Attila József

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Attila József nel 1924

Attila József (1905 – 1937), poeta ungherese.

Citazioni di Attila József[modifica]

  • Da centomila anni sto guardando | quello che ora soltanto vedo. | Dunque è un attimo tutto il tempo | che centomila avi in me stanno guardando. || Quello che non videro, intenti a zappare, | a ubbidire, uccidere, ad amare, | e quello che vedono, giù nella materia, | più a fondo di me – bisogna confessarlo. || Ci conosciamo, noi, come la gioia il dolore. | Io possiedo il passato, essi il presente. | Scriviamo versi – mi guidano la penna. | Ricordo, e in me li sento. (da Presso il Danubio[1])
  • In alto ho guardato dal fondo della notte, | verso le ruote dentate dei cieli: | coi fili lucenti del caso cieco | lassù il telaio del passato tesseva le sue leggi. | Al cielo ho rialzato gli occhi | attraverso le nebbie dei miei sogni | e ho visto che sempre si scuce in qualche punto | il tessuto della legge. || Batte l'una di notte, il silenzio è in ascolto. | Potresti ritrovare la tua gioventù, | potresti sognare un po' di libertà | tra gli umidi muri di pietra. Così pensavo | ed ecco, appena mi alzo, | già vedo le stelle e le due Orse, | splendide lassù, | come le sbarre ferree di un carcere. || Ho sentito piangere il ferro | e ho sentito ridere la pioggia, | ho visto fendersi il passato | e ho capito che solo l'immagine | si può dimenticare. Io non so altro che amare | faticando sotto i pesi più gravi. | Oh, coscienza d'oro, perché | bisogna fare un'arma di te? || È un uomo maturo soltanto chi non ha | né padre né madre nel cuore; soltanto chi sa | che la vita ci è data in soprappiù | con la morte e che deve tenerla e restituirla | in qualsiasi momento come un oggetto | rinvenuto; soltanto chi non fa | né il Dio né il prete, né per sé né per gli altri. (da Coscienza[2])
  • Vorrei soltanto dirTi semplicemente, ora, che ci sono anch'io, che son qui, Ti ammiro e non Ti comprendo. | Perché Tu non hai bisogno della nostra ammirazione né del nostro salmodiare. | Perché le rumorose, eterne suppliche tùrbano forse il Tuo orecchio. | Perché altro non sappiamo che supplicare e umiliarci e chiedere. || Sono un tuo semplice servo che Tu puoi anche dare all'inferno. | Sconfinato è il Tuo dominio, sei potente, sei forte, ed anche eterno. | Oh, Signore, dammi in dono il poco e povero me stesso. | Ma, se non vuoi, non ascoltare la mia parola. (da Tacito salmo serale[3])

In Poeti ungheresi del '900[modifica]

  • Vecchia regina su un trono di afflizione: | radi capelli canuti si disseccano su un capino ossuto. | E si stanca tanto per arrivare alla chiesa, | ma ci va d'estate d'inverno | si inginocchia lì, sulla pietra fredda, tetra, | e se c'è gioia, per lei questa è gioia. | Ma anche in casa dilaga la sua malinconia, | tanti santi sulle pareti come corone mute. | La sua gatta è vecchia, da tanto non fa le fusa. | La vecchia nonna è così triste. (da Vecchia contadina, p. 47)
  • Penso sovente alle grandi piazze aperte per la fuga | dove cadrò, | dove i carpentieri con gli alberi maestri | verranno in file compatte | e, dopo il trionfo, sei milioni di siderurgici scaglieranno | contro il cielo il martello del loro cuore risuonante. | Nella tempesta celeste degli attrezzi, | lasciami portare là con me i tuoi baci, cara. (da Per te, non contro di te mi incollerisco, p. 55)
  • Stella è per me la dolce | tua mano sul mio capo: | la mia, è una zolla ruvida | sopra il tuo cuore si disgrega. || Zolla, zolla si sgretola | dolce stella precipita | il cielo sarà un'unica perla | intorno ai nostri cuori. (da Perla, p. 59)
  • È il tempo, questo, dei banchieri, | dei generali, il tempo presente, | un martellato, freddo e | guizzante coltello-tempo (da Gelo, p. 65)

Note[modifica]

  1. In I. Mészáros, A. J. e l'arte moderna, Lerici 1964, citato in Lunario dei giorni di quiete. 365 giorni di letture esemplari, a cura di Guido Davico Bonino, prefazione di Claudio Magris, Einaudi, Torino, 1997, p. 167, traduzione di Guido Davico Bonino. ISBN 8806147234
  2. In Mario De Micheli e Eva Rossi, Poesia ungherese del Novecento, Schwarz editore, Milano, 1960, pp. 127-128.
  3. In Lirica ungherese del '900, introduzione e traduzione di Paolo Santarcangeli, Guanda, Parma, 1962, p. 92.

Bibliografia[modifica]

  • Poeti ungheresi del '900, a cura di Umberto Albini, ERI, Torino, 1976.

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