Adriano La Regina

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Adriano La Regina (1937 – vivente), archeologo, etruscologo e accademico italiano.

Roma, la conservazione dei monumenti antichi[modifica]

Citazioni[modifica]

  • In tutta la sua storia poche volte come oggi[1] Roma ha visto incombere il pericolo del proprio dissolvimento. La sensazione non è nuova, perché nelle mutevoli vicende del passato la certezza di eternità altre volte è stata scossa dal presentimento di una fine imminente. Vi sono stati infatti eventi, nei tempi passati, che avrebbero potuto imprimere un corso diverso ad ogni successivo sviluppo della storia se Roma non fosse riuscita ad affermare la propria eternità in una dimensione universale, divenendo meta di interessi ecumenici nell'ambito del potere politico prima, della spiritualità religiosa dopo e, infine, nella tradizione culturale europea della società moderna. Ed è proprio questa sua dimensione universale che si sta ora dissolvendo insieme con i suoi più significativi monumenti antichi. (p. 5)
  • Nella vigente legislazione italiana su tale materia [la tutela dei beni artistici e culturali], che nella sua struttura fondamentale risale agli inizi di questo secolo, sono dunque confluiti molti principî elaborati nei secoli precedenti dalla cultura giuridica degli stati pre-unitari, ma si è affermato soprattutto il principio che i monumenti, le opere d'arte e i documenti che in qualunque modo concorrano a definire un rapporto significativo tra l'identità culturale delle comunità che compongono la nazione e la loro storia, siano essi di proprietà pubblica o privata, sono comunque oggetto di interesse pubblico. ( p. 8)
  • [...] i nostri tempi sono stati testimoni di vandaliche devastazioni sia nella consistenza dei beni culturali, mobili e immobili, sia nell'assetto dell'ambiente, urbano e territoriale. Si sono prodotti in tale maniera danni incalcolabili alla conoscenza storica ed all'uso razionale delle città e del territorio. Roma ha sofferto non meno di tanti altri luoghi. (p. 8)
  • Il traffico [...] non solo contribuisce a produrre il decadimento fisico dei monumenti, ma costituisce in molti casi anche motivo di grave degradazione ambientale, nel senso che esso sottrae ad un uso corretto gli spazi complementari alle singole entità monumentali; quegli spazi che consentono ai monumenti di essere razionalmente utilizzati piuttosto che divenire ingombranti strutture o, nel migliore dei casi, elementi di puro riferimento visuale. (p. 10)
  • [Dopo aver elencato i provvedimenti necessari per sottrarre al traffico le aree di maggior interesse archeologico di Roma] Ciò che resta molto difficile, proprio per la funzione fondamentale che la strada svolge nel traffico urbano, è la cancellazione della via dei Fori imperiali. È questo un assurdo asse stradale creato negli anni trenta per congiungere Piazza Venezia con il Colosseo. Non solo con la sua costruzione si distrusse la Velia, ossia l'altura che congiungeva il colle Oppio con il Palatino – alterando in tal modo la visuale di tanti monumenti: Colosseo, Tempio di Venere e Roma, Basilica di Massenzio – ma nel suo tratto settentrionale la strada è stata sovrapposta al Foro Traiano, al Foro di Augusto, al Foro di Nerva, al Foro di Cesare. (p. 12)

Note[modifica]

  1. Il testo è del 1981.

Bibliografia[modifica]

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