Jean Vanier

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Jean Vanier (1928 – vivente), religioso canadese.

  • Oggi vorrei dire grazie anche a Teresa. Curiosamente io non la vedo come una grande santa. La vedo come povera, allo stesso tempo molto bella e molto fragile e angosciata. Da questa sua debolezza è scaturita la fiducia. Per me è qui il mistero e la bellezza di Teresa. Ed io l'amo come povera ed ho bisogno di lei come povera. (dalla Conferenza tenuta al Colloquio Internazionale di Lisieux, settembre 1996)

Il corpo spezzato[modifica]

  • Con la nostra capacità di amare sono risvegliate anche la nostra vulnerabilità e sensibilità più profonda.
  • L'amore è dolce e bello ma può essere accompagnato da una terribile paura: la paura dell'avvenire e del rischio di andare troppo oltre, la paura che il tutto conduca soltanto alla morte della nostra cosiddetta libertà, la paura di essere feriti, perché amare significa diventare vulnerabili. Amare è sempre un rischio.
  • Meglio sapere chi siamo realmente, conoscere le tenebre che ci abitano, accettarle e affrontarle, piuttosto che pretendere che non esistano e organizzare la vita in modo tale che le tenebre restino nascoste. In questo modo non faranno altro che aggravarsi e governeranno la nostra vita a livello inconscio fino a quando, forse, riappariranno sotto un'altra forma.
  • Quando tocchiamo le nostre tenebre – così profonde, così terribili – ci vergogniamo talmente da voler fuggire.

[Jean Vanier, Il corpo spezzato, Jaka Book, 1990]

La comunità[modifica]

  • Finché si era soli si poteva credere di amare tutti quanti.
  • In ognuno di noi c'è una profonda ferita d'amore, un grido per essere considerato, apprezzato e guardato come unico ed importante.
  • In una comunità ciò che conta sono le persone e la loro crescita, più che le leggi ed i regolamenti.
  • La comunità è il luogo dove sono rivelati i limiti, le paure e l'egoismo di una persona.
  • Non si può crescere interiormente se non ci si impegna con altri ed accanto ad altri.
  • Quando una comunità non è altro che un luogo di lavoro è in pericolo.

[Jean Vanier, La comunità. Luogo del perdono e della festa, traduzione di Manuela Bartesaghi, Editoriale Jaca Book, 1991]

Intervista Chi cura le persone depresse deve affrontare le proprie miserie, in Zenit, 13 febbraio 2007
  • Bisogna amare le persone nella loro depressione. È il modo migliore per aiutarli ad uscirne. Quindi, la prima cosa da fare per aiutare una persona è iniziare a cambiare noi stessi.
  • L'essere umano è nato piccolo e morirà piccolo. Siamo noi pronti ad accogliere la nostra fragilità come essa è veramente?
  • Quando si vuole cambiare le persone, invece di amarle come esse sono, si corre sempre il rischio di un rifiuto da parte loro.
  • Se si pongono questi valori unicamente nella riuscita, nella forza, etc, si sta trascurando una parte di se stessi, una parte che è il bambino, che è la donna più fragile, che è una persona vulnerabile.
  • Si rifiutano i deboli, si vogliono scartare gli anziani, si vogliono scartare i portatori di handicap e si vogliono scartare le nostre fragilità. E allora, come aiutare le persone a ritrovare il significato di "essere umano"?
  • Una persona depressa è ciò che chiamerei un "handicappato dell'affanno". La depressione è una malattia dell'affanno, dell'energia.
Intervista e traduzione di Christophe Chaland, Christophe Chaland a recontre Jean Vanier, in Panorama, Bayardpresse, marzo 2008
  • La resurrezione è iniziata quando ciò che era di più orrendo diventa sorgente di grazia.
  • Sono coloro che sono stati rifiutati a farci entrare in un incontro con Dio.
  • Si ha l'impressione, in questo mondo, di non esistere se non si riesce. Ma il fondo dell'essere umano è la relazione.
  • La pedagogia profonda dell'Arca, sta proprio qui: dire alle persone "Sono molto contento di vivere con te!".
  • Diventare amico di qualcuno che è stato rifiutato ci trasforma.
  • Lasciar cader i propri muri interiori, qui sta tutta la vita cristiana.
  • In ogni persona c'è qualcosa dell'infinito, qualcosa di molto bello, di universale. Poi, si scopre anche un Dio vulnerabile e debole.
  • La Chiesa non ha assolutamente bisogno di essere protetta, difesa. È la Chiesa di Gesù.
  • L'importante non è trovare soluzioni a tutti i problemi ma creare legami e scoprire che questo legame mi cambia e mi apre.
  • Sono uno che ha bisogno di pregare. Non soltanto di pregare ma anche bisogno di comprendere.
Intervista di Jesús Colina, traduzione di Roberta Sciamplicotti, Nell'Eucaristia Gesù mi ama per come sono, in Zenit, 20 giugno 2008
  • Abbiamo sperimentato che se prestiamo attenzione alle necessità più profonde delle persone con handicap possiamo vedere il loro desiderio di comunione al momento dell'Eucaristia.
  • I più deboli nella Chiesa, i meno presentabili e quelli che nascondiamo sono indispensabili per la Chiesa e devono essere onorati.
  • I poveri, con il grido che lanciano per intavolare relazioni, ci danno fastidio. Se li ascoltiamo, risvegliano il nostro cuore e la nostra mente affinché formiamo insieme la Chiesa, il corpo di Cristo, fonte di compassione, bontà e perdono per tutti gli esseri umani.

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