Marco Anneo Lucano

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Marco Anneo Lucano (39 – 65), poeta latino.

Indice

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  • A voi [I druidi] solo è dato sapere la verità sugli dei e sulle divinità del cielo. Vostra dimora sono le macchie più riposte delle foreste più remote. Voi insegnate che le anime non cadono nelle silenti sedi dell'erebo o nei pallidi regni del sotterraneo Dite, ma che lo spirito passa a reggere altre membra in un altro mondo: la morte, se è vero ciò che insegnate, è il punto intermedio di una lunga esistenza.

[modifica] Farsaglia

[modifica] Incipit

Guerre civili combattute sui campi d'Emazia per spazi più vasti delle precedenti. Potere legale accordato al delitto, noi li facciamo oggetto del nostro canto; e così pure il popolo romano che, nel pieno vigore, contro le viscere sue ha rivolto la mano destra abituata a vincere. Poi schiere di combattenti legati fra loro da vincoli di sangue e la gara intrapresa una volta rotto il patto di regno, servendosi delle forze di tutto il mondo affinché a commettere la nefandezza fossero tutti; e così pure insegne romane che si sono fatte contro altre insegne romane, aquile contrapposte in uno scontro da gladiatori, giavellotti romani contro altri giavellotti romani.

[modifica] Citazioni

  • In se magna ruunt.
La grandezza precipita su se stessa. (I, 81)[1]
  • Victrix causa deis placuit, sed victa Catoni.
La causa del vincitore piacque agli dei, quella del vinto a Catone. (I, 128) [1]
  • Agnoscere solis | permissum, quos iam tangit vicinia fati, | victurosque dei celant, ut vivere durent, | felix esse mori
Riconoscere che il morire sia motivo di felicità è consentito soltanto a coloro sui quali incombe la fine prossima: gli dei infatti nascondono ciò a quelli destinati a vivere ancora, perché possano continuare a farlo. (IV, 517-520)[1]
  • Audendo magnus tegitur timor.
Con l'ardire si può nascondere un grande timore. (IV, 702) [1]
  • Multos in summa pericula misit | venturi timor ipse mali.
La paura del male futuro ha spinto molti nei rischi più gravi. (VII, 104-105) [1]
  • Iuppiter est, quodcumque vides, quodcumque moveris.
Giove è tutto quello che vedi ed ogni movimento che compi. (IX, 580) [1]

[modifica] Note

  1. a b c d e f Lucano, La guerra civile, a cura di R. Badalì, Torino, UTET, 2006.

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