Poul Anderson

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Poul William Anderson

Poul William Anderson (1926 – 2001), scrittore statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

Cacciatore di libertà[modifica]

Dopo aver messo in ordine, uscii fuori per dare un'occhiata alla serata. Mi ero trasferito qui solo da pochi giorni. Prima ero stato nei boschi. Ora mi trovavo al limitare della zona ricoperta dalla vegetazione, e avevo avuto appena il tempo di sistemarmi – rimontare la capanna e i mobili, esplorare la zona, disporre i rivelatori, far abituare i polmoni all'aria più fine. Stentavo ancora a trovare la mia giusta dimensione.

I guardiani del tempo[modifica]

Il signor Gordon disse: – Si tratta di un lavoro alquanto insolito. E di natura delicata. Posso fidarmi che manterrete il segreto?
– Dipende dal genere di segreto – rispose Manse Everard.
Il signor Gordon sorrise. Un sorriso strano. Una specie di sottile curvare di labbra che a Everard risultò nuovo. Il signor Gordon parlava un inglese perfetto, indossava un vestito normalissimo, ma in lui c'era un che di straniero dovuto a qualcosa di più che alla sua pelle scura, agli zigomi alti, e al contrasto degli occhi mongolici sopra il sottile e dritto naso europeo. Difficile classificarlo.

I nomadi dell'infinito[modifica]

C'è un pianeta oltre gli estremi limiti dell'universo conosciuto. Si chiama Rendezvous.
Agli occhi degli uomini, pochi mondi sono più incantevoli di Rendezvous. Quando le stanche astronavi solitarie, cariche di uomini stanchi e solitari, ci arrivarono dopo il lungo viaggio attraverso lo spazio, i terrestri videro spiccare fra le grandi, gelide costellazioni una stella gialla. Si avvicinarono, e l'astro aumentò di luminosità.
Il pianeta di quel sole ingrandiva sotto gli occhi mentre le astronavi continuavano la manovra di accostamento, finché divenne simile a un rotondo scudo di zaffiro circondato da nubi, striato dalle acque, percorso dai venti, cinto di montagne nebbiose.

I proteiformi[modifica]

Dopo un breve crepuscolo, la notte venuta dall'Atlantico dilagò sul mondo.
Alcune luci si accesero nella città, ma la maggior parte di essa rimase nelle tenebre. I punti luminosi erano più numerosi in cielo che sulla Terra, quando le stelle s'accesero.
Sua Grandezza Intelligenza Suprema, Signore del Sistema Solare, aprì la finestra, si appoggiò sui gomiti per contemplare le costellazioni respirare l'aria calda e pesante che arrivava dalle illimitate profondità del Brasile.

I re[modifica]

Per sua fortuna, Diaz stava guardando dalla parte opposta quando il missile esplose. Era troppo lontano per rimanere cieco in modo permanente, ma le ustioni della retina avrebbero impiegato più di una settimana a guarire. Vide il bagliore riflesso nelle sue lenti da vista. Se fosse stato un combattente di terra si sarebbe appiattito al suolo cercando di scavare un foro a unghiate. Ma lì non c'era terra, né sotto né sopra, non c'era modo di nascondersi né di ripararsi su quel brandello di astronave che girava in orbita nelle tenebre al di là di Marte.

Il gioco di Saturno[modifica]

— La Città di Ghiaccio è ora al mio orizzonte — dice Kendrick. Le torri hanno un bagliore azzurro. — Il mio grifone allarga le ali per planare. — Il vento fischia fra quei grandi pinnacoli dai colori dell'arcobaleno. Il manto gli viene sospinto indietro sulle spalle e l'aria penetra nella cotta di maglia permeandolo di freddo. — Mi piego in avanti e cerco di scorgerti. — La lancia che stringe in pugno la bilancia: la punta dell'arma brilla pallidamente per la luce lunare che il martello di Wayland Smith ha imprigionato in essa.

Il popolo del vento[modifica]

«Non puoi andartene adesso», disse al figlio Daniel Holm. «Da un giorno all'altro potremmo trovarci in guerra. Forse già lo siamo».
«È proprio per questo che devo andare», rispose il giovane. «Stanno convocando i Khruath in ogni parte del pianeta. E dove altro potrei recarmi, se non dal mio gruppo?».

Il ritorno dell'«Explorer»[modifica]

L'astronave riemerse dall'iperspazio, nell'oscurità punteggiata di stelle. Per un lungo momento nessuno parlò. «Dov'è finito il sole?» disse infine qualcuno.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Il secondo libro dei mercanti spaziali[modifica]

Il Grande Ammiraglio Syranax hyr Urman, Comandante in Capo ereditario della Flotta di Drak'ho, Pescatore dei Mari Occidentali, Guida dei Sacrifici, Oracolo della Stella Polare distese le ali e le richiuse di nuovo con uno scatto. Le carte posate sul suo tavolo svolazzarono come fiocchi di neve.

L'avamposto dell'Impero[modifica]

— Non ci sono draghi in volo — disse Karlsarm guardando in alto. Intorno a lui, la nebbia era ancora abbastanza sottile da per­mettergli di intravvedere il messaggero. Le sue ali gettavano un'ombra attraverso il blu della notte e su quelle poche stelle, co­me la lucente Spica e la rossa Betelgeuse, che erano troppo vicine e troppo brillanti per essere oscurate. Il silenzio era così profondo che poteva sentire il fruscio delle ali del messaggero.

La luna dei cacciatori[modifica]

*** Adesso entrambi i soli erano tramontati e le montagne occidentali erano divenute un'onda di oscurità, immota, come se il freddo dell'Oltre l'avesse sfiorata e congelata nel momento in cui si sollevava, una prima barriera marina sulla via di fuga verso la Promessa. Il cielo si stendeva purpureo al di sopra dell'onda, illuminato dalle prime stelle e da due piccole lune, dai contorni color ocra e con le gobbe crescenti argentate come la Promessa stessa. Verso est, il cielo rimaneva azzurro, e proprio in quella direzione, appena al di sopra dell'oceano, Ruii era illuminato quasi completamente, le sue strisce rese luminose là dove attraversavano il Suo bagliore carminio: sotto di Esso, il bagliore che ne derivava faceva tremolare le acque rendendo visibile il vento.

La saga di Hrolf Kraki[modifica]

C'era una volta un uomo chiamato Eyvind il Rosso, che viveva nel Dane agu d'Inghilterra, la regione di diritto danese, al tempo in cui era re Æthelstan. Suo padre era Svein Kolbeinsson, giunto in quelle terre dalla Danimarca dove spesso ritornava per i suoi commerci. Quando fu abbastanza grande, Eyvind cominciò ad accompagnarlo; ma ben presto, impaziente e desideroso di farsi un nome più di quanto lo fosse suo padre, prese servizio presso il re. Gli bastarono pochi anni per salire in alto, fino a che nella battaglia di Brunanburh combatté così valorosamente e guidò i suoi seguaci con tale capacità e coraggio che Æthelstan gli accordò la sua amicizia e gli chiese di restare con lui alla reggia. Ma Eyvind, incerto se fare questa scelta definitiva, domandò licenza di tornare a casa per far visita alla sua famiglia.

Lo scudo del tempo[modifica]

1987 d.C.
Forse ritornare a New York proprio il giorno dopo esserne partito era stato un errore. Perfino lì, in quel momento, la primavera era troppo bella. Un tramonto come quello non era certo l'ideale se si era da soli, con l'unica compagnia dei propri pensieri. La pioggia aveva pulito l'aria, e dalle finestre aperte filtrava un lieve sentore di fiori in boccio e di erba appena tagliata. Le luci e i rumori della strada sottostante erano in qualche modo attutiti, somigliavano quasi allo scroscio incessante e monotono dell'acqua di un fiume. Manse Everard decise di uscire.

Quoziente 1000[modifica]

La trappola si era chiusa al tramonto. Nelle ultime luci vermiglie, il coniglio si era dibattuto disperatamente tra le pareti fino a che, sopraffatto dalla paura e dalla stanchezza, si era accasciato sfinito, con il piccolo cuore che sembrava impazzito. Non diede altro segno di vita fino al sopraggiungere della notte e delle stelle. Ma, al sorgere della luna, i suoi occhi ne rispecchiarono la fredda luce e scrutarono la foresta attraverso le ombre misteriose.

Tre cuori e tre leoni[modifica]

Si svegliò lentamente. Per qualche tempo restò sdraiato, ignaro di tutto, ad eccezione del dolore che provava alla testa. Poco per volta la vista gli ritornò, e si accorse che davanti a lui c'era la base di un albero. Si girò, e il fitto tappeto di foglie scricchiolò lievemente sotto di lui. L'odore della terra, del muschio umido, gli solleticò il naso.

Bibliografia[modifica]

  • Poul Anderson, Cacciatore di libertà, traduzione di Marina Nunzi, in "Storie del Pianeta Azzurro", a cura di Sandro Pergameno, Ed. Nord, 1987.
  • Poul Anderson, I guardiani del tempo, traduzione di Andreina Negretti, Mondadori.
  • Poul Anderson, I nomadi dell'infinito, traduzione di Andreina Negretti, Mondadori.
  • Poul Anderson, I proteiformi, [traduttore non indicato], Mondadori, 1970.
  • Poul Anderson, I re, traduzione di Beata della Frattina, in AA.VV., "C'è sempre una guerra", Mondadori, 1966.
  • Poul Anderson, Il gioco di Saturno, traduzione di Annarita Guarnieri, in "I Premi Hugo 1976-1983", a cura di Sandro Pergameno, Ed. Nord, 1991.
  • Poul Anderson, Il popolo del vento, traduzione di Maurizio Nati, Fanucci, 1994. ISBN 8834703979
  • Poul Anderson, Il secondo libro dei mercanti spaziali. La guerra degli uomini alati., traduzione di Roberta Rambelli, Nord.
  • Poul Anderson, L'avamposto dell'Impero, traduzione di M. Cristina Pietri, in "I guerrieri delle galassie", a cura di Sandro Pergameno, Ed. Nord, 1986. ISBN 884290595X
  • Poul Anderson, La luna dei cacciatori, traduzione di Annarita Guarnieri, in "I Premi Hugo 1976-1983", a cura di Sandro Pergameno, Ed. Nord, 1991.
  • Poul Anderson, La pattuglia del tempo, traduzione di Andreina Negretti e Vittorio Curtoni, Mondadori, 1995. ISBN 8804403462
  • Poul Anderson, La saga di Hrolf Kraki, traduzione di Silvia Lalia, Urania Fantasy n. 76 (settembre 1994), Arnoldo Mondadori Editore, Milano.
  • Poul Anderson, Lo scudo del tempo, traduzione di Stefano Massaron, Mondadori, 1996. ISSN 11233290
  • Poul Anderson, Quoziente 1000, traduzione di Giovanni Scimone, Mondadori, 1978.
  • Poul Anderson, Tre cuori e tre leoni, traduzione di Roberta Rambelli, Ed. Nord, 1979.

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Opere[modifica]