Andreas Latzko

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Andreas Latzko.
Litografia di Georg Rueter, 1936.

Andor Latzkó noto anche come Andreas Latzko (1876 – 1943), scrittore austro-ungarico.

Uomini in guerra[modifica]

Incipit[modifica]

Era il tardo autunno del secondo anno di guerra nel cortile del lazzaretto di una piccola città austriaca che, ai piedi di una collina boscosa, come se si fosse rifugiata dietro a un paravento, ancora non si era levata l'aspetto assonnato e pacifico. Giorno e notte fischiavano le locomotive, avanzavano verso il fronte i treni gremiti di soldati che cantavano vestiti di tutto punto, di balle di fieno accatastate, dei lamenti del bestiame da macello, vagoni con le munizioni, ben sprangati, bui; nel senso opposto gli altri strisciavano adagio verso casa, segnati dalla croce di sangue che la guerra aveva gettato su pareti e passeggeri.

Citazioni[modifica]

  • «Cos'è stata la cosa più spaventosa, questo vuoi sapere?» sospirò piano mentre all'improvviso si voltò di nuovo verso il filosofo. «La delusione è stata la cosa più spaventosa, la partenza. Non la guerra! La guerra è come deve essere. Ti ha sorpreso che sia crudele? Solo la partenza è stata una sorpresa. Che le donne siano crudeli, questa è stata la sorpresa. Che riescano a sorridere e a gettare le rose; che diano via i loro uomini, i loro figli, i loro bambini che mille volte hanno messo a letto, mille volte hanno coperto, accarezzato, creato da se stesse, questa è stata la sorpresa! Che ci abbiano dato via, che ci abbiano spedito via! Perché tutte si sarebbero vergognate di non avere un eroe; questa è stata la più grande delusione, mio caro. O che credi che saremmo andati se loro non Ci avessero spedito? Lo credi?...» (da La partenza per la guerra, p. 27)
  • Dall'inizio della guerra si era instancabilmente preparato a questo momento, aveva riflettuto giorno e notte, si era detto mille volte che là dove è in gioco qualche cosa di grande la disperazione del singolo non conta, che una guida coscienziosa avrebbe dovuto armarsi di indifferenza. (da Il battesimo del fuoco, p. 36)
  • Ma oggigiorno le cose erano più veloci. Ieri l'altro ancora a Vienna e ora, con il bacio dell'addio ancora sulle labbra, non ancora staccato del tutto, subito nel fuoco. E non alla cieca, non ignari, come i primi! Per questi poveri diavoli la guerra non aveva più segreti. Ognuno aveva morti tra i propri familiari o conoscenti; ognuno aveva già parlato con dei feriti, visto invalidi mutilati, deformati, e di ferite da shrapnel, colpi di sbieco, granate a gas e lanciafiamme ne sapeva più di quanto ne sapessero generali di artiglieria e capitani medici prima della guerra. (da Il battesimo del fuoco, pp. 42-43)
  • Il capitano Marschner si vergognò! Un disgusto profondo, fisico, lo colse per il ruolo che aveva assunto. Cos'altro rimaneva da fare a queste persone semplici, a questi muratori, idraulici e contadini, che piegati senza lungimiranza sulla propria giornata di lavoro avevano tirato avanti, se i signori distinti, i colti, se il capitano Marschner, con le tre stelle dorate al colletto, li assicurava che fosse loro dovere e altamente degno di lode sparare a muratori, idraulici e contadini italiani? (da Il battesimo del fuoco, 44-45)

Explicit[modifica]

Vide gli occhi allargarsi, lo vide guardare meravigliato, proprio come un russo colpito, con la domanda di rimprovero negli occhi: "Ma cosa fai?" Non riuscì a vederlo accasciarsi perché una botta forte proveniente da chissà dove lo colpì con un rombo, come se una cascata d'acqua da un'altezza infinita si fosse abbattuta su di lui frantumandolo. Per un secondo vide ancora il viso di Marcsa, incorniciato da un cerchio in fiamme, poi cadde con il cranio spaccato sul suo signore che ormai giaceva sussultante a terra.

Bibliografia[modifica]

  • Andreas Latzko, Uomini in guerra, Traduzione dal tedesco di Melissa Maggioni, Keller editore, Rovereto (TN), 2014. ISBN 978-88-89767-62-7

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