Alessandro di Afrodisia

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Alessandro di Afrodisia (II – III secolo d.C.), filosofo greco antico.

  • Non perché qualcosa di simile si predica di essa, allora l'anima è corporea.[1]
  • Quelli che dicono che è un dato di necessità il fatto che noi siamo buoni o malvagi, quelli che non ci lasciano possibilità alcuna di fare o di non fare quelle azioni per mezzo delle quali diventiamo tali, [...] come potrebbero non concordare che l'uomo – in funzione del quale essi dicono che tutte le altre cose sono state create per aiutarlo a sopravvivere – sia stato generato come il peggiore di tutti gli esseri animati? Se infatti la virtù e il vizio sono in sé una bene e l'altro male, e nessuno egli esseri animati è capace né dell'una né nell'altro, mentre, fra gli uomini, i più sono malvagi e a nascere buoni si racconta siano stati al massimo in uno o in due (strani animali, davvero, questi, che vanno contro la loro natura e che sono più rari della Fenice presso gli Etiopi!); se poi tutti questi uomini malvagi sono ugualmente malvagi fra loro, tanto che non è possibile distinguerli l'uno dall'altro, e se tutti quelli che non sono saggi sono tutti folli, allora come non potrebbe essere l'uomo l'animale più infelice di tutti, dal momento che la malvagità e la follia gli sono state assegnate in sorte come tratti congeniti?[2]
  • Se nei vegetali la corteccia è in funzione del pericarpo, e se il pericarpo è in funzione del frutto, allora essi vengono innaffiati per essere nutriti e vengono nutriti per poter dare i frutti.[3]

Note[modifica]

  1. Da De anima libri mantissa; citato in L'anima degli animali, p. 148.
  2. Da De fato, 28; citato in L'anima degli animali, pp. 159-160.
  3. Da De fato, 23; citato in L'anima degli animali, p. 130.

Bibliografia[modifica]

  • Aristotele, frammenti stoici, Plutarco, Porfirio, L'anima degli animali, a cura di Pietro Li Causi e Roberto Pomelli, Einaudi, Torino, 2015. ISBN 978-88-06-21101-1

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