spesso in grado di dire alcunché, o comunque troppo poco. Questo procedimento non solo si rivelò più efficace del mero comando o divieto, ma aveva inoltre il vantaggio di offrire soddisfazione alla brama di sapere del medico, che dopo tutto aveva il diritto di apprendere qualcosa circa l'origine di quel fenomeno che cercava di eliminare mediante il monotono procedimento della suggestione. A quest'altro modo di usare l'ipnosi ero giunto per la via seguente. Quando ancora lavoravo nel laboratorio di Brücke avevo conosciuto il dottor Josef Breuer, uno dei medici di famiglia più stimati di Vienna ... Già prima del mio viaggio a Parigi, Breuer mi aveva parlato di un caso d'isteria da lui sottoposto, dal 1880 al 1882, a un trattamento particolare, per mezzo del quale era riuscito a penetrare profondamente nella motivazione e nel significato dei sintomi isterici ... Quando era ricorsa alle cure di Breuer la paziente offriva un quadro sintomatico complesso e variopinto: paralisi con contratture, inibizioni e stati di confusione psichica. Un'osservazione casuale permise al medico di scoprire che la malata poteva essere liberata da tali turbamenti della sua coscienza se e quando veniva indotta a dare espressione verbale alle fantasie affettive che in quel momento la dominavano. Breuer trasse da questa scoperta un metodo terapeutico. Ripetutamente, dopo aver sottoposto la paziente a ipnosi profonda, la invitò a raccontare ciò da cui l'animo suo si sentiva oppresso. Dominati in tal modo gli accessi di ottenebramento depressivo, fece uso di questo stesso procedimento per eliminare le inibizioni e i disturbi somatici. Durante lo stato di veglia la giovinetta, al pari di qualsiasi altro malato, non sapeva dir nulla sull'origine dei suoi sintomi né ravvisava alcun legame fra questi ultimi e le impressioni della sua vita ... Quando dunque la malata rammentava allucinatoriamente in ipnosi una di queste situazioni e portava finalmente a compimento l'atto psichico a suo tempo represso, dando libero sfogo ai propri affetti, ecco che il sintomo scompariva per sempre. (p. 87 e s.)
  • Breuer qualificò il nostro procedimento come catartico e ne dichiarò l'intento terapeutico: bisognava che l'ammontare affettivo utilizzato per la formazione del sintomo – che avendo preso un falso binario era rimasto in esso per così dire incapsulato – fosse preservato e ritornasse alla sua via normale, che poteva condurlo a una scarica adeguata (abreazione). (p. 90)
  • Ho descritto così frequentemente e con tale dovizia di particolari la fase successiva dello sviluppo, e cioè il passaggio dalla catarsi alla psicoanalisi vera e propria, che mi sembra difficile poter dire qui qualcosa di nuovo. (p. 90)
  • Il mio lavoro con pazienti affetti da malattie nervose in genere ebbe un esito ulteriore: il mutamento della tecnica catartica. Abbandonai l'ipnosi e cercai di sostituirla con un altro metodo nell'intento di andar oltre il trattamento riservato alle forme morbose di tipo isterico; tra l'altro, man mano che la mia esperienza si arricchiva ogni giorno di nuovi elementi, sorsero in me gravi dubbi relativi all'impiego dell'ipnosi nella stessa catarsi. Il primo riguardava il fatto che perfino i risultati più brillanti svanivano improvvisamente nel nulla allorché il rapporto personale del medico col malato veniva in qualche modo turbato ... L'ipnosi, tuttavia, aveva reso al trattamento catartico servizi notevolissimi, ampliando il campo della coscienza dei pazienti e mettendo a loro diposizione conoscenze di cui nella vita vigile non disponevano. Sostituire l'ipnosi, sotto questo profilo, non era certo cosa facile. In questo frangente imbarazzante mi venne in aiuto un ricordo, il ricordo di un esperimento cui avevo assistito sovente durante il mio soggiorno presso Bernheim ... Presi la risoluzione di fare altrettanto. Anche i miei pazienti non potevano non "sapere" tutte le cose che normalmente erano rese loro accessibili solo mediante l'ipnosi, e le mie assicurazioni e insistenze, con magari in più la pressione delle mani, dovevano pure avere il potere di spingere nella loro coscienza gli eventi e i nessi dimenticati ... Abbandonai dunque l'ipnosi, di cui mantenni solo la posizione del paziente, posto a giacere supino su un divano, mentre io stavo seduto dietro di lui, in modo da vederlo senza esser visto. Le mie speranze si realizzarono, mi liberai dell'ipnosi; tuttavia tale mutamento tecnico implicò un mutamento del lavoro catartico nel suo insieme. L'ipnosi aveva nascosto un giuoco di forze che ora veniva messo allo scoperto, e la cui conoscenza dava alla nostra teoria un fondamento sicuro. (p. 94 e ss.)

[Sigmund Freud, Autobiografia, traduzione di Renata Colorni in Opere vol.10, Boringhieri, Torino 1978 ]

Il disagio della civiltà (1929)[modifica]

  • A questo prezzo, mediante la fissazione violenta a un infantilismo psichico e la partecipazione a un delirio collettivo, la religione riesce a risparmiare a molta gente la nevrosi individuale.
  • Da parte della civiltà la tendenza a limitare la vita sessuale appare non meno evidente della spinta a estendere la propria cerchia [...]; la civiltà segue in queste cose la costrizione della necessità economica dato che deve sottrarre alla sessualità un grande ammontare di energia psichica che deve adoprare lei stessa [...]; il timore dell'irruzione di ciò che è represso spinge a severe misure precauzionali. La nostra civiltà europea occidentale è giunta all'apice di tale sviluppo. (in Il disagio della civiltà, Boringhieri, Torino 1971, p. 239)
  • Diciamo dunque che un paese ha toccato un alto grado di civiltà quando vediamo che i suoi abitanti accudiscono e provvedono opportunamente a tutto ciò che si dimostra di aiuto per sfruttare la terra a beneficio dell'uomo e per difenderlo contro le forze della natura, in breve a tutto ciò che gli è utile.
  • Facciamo dunque un'ipotesi fantastica, che Roma non sia un abitato umano, ma un'entità psichica dal passato similmente lungo e ricco, una entità in cui nulla di ciò che un tempo ha acquistato esistenza è scomparso, in cui accanto alla più recente fase di sviluppo continuano a sussistere tutte le fasi precedenti. (citato in Aby Warburg, GLI HOPI. La sopravvivenza dell'umanità primitiva nella cultura degli Indiani dell'America del Nord, pag. XV)
  • Il prezzo del progresso si paga con la riduzione della felicità, dovuta all'intensificarsi del senso di colpa.
  • La civiltà domina dunque il pericoloso desiderio di aggressione dell'individuo, infiacchendolo, disarmandolo e facendolo sorvegliare da una istanza nel suo interno, come da una guarnigione nella città conquistata.
  • La grande maggioranza degli uomini lavora solo se spinta dalla necessità, e da questa naturale avversione degli uomini al lavoro scaturiscono i più difficili problemi sociali.
  • La libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura, e ha subito restrizioni con l'evolversi della civiltà.
  • Le età future recheranno con sé nuovi e forse inimmaginabili passi avanti nel campo della civiltà, accresceranno ancora la somiglianza dell'uomo con Dio. Pure, nell'interesse della nostra indagine, non dimentichiamo che l'uomo d'oggi, nella sua somiglianza a Dio, non si sente felice.
  • La guerra cui non volevamo credere è scoppiata, e ci ha portato [...] la delusione.[25] (da Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, 1915)
  • [La Prima guerra mondiale] infrange tutte le barriere riconosciute in tempo di pace. [...] Abbatte quanto trova nella strada con rabbia cieca, come se dopo di essa non dovesse più esservi avvenire e pace tra gli uomini.[25] (da Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, 1915)

Il "Mosè" di Michelangelo (1914)[modifica]

Incipit[modifica]

Devo dire che non sono un intenditore d'arte, ma soltanto un profano. Ho spesso notato che il soggetto delle opere d'arte mi attrae più fortemente delle caratteristiche formali e tecniche, sebbene per l'artista il loro valore risieda soprattutto in queste ultime. Non sono in grado di valutare opportunamente gran parte dei metodi impiegati e degli effetti ottenuti in arte. Faccio queste affermazioni per assicurarmi l'indulgenza del lettore per il tentativo che intendo porre in atto.

Citazioni[modifica]

  • È la discesa dal monte Sinai, dove Mosè ha ricevuto le Tavole da Dio, ed è il momento in cui si accorge che nel frattempo il popolo si è fatto da solo un Vitello d'Oro intorno al quale danza e festeggia.
  • Ora in due punti della figura di Mosè ci sono determinati particolari che finora non solo sono passati inosservati, ma, anzi, non sono nemmeno stati descritti correttamente. Si tratta della posizione della mano destra e delle due Tavole della Legge.
  • Ciò che vediamo non è l'inizio di un'azione violenta, ma ciò che resta di un movimento che si è già verificato.
  • Così scolpì il suo Mosè sulla tomba del Papa, non senza un rimprovero al defunto pontefice, come ammonimento a se stesso, superando nell'autocritica la sua stessa natura.
  • Tempi lontanissimi esercitarono un grande, spesso enigmatico, potere di attrazione sulla fantasia degli individui. Ogni volta che essi sono insoddisfatti del loro presente – e lo sono abbastanza spesso – si rivolgono indietro al passato e sperano di trovarvi finalmente realizzato il sogno mai esistito di un'età dell'oro. – (Mosè e il monoteismo)

[in Psicoanalisi dell'arte e della letteratura]

Il perturbante (1919)[modifica]

Incipit[modifica]

È molto raro che uno psicoanalista si senta spinto a studiare argomenti di estetica, anche quando con estetica non si voglia intendere semplicemente la teoria del bello, bensì la teoria delle qualità del sentimento. Egli lavora su altri strati della vita psichica e non ha molto a che fare con quegli impulsi emotivi controllati che, ostacolati nella loro finalità e sottoposti all'influenza di numerosi fattori concorrenti, sogliono fornire il materiale degli studi di estetica. Di quando in quando, però, capita che egli debba interessarsi a qualche ambito particolare di tale argomento e, di solito, detto ambito finisce con l'essere piuttosto fuori del comune, così da essere stato trascurato nella letteratura specialistica dell'estetica. Un argomento di questo genere è appunto rappresentato dal «perturbante».

Citazioni[modifica]

  • Possiamo dire soltanto che ciò che è inconsueto può benissimo diventare spaventoso e inquietante; certe novità sono spaventose, però assolutamente non lo sono tutte le novità. Perché un fatto inconsueto e nuovo diventi perturbante occorre che vi si aggiunga qualche altro elemento.
  • Hoffmann è il maestro senza rivali del perturbante nella letteratura. Il suo romanzo Gli elisir del Diavolo contiene una gran mole di temi che si è tentati di riferire all'effetto perturbante nella narrativa, ma si tratta di un racconto troppo complesso e oscuro perché ci sentiamo di darne un riassunto.
  • Noi ci dobbiamo accontentare di scegliere quei temi di perturbamento che sono più salienti, per vedere se si possano riportare anch'essi con sicurezza a origini infantili. Tali temi si ricollegano tutti al fenomeno del «doppio», che appare in ogni forma e stadio di sviluppo. Abbiamo dunque dei personaggi che devono essere considerati identici perché sì rassomigliano.
  • Ma non è solo questo materiale [l'auto-osservazione], offensivo per la critica dell'Io, che può essere inglobato nell'idea di un «doppio». Vi sono anche i futuri non adempiuti, ma possibili, cui ci piace ancora attaccarci nella nostra fantasia, tutti gli sforzi dell'Io che circostanze esteriori avverse hanno reso vani, tutte le azioni volitive soppresse che alimentano in noi l'illusione del Libero Arbitrio.
  • La ripetizione di una stessa cosa non apparirà forse a nessuno come possibile origine di perturbamento, ma, in base alle mie osservazioni, sono certo che questo fenomeno, in determinate condizioni e con il concorso di talune circostanze, suscita un senso di perturbamento, che, per di più, richiama alla mente quel senso di impotenza che si prova in taluni sogni.
  • L'effetto perturbante dell'epilessia e della follia ha la medesima origine. Il profano ravvisa in esse il lavorio di forze presenti nei suoi simili, precedentemente insospettate, delle quali è, nel contempo, oscuramente consapevole in qualche angolo remoto del proprio essere. Il medioevo attribuiva, quasi universalmente, tutte queste malattie all'influenza dei demoni e la sua psicologia in ciò era quasi giusta. In realtà, non mi stupirei nel sentire che la psicoanalisi, che si occupa di mettere a nudo queste forze occulte, fosse diventata perturbante per molti, proprio per questa ragione.
  • Allora potremmo concludere così: si ha una sensazione perturbante quando una data impressione riporta a nuova vita complessi infantili rimossi, oppure quando credenze primitive e superate sembrano trovare nuova conferma.

[in Psicoanalisi dell'arte e della letteratura]

Il poeta e la fantasia (1908)[modifica]

Incipit[modifica]

Noi profani siamo sempre stati intensamente curiosi di sapere – come il Cardinale che pose ad Ariosto una domanda simile – a quali fonti attinga il suo materiale quello strano essere che è il poeta, e come riesca a fare su di noi una tale impressione e a destare in noi emozioni di cui forse non ci ritenevamo neppure capaci.

Citazioni[modifica]

  • [...] una forte esperienza del presente ridesta nel poeta il ricordo di un'esperienza precedente (generalmente appartenente all'infanzia) da cui nasce ora un desiderio che trova la sua realizzazione nell'opera creativa.

[in Psicoanalisi dell'arte e della letteratura]

Introduzione al narcisismo (1914)[modifica]

Incipit[modifica]

Il termine «narcisismo» deriva dalla descrizione clinica e fu adottato da Paul Näcke nel 1899 per descrivere l'atteggiamento di chi tratta il proprio corpo allo stesso modo con cui viene di solito trattato il corpo di un oggetto sessuale, per cui se lo contempla, se lo liscia, se lo accarezza, finché queste manovre non gli procurano un soddisfacimento completo. Spinto sino a questo grado, il narcisismo viene ad assumere il significato di una perversione che ha assorbito tutta la vita sessuale del soggetto, e che presenterà dunque quei caratteri che si rinvengono nello studio delle perversioni in generale.
[Sigmund Freud, Introduzione al narcisismo, traduzione di Aldo Durante, Jean Sanders e Leonardo Breccia, NET, 1992]

Citazioni[modifica]

  • È un dato di fatto che l'individuo conduce una duplice esistenza: una che gli serve ai suoi scopi e l'altra che è l'anello di una catena cui, volente o nolente, si assoggetta. (p. 25)

[Sigmund Freud, Introduzione al narcisismo, traduzione di Aldo Durante, Jean Sanders e Leonardo Breccia, NET, 1992]

L'avvenire di un'illusione (1927)[modifica]

  • Si ha così l'impressione che la civiltà sia qualcosa che fu imposto a una maggioranza recalcitrante da una minoranza che aveva capito come impossessarsi del potere e dei mezzi di coercizione. (p. 41)
  • Quanto sperimentiamo in fatto di umana disonestà ha a che fare con la coercizione. Innumerevoli uomini civili, che indietreggerebbero inorriditi di fronte all'omicidio o all'incesto, se sono sicuri di rimanere impuniti, non si precludono il soddisfacimento della loro avidità, della loro smania aggressiva, delle loro bramosie sessuali e non si astengono dal danneggiare gli altri con la menzogna, l'inganno, la calunnia; e così è certamente stato sempre, fin dagli albori della civiltà. (p. 49)
  • Ma non abbiamo ancora menzionato la parte forse più importante dell'inventario psichico di una civiltà. Si tratta, nel senso più lato, delle sue rappresentazioni religiose, ossia delle sue illusioni. (p. 52)
  • Il popolo che per primo riuscì ad attuare una tale concentrazione di attributi divini fu non poco fiero di questo progresso. [...] Ora, poiché Dio era uno solo, le relazioni con Lui potevano riacquistare l'intimità e l'intensità del rapporto fra il bambino e il padre. (p. 58)
  • Un'illusione non è la stessa cosa di un errore, e non è nemmeno necessariamente un errore. (p. 73)
  • Quando i problemi sono quelli della religione, gli uomini si rendono colpevoli di tutte le possibili insincerità e scorrettezze intellettuali. (p. 75)
  • È innegabile che la psicoanalisi è una mia creazione e che essa è stata fatta oggetto di molta diffidenza e ostilità; se ora mi faccio avanti con affermazioni così sgradevoli, si sarà fin troppo pronti a scivolare dalla mia persona alla psicoanalisi. (p. 79)
  • Non è affatto sicuro che sotto l'illimitato dominio delle dottrine religiose gli uomini fossero più felici di oggi; certo non furono più morali. (p. 80)
  • La religione sarebbe la nevrosi ossessiva universale dell'umanità; come quella del bambino, essa ha tratto origine dal complesso edipico, dalla relazione paterna. (p. 86)
  • Le verità che le dottrine religiose contengono sono così deformate e sistematicamente mascherate, che la massa degli uomini non può riconoscerle come verità. È un caso analogo a quello che si ha quando raccontiamo al bambino che la cicogna porta i neonati. [...] Nei nostri discorsi coi bambini siamo convinti che sia meglio omettere queste dissimulazioni simboliche della verità. (p. 88)
  • Continuo a sostenere che per un certo aspetto il mio scritto è del tutto innocuo. Nessun credente si lascerà smarrire nella sua fede da questi o da analoghi argomenti. Un credente ha col contenuto della religione determinati legami di affezione. (p. 90)
  • Atrofia educativa. Penso che passerebbe molto tempo prima che un bambino non influenzato cominciasse a crearsi pensieri su Dio e sulle cose al di là di questo mondo. [...] Ritardare lo sviluppo sessuale e anticipare l'influsso della religione: non sono questi i due cardini del programma dell'odierna pedagogia? (p. 91)
  • S'impone allora l'idea che la religione sia paragonabile a una nevrosi infantile, ed è abbastanza ottimista da supporre che l'umanità supererà tale fase nevrotica al modo stesso in cui, crescendo, molti bambini guariscono dalla loro analoga nevrosi. (p. 97)
  • La voce dell'intelletto è fioca, è vero, ma non ha pace finché non ottiene udienza. (p. 98)
  • A lungo andare, nulla può resistere alla ragione all'esperienza, e l'opposizione della religione nei riguardi di entrambe è fin troppo evidente. Neanche le idee religiose purificate possono sottrarsi a tale destino, nella misura in cui vogliono salvare ancora qualcosa del contenuto consolatorio della religione. (p. 99)
  • Crediamo che sulla realtà dell'universo tramite il lavoro scientifico si possa apprendere qualcosa, qualcosa che servirà ad accrescere il nostro potere e a governare l'esistenza. Se questa credenza è un'illusione, siamo nella Sua stessa condizione; tuttavia, grazie a numerosi e importanti successi, la scienza ci ha dato la prova di non essere un'illusione. (p. 99)

L'interpretazione dei sogni (1900)[modifica]

Incipit[modifica]

I traduzione[modifica]

Dimostrerò nelle pagine seguenti che esiste una tecnica psicologica che consente di interpretare i sogni, e che, applicando questo metodo, ogni sogno si rivela come una formazione psichica densa di significato, che va inserita in un punto determinabile dell'attività psichica della veglia. Tenterò inoltre di chiarire i processi da cui derivano la stranezza e l'oscurità del sogno e di dedurre la natura delle forze psichiche dalla cui cooperazione o dal cui contrasto il sogno trae origine. Interromperò allora la mia esposizione, perché sarò giunto al punto in cui il problema del sogno sfocia in problemi più vasti, che potranno essere risolti solo ponendo mano a un materiale d'altro genere.
[Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni (Der Traumdeutung), traduzione di Elvio Fachinelli e Herma Trettl, L'Unità/Bollati Boringhieri, 1994]

II traduzione[modifica]

Nelle pagine che seguono proverò che esiste una tecnica psicologica la quale rende possibile l'interpretazione dei sogni e che, se tale metodo viene seguito, ogni sogno appare come una struttura psichica con un preciso significato, inseribile in un punto da individuarsi nell'attività mentale della vita da svegli. Cercherò poi di chiarire i processi da cui derivano la stranezza e l'incomprensibilità dei sogni, e di dedurne la natura delle forze psichiche che con la loro azione concorrente o reciprocamente opposta danno origine ai sogni. A questo punto la mia trattazione si interromperà, perché sarà giunta a quello stadio in cui il problema dei sogni si perde in problemi più ampi, la cui soluzione deve essere affrontata sulla base di materiale diverso.
[Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni, traduzione di Antonella Ravazzolo, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992]

Citazioni[modifica]

  • Nei due scritti di Aristotele sul sogno (De divinatione per somnium e De somniis), esso è già diventato oggetto della psicologia: non è inviato dalla divinità, e la sua natura non è divina. In altre parole esso non proviene da una rivelazione soprannaturale, ma dalle leggi dello spirito umano, che è però affine alla divinità. Il sogno viene definito come l'attività psichica propria dell'uomo addormentato. (p. 24)
  • Nell'ingenua opinione di chi si sveglia, il sogno, se pure non proviene da un altro mondo, ci rapisce tuttavia, mentre dormiamo, in un altro mondo. (p. 28)
  • L'esperienza del sogno si presenta come un fatto estraneo, inserito fra due periodi di vita che sono perfettamente contigui e si prolungano l'uno nell'altro. (p. 31)
  • Chi s'interessa di sogni dovrà riconoscere come fenomeno comune, io penso, il fatto che essi testimoniano di nozioni e ricordi che riteniamo di non possedere durante la veglia. (p. 35)
  • Una delle fonti a cui il sogno attinge per la sua attività riproduttiva elementi in parte non ricordati né utilizzati dall'attività psichica dello stato di veglia, è la vita infantile. (p. 36)
  • Il comportamento della memoria durante il sogno è senza dubbio di enorme importanza per ogni teoria della memoria in generale. Esso c'insegna che [citazione di M. W. Calkins] nulla di ciò che una volta abbiamo posseduto intellettualmente può andare del tutto perduto. (p. 40)
  • Se ci richiamiamo al detto popolare i sogni vengono dallo stomaco, ci può riuscire più chiaro che cosa si debba intendere per stimoli e fonti del sogno. Dietro questi concetti si cela una teoria che vede nel sogno la conseguenza di una perturbazione del sonno. Non avremmo sognato, se un elemento perturbatore qualsiasi non fosse insorto nel sonno: il sogno è appunto la reazione a questa perturbazione. (p. 42)
  • Quello di volare, secondo Strümpell, rappresenta l'immagine efficace impiegata dalla psiche per interpretare l'eccitamento proveniente dai lobi polmonari che si alzano e si abbassano durante la respirazione, mentre contemporaneamente la sensibilità cutanea del torace risulta diminuita sino alla totale esclusione di coscienza. (p. 57)
  • Che al mattino il sogno "si dissolva", è proverbiale. Ma, naturalmente, lo si può ricordare. Difatti conosciamo il sogno solo attraverso il ricordo che ce ne rimane dopo il risveglio; ma molto spesso ci pare di ricordarne soltanto una parte, mentre nella notte esso era assai più ricco. (p. 61)
  • Il sogno è incoerente, riunisce senza esitazione le più grosse contraddizioni, ammette cose impossibili, trascura le nostre cognizioni, così importanti durante il giorno, ci fa apparire eticamente e moralmente ottusi. (p. 71)

[Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni (Der Traumdeutung), traduzione di Elvio Fachinelli e Herma Trettl, L'Unità/Bollati Boringhieri, 1994]

Totem e tabù (1913)[modifica]

Incipit[modifica]

Noi conosciamo l'uomo preistorico, nelle varie fasi della sua evoluzione, dai monumenti e dagli oggetti che ha lasciato e che sono arrivati fino a noi, dalle notizie sulla sua arte, sulla sua religione, sul suo modo di considerare l'esistenza, che ci sono state conservate sia dalla tradizione come dalle leggende, dai miti e dalle favole, e ancora da quanto è rimasto nei nostri usi e nei costumi delle sue forme di pensiero e di vita.
[Sigmund Freud, Totem e tabù, a cura di G. Berrettoni, Fratelli Melita Editori, 1991]

Citazioni[modifica]

  • Il progresso sociale e tecnico dell'umanità ha intaccato il tabù molto meno di quanto non sia avvenuto per il totem. (Roma, settembre 1913; citato in premessa)
  • In luogo delle istituzioni religiose e sociali, noi troviamo presso gli Australiani il «totemismo». Le tribù si dividono in piccoli gruppi, ognuno dei quali prende il nome dal suo totem. (p. 20)
  • Sappiamo che i bisogni psicosessuali della donna devono trovare la loro soddisfazione nel matrimonio e nella famiglia. Da questo fatto nasce il pericolo di insoddisfazione per una fine prematura del rapporto coniugale ed il conseguente impoverimento della vita affettiva. (p. 33)
  • Si dice che i genitori rimangono giovani nei figli, ed è questo uno dei più preziosi vantaggi psicologici ch'essi ricavano da loro. (p. 33)
  • La psicoanalisi ci ha dimostrato che la prima scelta sessuale del fanciullo è incestuosa, poiché si riferisce ad un oggetto interdetto (alla madre od alla sorella) e ci ha mostrato attraverso quali vie l'adulto si libera dalla seduzione che su di lui l'incesto opera. Il nevrotico, al contrario, ci mostra con regolarità un aspetto dell'infantilismo psichico, dal momento che, o non ha saputo liberarsi dai legami che legavano la sua piscosessualità all'infanzia (arresto dello sviluppo), oppure ad essi è ritornato (regressione). (p. 34)
  • Tabù è una parola polinesiana, la cui traduzione esatta è resa difficile dal fatto che manca presso di noi il concetto cui attualmente può riferirsi. Questo era ancora vivo presso gli antichi romani. Il sacer latino era il corrispettivo del tabù dei Polinesiani, così come l'άγος dei Greci ed il Kodausch ebreo dovettero avere lo stesso significato espresso nella parola tabù dei Polinesiani e nelle denominazioni simili in uso presso molti popoli dell'America, dell'Africa (Madagascar), dell'Asia settentrionale e centrale. (p. 36)
  • La parola tabù esprime due opposti significati: in un senso significa sacro, consacrato, nell'altro, sinistro, pericoloso, proibito, impuro. [...] Possiamo in genere pensare che al significato di tabù corrisponda spesso il nostro «orrore sacro». (p. 36)
  • Il tabù diventato la forma comune di legislazione presso popoli di cui ci interessiamo, ed è servito a fini sociali di certo più recenti del tabù stesso, come, per esempio, i tabù che i capi e i sacerdoti hanno imposto per assicurarsi la proprietà ed il privilegio. Restano, comunque, da esaminare un gran numero di prescrizioni. Tra queste prenderò in considerazione quelle che riguardano: a) i nemici, b) i capi, c) i morti, e ricaverò il materiale necessario dall'ottima raccolta che J. G. Frazer ne fece, per la sua opera Il ramo d'oro. (p. 52-53)
  • L'animismo è un sistema di pensiero; esso non si limita a fornire la spiegazione di un fenomeno singolo, ma consente di vedere in una certa prospettiva l'intero universo come un complesso unico. (p. 89)
  • Sarebbe errato credere che gli uomini siano stati indotti a creare il loro prima sistema cosmico per sola tendenza speculativa. In questo tentativo deve avere avuto la sua parte l'esigenza pratica di controllare il mondo. Perciò non ci stupiremo che, parallelamente al sistema animistico, procede un sistema riguardante il modo di governare gli uomini, gli animali e gli oggetti, o, piuttosto, i loro spiriti. Tale sistema, conosciuto come «stregoneria» e «magia». è denominato da S. Reinach la «strategia dell'animismo» (p. 90)
  • La magia costituisce la parte più originaria e più importante della tecnica animistica, dato che fra i metodi con cui si usa trattare con gli spiriti ci sono anche quelli magici, e la magia viene applicata anche in casi in cui secondo noi, non è stata ancora realizzata la spiritualizzazione della natura. (p. 90)
  • La magia deve servire agli scopi più diversi: sottomettere i fenomeni naturali al volere dell'uomo, difendere l'individuo da nemici e pericoli e fornirgli la possibilità di danneggiare gli avversari. (p. 90)
  • Ma la magia è cosa ben diversa; essa, in definitiva, non tiene conto degli spiriti, e si vale invece di speciali procedure, non della banale metodica psicologica. Ci renderemo facilmente conto che la magia costituisce la parte più originaria e più importante della tecnica animistica, dato che fra i metodi con cui si usa trattare con gli spiriti ci sono anche quelli magici, e la magia viene applicata anche in casi in cui secondo noi, non è stata ancora realizzata la spiritualizzazione della natura. (p. 90)
  • Il principio su cui le pratiche magiche si basa, o, meglio, il principio della magia, è così chiaro che tutti gli specialisti furono costretti a riconoscerlo. A prescindere dalla valutazione che egli ne fa, può essere espresso concisamente con le parole di E. B. Taylor: «confondendo un legame ideale con un legame reale». (p. 90-91)
  • Nella fase animistica l'uomo si attribuisce l'onnipotenza; la cede agli dei in quella religiosa, senza tuttavia rinunciarvi seriamente, giacché si lascia la facoltà di guidare, in base ai suoi desideri, gli dei, con varie influenze. L'onnipotenza dell'uomo non trova più posto nella visione scientifica del mondo, giacché egli ammette la propria piccolezza, è rassegnato alla morte ed è sottomesso a tutte le necessità della natura. Tuttavia una parte dell'originaria credenza nella propria onnipotenza sopravvive con la fiducia nella potenza dell'intelletto umano, che impugna le leggi della realtà. (p. 99)
  • Allora, sia nel tempo che nel contenuto, la fase animistica trova corrispondenza nel narcisismo, la fase religiosa in quella di scelta dell'oggetto caratterizzata dall'attaccamento del bambino ai genitori, ed infine per la fase scientifica troveremo la piena corrispondenza nello stato adulto dell'individuo che rinuncia al principio del piacere e, adattandosi alla realtà, ricerca il suo oggetto nel mondo esterno. Solo in un campo, in quello dell'arte, si è conservata sino ai nostri giorni «l'onnipotenza del pensiero». Solo nell'arte succede ancora che un uomo, consumato dai desideri, riesca a creare qualcosa che somigli al soddisfacimento e che, in virtù dell'illusione artistica, questo spasso, come fosse una cosa reale, dia luogo a conseguenze affettive. Giustamente si parla di incantesimo dell'arte e si paragona l'artista all'incantatore. Questo confronto è forse più significativo di quanto vorrebbe essere. L'arte, che non è di certo iniziata come «arte per l'arte», si trovava in origine al servizio di tendenze che in gran parte sono oggi venute meno. Si può a ragione affermare che tra queste siano parecchie intenzioni magiche. (p. 101)
  • L'anima dell'animismo riunisce in sé attribuzioni caratteristiche ad entrambe le parti. Il suo essere mobile ed effimero, la capacità di lasciare il corpo, d'impossessarsi in modo definitivo o transitorio di un altro corpo, sono caratteristiche che richiamano vivamente quelle della coscienza. Ma il modo con cui essa si cela dietro le manifestazioni della personalità ci ricorda l'inconscio; oggi non attribuiamo più l'immutabilità e l'indistruttibilità ai processi consci, ma a quelli inconsci, e consideriamo questi ultimi i reali portatori della vita psichica. (p. 105)
  • La legge proibisce solo ciò che gli uomini farebbero sotto l'influsso di alcuni loro istinti. Ciò che la natura stessa proibisce e punisce non ha bisogno di essere proibito e punito dalla legge. (p. 134)
  • L'esperienza psicoanalitica getta un po' di luce in questa oscurità.
    L'atteggiamento del bambino presenta numerose analogie con quello del primitivo nei confronti degli animali. Il bambino non prova ancora l'orgoglio proprio all'adulto civilizzato che traccia una netta linea di demarcazione tra sé e tutti gli altri rappresentanti del regno animale. (p. 137)
  • La psicoanalisi ci ha rivelato che, in realtà, l'animale totem costituisce la sostituzione del padre, e questo ci spiega la contraddizione che prima avevamo notato: da un lato, il divieto di uccidere un animale; dall'altro, la festa, preceduta da un'esplosione di dolore, che fa seguito alla sua morte. L'atteggiamento affettivo ambivalente che, ancora oggi, caratterizza nei bambini il complesso del padre e talvolta si protrae fin nell'età adulta, nello stesso modo si estenderebbe all'animale totem che sostituisce il padre. (p. 151)
  • Ovviamente, la teoria del Darwin non accorda un posto alle origini del totemismo. Un padre violento, geloso, che tiene per sé tutte le femmine e scaccia i suoi figli man mano che crescono: ecco tutto ciò che essa suppone. [...] Basandoci sulla festa del banchetto totemico, possiamo rispondere così a questo interrogativo: un giorno i fratelli scacciati si sono riuniti, hanno ucciso e mangiato il padre, ponendo fine all'orda paterna. (p. 151)
  • Dopo averlo eliminato [il padre], dopo aver placato il loro odio e realizzato la propria identificazione con lui, essi dovettero dar sfogo agli impulsi affettuosi che erano stati sopraffatti. Lo fecero sotto forma di pentimento; provavano un senso di colpa che in questo caso coincide col rimorso sentito collettivamente. Il morto divenne più potente del vivo; tutte cose che anche oggi ritroviamo nelle vicende umane. Ciò che prima il padre aveva impedito con la sua presenza, i figli ora se lo proibivano da soli, nella situazione psichica nota in psicoanalisi come «ubbidienza postuma». Essi rinnegarono la loro azione, proibendo la uccisione del totem, sostituto del padre, e rinunciarono a goderne i frutti, rifiutando di aver rapporti sessuali con le donne che ora erano libere. Così il rimorso filiale ha generato i due tabù fondamentali del totemismo che coincidono perciò con i due desideri rimossi del complesso di Edipo. Chi contravveniva a questi tabù si rendeva colpevole dei due soli crimini che interessassero la società primitiva. (p. 153)
  • La religione totemica è sorta dal senso di colpa dei figli come un tentativo per acquietare questo sentimento e per ottenere la riconciliazione col padre ucciso con un'ubbidienza postuma. Tutte le religioni successive sono altrettanti tentativi per risolvere lo stesso problema, e differiscono tra di loro solo a seconda dello stato di civilizzazione in cui sono sorte e della strada seguita per trovare questa soluzione: ma tutte rappresentano delle reazioni contro il grande avvenimento da cui è iniziata la civilizzazione e che da allora non ha cessato di tormentare l'umanità. (pp. 154-155)
  • Quando il cristianesimo cominciò la sua penetrazione nel mondo antico, incontrò la rivalità della religione di Mitra e per un po' di tempo fu dubbia la vittoria tra le due divinità.
    La figura inondata di luce del giovane dio persiano rimane tuttavia oscura per noi. Le leggende che raffigurano Mitra che uccide dei buoi ci inducono a concludere che egli rappresentasse il figlio che, avendo da solo portato a termine il sacrificio del padre, ha liberato i fratelli dal senso di colpa che li tormentava in seguito a questo crimine. Vi era un'altra via per eliminare questo senso di colpa, e questa fu seguita da Cristo: sacrificando la propria vita, egli redense tutti i suoi fratelli dal peccato originale. (pp. 162-163)
  • Ma la Comunione cristiana è, in fondo, una nuova soppressione del padre, una ripetizione dell'atto che richiede espiazione. E noi comprendiamo quanto il Frazer abbia ragione, quando dice che «la Comunione cristiana ha assorbito in sé un sacramento molto più antico del cristianesimo». (p. 164)
  • Potrei dunque terminare e riassumere questa rapida ricerca rilevando che nel complesso di Edipo si ritrovano i principi insieme della religione, della morale, della società e dell'arte, e ciò in piena conformità coi dati della psicoanalisi che vede in questo complesso la sostanza di tutte le nevrosi, per ciò che della loro natura siamo finora riusciti a penetrare. (p. 166)

[Sigmund Freud, Totem e tabù, a cura di G. Berrettoni, Fratelli Melita Editori, 1991]

Tre saggi sulla sessualità (1905)[modifica]

Le aberrazioni sessuali[modifica]

Incipit[modifica]

I traduzione[modifica]

Il fatto che esistano dei bisogni sessuali negli esseri umani e negli animali è spiegato in biologia con la assunzione di un «istinto sessuale», per analogia con l'istinto di nutrizione (nel caso della fame). Il linguaggio d'ogni giorno, per quanto concerne i bisogni sessuali, non possiede una parola che corrisponda a «fame», mentre la scienza fa uso, a questo proposito, del termine «libido»[26].
[Sigmund Freud, Tre saggi sulla sessualità, traduzione di Jean Sanders, Leonardo Breccia e Delia Agozzino, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992.]

II traduzione[modifica]

Il fatto che nell'uomo e nell'animale esistano dei bisogni sessuali si esprime in biologia supponendo che esista una «pulsione sessuale». In ciò si procede per analogia con la pulsione dell'assunzione di cibo, la fame. Nel linguaggio popolare manca una designazione corrispondente alla parola «fame»; la scienza ricorre alla parola «libido»[27].
[Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale, traduzione di Christiane Csopey, RCS Quotidiani, 2010.]

Citazioni[modifica]

  • Il modo di vedere circa l'istinto sessuale è meravigliosamente rappresentato nella poetica leggenda che racconta della divisione degli esseri umani originari in due metà – l'uomo e la donna – e come queste tendessero sempre a riunirsi nell'amore. (p. 16)
  • La teoria della bisessualità è stata definita nella sua forma più cruda da un apologista degli invertiti maschili; «un cervello di donna in un corpo d'uomo». (p. 22)
  • La teoria dell'ermafroditismo psichico suppone che l'oggetto sessuale degli interventi sia l'opposto di quello verso il quale si indirizerebbe una persona normale. Un invertito, si osserva, è, come la donna, attratto dalle qualità virili del corpo e dello spirito maschili: si sente proprio come una donna alla ricerca di un uomo. (p. 23)
  • Il sadismo e il masochismo occupano una posizione speciale tra le perversioni, perché il contrasto tra attività e passività che li caratterizza è tra gli elementi fondamentali dela vita sessuale.
    La storia della civiltà umana mostra, al di fuori d'ogni dubbio, che esiste un intimo rapporto tra la crudeltà e l'istinto sessuale. (p. 34)

[Sigmund Freud, Tre saggi sulla sessualità (Drei Abbändlungen zur Sexualtheorie), traduzione di Jean Sanders, Leonardo Breccia e Delia Agozzino, TEN, 1989. ISBN 88-7983-074-0]

Sessualità infantile[modifica]

Incipit[modifica]

I traduzione[modifica]

Una caratteristica dell'opinione comune circa l'istinto sessuale è che questo sia assente nell'infanzia e si svegli solo nel periodo della pubertà. Questo, però, non è solo un semplice errore, ma un errore che ha avuto gravi conseguenze perché è principalmente a quest'idea che noi dobbiamo la nostra attuale ignoranza delle condizioni fondamentali della vita sessuale.
[Sigmund Freud, Tre saggi sulla sessualità, traduzione di Jean Sanders, Leonardo Breccia e Delia Agozzino, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992.]

II traduzione[modifica]

Fa parte dell'opinione popolare sulla pulsione sessuale ritenere che essa sia assente nell'infanzia e che si risvegli soltanto nel periodo di vita che si definisce pubertà. Questo non è soltanto un errore banale, bensì un errore che comporta gravi conseguenze, perché è il principale responsabile della nostra attuale ignoranza sulle condizioni fondamentali della vita sessuale.
[Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale, traduzione di Christiane Csopey, RCS Quotidiani, 2010.]

Le trasformazioni della pubertà[modifica]

Incipit[modifica]

I traduzione[modifica]

Col sopraggiungere della pubertà, avvengono trasformazioni destinati a dare alla vita sessuale infantile la forma normale definitiva. Fin qui l'istinto sessuale è stato prevalentemente autoerotico; ora trova un oggetto sessuale. La sua attività è dipesa finora da un certo numero di istinti e di zone erogene separati, che, indipendentemente gli uni dalle altre, hanno perseguito un certo tipo di piacere come loro unico scopo sessuale. Ora, però, appare una nuova meta sessuale, e tutti gli istinti componenti si alleano per raggiungerla, mentre le zone erogene vengono assoggettate al primato della zona genitale.
[Sigmund Freud, Tre saggi sulla sessualità, traduzione di Jean Sanders, Leonardo Breccia e Delia Agozzino, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992.]

II traduzione[modifica]

Con l'inizio della pubertà si verificano quei cambiamenti destinati a portare la vita sessuale infantile alla sua configurazione definitiva normale. La pulsione sessuale era finora prevalentemente autoerotica; ora trova un oggetto sessuale. Finora agiva partendo da singole pulsioni e zone erogene che cercavano, indipendentemente l'una dall'altra, un certo tipo di piacere come unica meta sessuale; ora si presenta una nuova meta sessuale, al conseguimento della quale collaborano tutte le pulsioni parziali, mentre le zone erogene soggiacciono al primato della zona genitale.
[Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale, traduzione di Christiane Csopey, RCS Quotidiani, 2010.]

Un ricordo d'infanzia di Goethe da "Poesia e Verità" di Goethe (1917)[modifica]

  • Potremmo quindi pensare che il lancio del vasellame dalla finestra fosse un'azione simbolica, o per meglio dire, un'azione magica con la quale il bambino (sia Goethe che il mio paziente) dava espressione violenta al suo desiderio di liberarsi di un fastidioso intruso.
  • Ho comunque già rilevato altrove che se un uomo ha ricevuto tutto l'affetto della madre, conserva per tutta la vita una sensazione di trionfo, una fiducia nel successo che non di rado gli procura effettivamente successo. Ed è possibile che Goethe abbia dato questo titolo alla sua autobiografia: «La mia forza ha le sue radici nel mio rapporto con mia madre».

[in Psicoanalisi dell'arte e della letteratura]

Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci (1910)[modifica]

  • Egli [Leonardo] era gentile con tutti; si dice che rifiutasse di mangiare carne, poiché non riteneva giusto privare della vita gli animali; e provava un piacere particolare nel comprare gli uccelli al mercato e poi liberarli.
  • I suoi affetti erano controllati e sottoposti all'istinto di ricerca; egli non amava e non odiava, ma si chiedeva l'origine e il valore di ciò che doveva amare od odiare. Per questo egli era costretto al principio a sembrare indifferente al bene e al male, alla bellezza e alla bruttezza.
  • Il nocciolo della sua natura ed il suo segreto sembrerebbe risiedere nel fatto che egli riuscì, dopo che la sua curiosità era stata resa attiva durante l'infanzia al servizio degli interessi sessuali, a sublimare la maggior parte della sua libido in una brama di ricerca. Ma certamente non è facile dimostrare la validità di questa teoria.
  • Cerchiamo di chiarire quanto viene proposto qui. E possibile che Leonardo fu affascinato dal sorriso di Monna Lisa perché destava qualcosa che era rimasta a lungo addormentata nella sua mente, probabilmente un vecchio ricordo. Questo ricordo era di importanza tale che egli non riuscì più a liberaisene una volta ridestato; egli era continuamente costretto a dargli nuova espressione.
  • Dobbiamo espressamente insistere che non abbiamo mai considerato Leonardo un nevrotico o, con goffa espressione, un «malato di nervi». Chi protesta per la nostra audacia troppo grande nell'esaminarlo alla luce delle scoperte fatte nel campo della patologia, è ancora attaccato ai pregiudizi che oggi abbiamo giustamente abbandonato. Non pensiamo più che malattia e salute, persone normali e nevrotiche, si possano distinguere nettamente, né che i tratti nevrotici debbano necessariamente costituire indizi di una generale inferiorità.

[in Psicoanalisi dell'arte e della letteratura]

Incipit di alcune opere[modifica]

Il caso del piccolo Hans (1909)[modifica]

In queste pagine mi propongo di descrivere il corso della malattia e la guarigione di un giovanissimo paziente. Per l'esattezza, la storia di questo caso clinico non è tratta dalle mie osservazioni personali. È vero che io ho dato le direttive del trattamento e che vi ho preso parte direttamente, ma una volta soltanto, in occasione di un colloquio col bambino; però il trattamento vero e proprio è stato condotto dal padre e a lui va la mia sincera gratitudine per avermi concesso di pubblicare le sue note sul caso.

Il caso di Dora (1901)[modifica]

Nel 1895 e nel 1896 ho avanzato alcune ipotesi sulla patogenesi dei sintomi isterici e sui processi mentali che si manifestano nell'isteria; da allora sono passati molti anni, per cui, nel propormi ora di concretare queste vedute in una relazione dettagliata di un caso clinico e del suo trattamento, non posso fare a meno di introdurre alcune considerazioni preliminari, in parte con il proposito di giustificare da diversi punti di vista il passo che sto facendo, in parte per soddisfare la curiosità che esso ha creato.

Il motivo della scelta degli scrigni (1913)[modifica]

Recentemente due scene tratte da una commedia e da una tragedia di Shakespeare mi hanno offerto lo spunto per impostare e risolvere un piccolo problema.
La prima scena è quella della scelta fra i tre scrigni che i corteggiatori fanno ne Il Mercante di Venezia. Per ordine del padre, la bella e saggia Porzia è costretta a sposare il corteggiatore che sceglierà lo scrigno giusto. I tre scrigni sono d'oro, d'argento e di piombo: lo scrigno giusto è quello che contiene il suo ritratto.
[In Psicoanalisi dell'arte e della letteratura]

Il motto di spirito (1905)[modifica]

Chiunque abbia avuto occasione di interessarsi della luce che le opere di estetica e di psicologia possono gettare sulla essenza del motto di spirito e sulla natura delle sue relazioni, dovrà probabilmente ammettere che esso non ha ricevuto neppure una piccola parte della considerazione filosofica che merita in rapporto al ruolo che ha nella nostra vita spirituale. Si può fare il nome di ben pochi pensatori che abbiano approfondito lo studio di questo problema. Tuttavia, tra coloro che si sono occupati dei motti di spirito, vi sono scrittori famosi, come il romanziere Jean Paul (Richter) e i filosofi Theodor Vischer, Kuno Fischer e Theodor Lipps. Ma anche in questi autori l'argomento «motti di spirito» resta sullo sfondo, mentre l'interesse principale della loro ricerca è rivolto al problema del comico, più vasto ed attraente.

Ipnosi (1891)[modifica]

Sarebbe uno sbaglio considerare facile l'applicazione dell'ipnosi a fini terapeutici; al contrario, la tecnica dell'ipnotizzare non presenta difficoltà minori di qualsiasi altro procedimento medico. Il medico che intenda praticare l'ipnosi deve imparare il metodo da una persona esperta di questa tecnica, ed anche allora solo con molta pratica personale potrà ottenere risultati positivi che non si limitino a pochi casi sporadici. Divenuto un ipnotizzatore esperto, egli si disporrà al suo compito con l'atteggiamento serio e deciso di chi è cosciente di fare qualcosa di utile, anzi, in alcuni casi, di necessario.

Isteria (1888)[modifica]

Il termine «isteria» ha origine nei tempi più antichi della medicina ed è un derivato del pregiudizio, superato solo ai giorni nostri, che collega la nevrosi con le affezioni dell'apparato genitale femminile. Nel Medioevo le nevrosi ebbero un ruolo importante nella storia della civiltà; esse apparvero in forma epidemica come se risultassero da un contagio psichico e furono alla base di ciò che vi fu di effettivo nella storia delle ossessioni e della stregoneria.

Psicopatologia della vita quotidiana (1901)[modifica]

I traduzione[modifica]

Nel 1898 ho pubblicato, sulla Monatsschrift für Psychiatrie und Neurologie, un breve articolo intitolato «Il meccanismo psichico della dimenticanza» il cui contenuto, che ora riassumerò, mi servirà come punto di partenza per le mie considerazioni ulteriori. In questo articolo sottomettevo all'analisi psicologica, prendendo lo spunto da un caso sorprendente osservato su me stesso, il fenomeno tanto frequente della dimenticanza passeggera di nomi propri; sono arrivato alla conclusione che il fenomeno — tanto comune e abbastanza irrilevante nella pratica — consistente nel momentaneo blocco di una facoltà psichica (la memoria), può ricevere una spiegazione la cui portata va molto al di là dell'importanza generalmente accordata a tale fenomeno.
[Sigmund Freud, Psicopatologia della vita quotidiana. Dimenticanze, lapsus, sbadataggini, superstizioni, traduzione di Cecilia Galassi, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992]

II traduzione[modifica]

Nell'annata 1898 della "Monatsschrift für Psychiatrie und Neurologie" ho pubblicato un breve articolo sul Meccanismo psichico della dimenticanza, che qui voglio riprendere come punto di partenza per considerazioni ulteriori. Ho in quel lavoro sottoposto ad analisi psicologica il frequente fenomeno della dimenticanza temporanea di nomi propri, in base a un esempio adatto fornitomi dall'auto-osservazione, e sono giunto alla conclusione che il fatto, comune e privo di vera importanza pratica, per cui vien meno una funzione psichica e precisamente quella del ricordare, ammette una spiegazione che va molto al di là di quanto usualmente si ricava dal fenomeno.
[Sigmund Freud, Psicopatologia della vita quotidiana. Dimenticanze, lapsus, sbadataggini, superstizioni ed errori, traduzione di Carlo Federico Piazza, Michele Ranchetti, Ermanno Sagittario, Boringhieri, 1971]

Citazioni su Sigmund Freud[modifica]

  • Ai miei tempi, per cinque marchi ti curava Freud in persona. Per dieci marchi, ti curava e ti stirava i pantaloni. Per quindici marchi, Freud lasciava che tu curassi lui, e questo includeva una scelta fra due contorni. (Woody Allen)
  • Bisogna distinguere nettamente il Freud geniale inventore della psicanalisi e il Freud teorico della religione. Egli gode immeritatamente, nel secondo campo, della fama meritatamente conquistata nel primo. Notiamo anzitutto che l'atteggiamento di Freud verso la religione non è il risultato delle sue analisi psicologiche, perché le precede. È risaputo che, quanto alla sostanza, egli aveva già chiaro il suo punto di vista fin dall'inizio e non l'ha mai cambiato. [...] Nel suo trattamento della religione, egli trasgredisce quei criteri scientifici che altrove difende con tanto accanimento, fondandosi su ipotesi e voci del tutto indimostrabili, come quella dell'uccisione di Mosè da parte dei suoi connazionali. (Raniero Cantalamessa)
  • Chiesero un giorno a Sigmund Freud di sintetizzare la sua "ricetta" per difendere l'uomo dai mali oscuri che affiorano dal profondo. «Lieben und arbeiten, amare e lavorare» fu la risposta del fondatore della psicoanalisi.
    È, guarda caso, la stessa formula proposta all'uomo dal Nuovo Testamento, che pone al centro del suo messaggio amore e lavoro. Meno conosciuto, forse, questo secondo aspetto, tanto che la frase di Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi («Chi non vuole lavorare, nemmeno mangi») è spesso attribuita a Lenin. Attribuzione errata ma, ci pare, altamente significativa. (Vittorio Messori)
  • Come dice Freud, "Chi cita, ha bisogno di fare sesso". (Rat-Man)
  • Freud non pensava che l'Io potesse esser già presente alla nascita ed aveva attribuito all'organismo delle funzioni che, secondo me, possono esser esplicate solo dall'Io. (Melanie Klein)
  • Freud scopre il desiderio come libido, desiderio che produce; ma non smette di ri-alienare la libido nella rappresentazione familiare (Edipo). La psicoanalisi è la stessa storia dell'economia politica come la vede Marx: Adam Smith e Ricardo scoprono l'essenza della ricchezza come lavoro che produce e non smettono di ri-alienarla nella rappresentazione della proprietà. (Félix Guattari)
  • Freud trasformò in lettino l'inginocchiatoio del confessionale e lo rese più comodo. Credo che sia qui il grande beneficio della psicoanalisi. (Anacleto Verrecchia)
  • In questa misura appunto la psichiatria del XIX secolo converge realmente verso Freud, il primo ad aver seriamente accettato la realtà della coppia medico-malato. Mentre il malato mentale è interamente alienato nella persona del suo medico, il medico dissipa la realtà della medicina mentale nel concetto critico di follia. Verso il medico Freud ha fatto confluire tutte le strutture approntate da Tuke e Pinel nell'internamento. Ha certo liberato il malato dall'esistenza manicomiale ove l'avevano alienato i suoi "liberatori"; ma non lo ha liberato da quel che questa esistenza aveva di essenziale; ne ha radunati i poteri li ha tesi al massimo annodandoli tra le mani del medico; ha creato la situazione psicanalitica in cui, grazie a un geniale cortocircuito, l'alienazione diviene disalienazione, perché, nel medico, essa diventa soggetto. Il medico, in quanto figura alienante, rimane la chiave della psicanalisi. Forse proprio perché non ha soppresso quest'ultima struttura, e vi ha ricondotto tutte le altre, la psicanalisi non può, non potrà intendere le voci della déraison, né decifrare intrinsecamente i segni dell'insensato. La psicanalisi può sciogliere alcune forme di follia; ma rimane estranea al lavoro sovrano della déraison. (Michel Foucault)
  • Inoltre dobbiamo essere grati a Freud per averci fatto rilevare l'importanza dei sogni. (Carl Gustav Jung)
  • L'uomo desidera intensamente essere ascoltato. Anche per Freud la terapia migliore è quella che passa per l'ascolto. Fu lui a dire che il migliore psicanalista è colui che sa ascoltare senza interrompere mai. (Mario Canciani)
  • L'uso fatto da Freud nel mito di Edipo ha illuminato qualcosa di più che la natura degli aspetti sessuali della personalità umana. Grazie alle sue scoperte è possibile, riesaminando il mito, scorgere in esso elementi che non furono messi in rilievo nelle prime indagini perché erano tenuti troppo in ombra dalla componente sessuale del dramma. (Wilfred Bion)
  • Mio fratello è figlio unico [...] perché è convinto che anche chi non legge Freud può vivere cent'anni. (Rino Gaetano)
  • Non è affatto vero che io provenga esclusivamente da Freud. La mia impostazione scientifica e la teoria dei complessi precedono il mio incontro con Freud. I maestri che mi hanno influenzato in maggior misura sono Bleuer, Pierre Janet e Théodore Flournoy. (Carl Gustav Jung)
  • Per lui l'esistenza del complesso di Edipo è una legge universale. (Jacques Maritain)
  • Quando Sigmund Freud tentò di analizzare i motivi del comportamento sociale umano e di renderne comprensibili le sue cause [...] fu accusato di mancanza di rispetto, materialismo cieco e persino di tendenze pornografiche. L'umanità difende il concetto che ha di sé con tutti i mezzi ed è davvero opportuno predicare l'humilitas e cercare seriamente di far saltare per aria tutti gli ostacoli che si oppongono all'autoconoscenza. (Konrad Lorenz)
  • Tutta la filosofia di Freud poggia su di un pregiudizio: la negazione violenta della spiritualità e della libertà. (Jacques Maritain)

Note[modifica]

  1. Citato in Lodovico De Cesare, Lo psicanalista senza divano, Historia, luglio 1978, n. 245, Cino del Duca editore.
  2. Da Azioni ossessive e pratiche religiose.
  3. Dalla lettera ad Einstein del settembre 1932, in Perché la guerra?, pp. 85-87.
  4. Da Opere, vol. 3, pp. 328 e 376; citato in Claudio Tugnoli (a cura di), Zooantropologia: Storia, etica e pedagogia dell'interazione uomo/animale, FrancoAngeli, Milano, 2003, p. 56.
  5. Citato in Corrado Augias, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione, Mondadori, Milano, 2008.
  6. Dalla lettera a Ferenczi del 2 gennaio 1927; citato in Perché la guerra?, p. 12.
  7. Da Lettera di Freud a Pfister, 25 dicembre 1920, in premessa a Al di là del principio del piacere.
  8. Da Il Perturbante.
  9. a b c Da Introduzione alla psicanalisi.
  10. Da The psychogenesis o a case o female homosexuality, in The International Journal of Psycho-analysis, vol. I, n. 2, 1920, p. 125; citato in Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale (1977), a cura di Paola Mieli e Gianni Rossi Barilli, Feltrinelli, 2002.
  11. Da Il futuro di un'illusione.
  12. Da Tre saggi, p. 37.
  13. Da Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio.
  14. Citato in Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove, Einaudi, 2008.
  15. Citato in John D. Barrow, I numeri dell'universo, Mondadori, 2004.
  16. Da Introduzione alla psicoanalisi, Nuova serie di lezioni; citato in Alain Daniélou, Śiva e Dioniso, traduzione di Augusto Menzio, Ubaldini Editore, 1980.
  17. Da L'io e i meccanismi di difesa.
  18. Da Introduzione alla psicoanalisi, Vol. II, Parte III, Lez. 34, p. 183, Schiarimenti, applicazioni, orientamenti, 1932.
  19. Citato in Enzo Biagi, Buoni e cattivi, BUR, 1991, p. 169.
  20. Dalla lettera a Fliess del 14 aprile 1898, in Lettere a Wilhelm Fliess.
  21. Citato da Antonio Spinosa in La Gioconda sono io, La Fiera letteraria, n. 43, 5 dicembre 1971.
  22. a b Da L'interpretazione dei sogni.
  23. Da Considerazioni attuali sulla guerra e la morte (1915), in Perché la guerra?, p. 26.
  24. Citato in Friedrich Nietzsche, Autobiografia attraverso le lettere, a cura di Carla Buttazzi, Piemme, 1995.
  25. a b Citato in IrreLombardia.it, L'esperienza della Krisis nella "Grande Vienna" – Come vecchi viennesi di Fabrizio Bacciola
  26. L'unico termine appropriato della lingua tedesca, Lust, è sfortunatamente ambiguo, ed è usato per denotare sia l'esperienza del bisogno sia quella di appagamento.
  27. L'unica parola che nella lingua tedesca sia adatta, «Lust», ha purtroppo svariati significati e designa tanto la sensazione del bisogno quanto quella del soddisfacimento.

Bibliografia[modifica]

  • Sigmund Freud, Aforismi e pensieri, a cura di Massimo Baldini, Newton Compton, 1994. ISBN 8879836331
  • Sigmund Freud, Al di là del principio del piacere (Jenseits des Lustprinzips), traduzione di Aldo Durante, Newton Compton editori, 1988.
  • Sigmund Freud, Autobiografia, traduzione di Renata Colorni in Opere vol. 10, Boringhieri, Torino 1978.
  • Sigmund Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte traduzione di Cesare Musatti, Opere V e VIII, Bollati Boringhieri, Torino 1989.
  • Sigmund Freud, «Il caso del piccolo Hans». Analisi di una fobia in un bambino di cinque anni, traduzione di Celso Balducci, in Opere 1905/1921, Newton Compton, 1992.
  • Sigmund Freud, «Il caso di Dora». Frammento di analisi di un caso di isteria, traduzione di Pietro Stampa, in Opere 1905/1921, Newton Compton, 1992.
  • Sigmund Freud, Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio, traduzione di Pietro L. Segre, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992.
  • Sigmund Freud, Introduzione al narcisismo, traduzione di Aldo Durante, Jean Sanders e Leonardo Breccia, NET, 1992
  • Sigmund Freud, Ipnosi, traduzione di Cecilia Galassi e Antonella Ravazzolo, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992.
  • Sigmund Freud, Isteria, traduzione di Celso Balducci e Alessandra Ozzola, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992.
  • Sigmund Freud, Oskar Pfister, L'avvenire di un'illusione (Die Zukunft einer Illusion, 1927), traduzione di Sandro Candreva, Bollati Boringhieri, Torino, 1990, ISBN 8833905497.
  • Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni, traduzione di Antonella Ravazzolo, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992.
  • Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni (Der Traumdeutung), traduzione di Elvio Fachinelli e Herma Trettl, L'Unità/Bollati Boringhieri, 1994.
  • Sigmund Freud, Perché la guerra? (carteggio con Einstein) e altri scritti, traduzione di Cesare L. Musatti, Silvano Daniele, Sandro Candreva ed Ermanno Sagittario, editore Paolo Boringhieri, Torino, 1975.
  • Sigmund Freud, Psicoanalisi dell'arte e della letteratura, traduzione di Antonella Ravazzolo e Celso Balducci, Grandi Tascabili Economici Newton, 1993.
  • Sigmund Freud, Psicopatologia della vita quotidiana. Dimenticanze, lapsus, sbadataggini, superstizioni ed errori, traduzione di Carlo Federico Piazza, Michele Ranchetti, Ermanno Sagittario, Boringhieri, 1971.
  • Sigmund Freud, Psicopatologia della vita quotidiana. Dimenticanze, lapsus, sbadataggini, superstizioni, traduzione di Cecilia Galassi, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992.
  • Sigmund Freud, Totem e tabù, a cura di G. Berrettoni, Fratelli Melita Editori, 1991.
  • Sigmund Freud, Tre saggi sulla sessualità (Drei Abbändlungen zur Sexualtheorie), traduzione di Jean Sanders, Leonardo Breccia e Delia Agozzino, TEN, 1989. ISBN 8879830740
  • Sigmund Freud, Tre saggi sulla sessualità, traduzione di Jean Sanders, Leonardo Breccia e Delia Agozzino, in Opere 1886/1905, Newton Compton, 1992.
  • Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale, traduzione di Christiane Csopey, RCS Quotidiani, 2010.

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