Avezzano

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Castello Orsini prima del terremoto del 1915

Citazioni su Avezzano.

  • I fasci erano portati sul terreno comunale di fronte alla porta di Avezzano, il cui bel castello, costruito dai Colonna nel quindicesimo secolo, fa distinta mostra di sé all'ingresso del paese ed è un buon esemplare di residenza baronale. (Edward Lear)
  • La pianura di Avezzano, l'azzurro chiaro del lago, Alba e il Velino con le sue belle cime, o sotto il sole oppure adombrati da nuvole passeggere; le montagne lontane oltre Sulmona coperte di neve, il passo brullo di Forca Carusa, la rupe scoscesa di Celano: tutte queste cose assieme, in una splendida mattina italiana, erano uno spettacolo da non potersi guardare senza esserne conquistati. (Edward Lear)
  • Le strade erano piene di luci. Si era fatto tardi, ma le vie erano illuminate a giorno. (Tutto era chiaro.) Ma perché tutto questo? mi domandavo. Avezzano aveva un aspetto strano come d'un mondo carnevalesco. Vedevo la gente che si divertiva nei caffè e nelle osterie, che cantava, che ballava, che gridava cose inutili e stupide, in un'allegria esagerata e penosa e dovevo fare uno sforzo per credere alla realtà di ciò che era avvenuto, e mi domandavo: che tutti facciano per scherzo? oppure che tutti siano diventati pazzi senza accorgersene? «I cittadini si divertono» diceva Berardo con rabbia. «Ah, i cittadini sono allegri. I cittadini bevono. I cittadini mangiano. Alla faccia dei cafoni.» (Ignazio Silone)
  • Salve Avezzano novella, eroica figlia d'Italia, sol de la Marsica! Salve, dal cielo provata al duolo, sublime donna. Per te la stella splende più vivida nel ciel azzurro... le tue sorelle risorte cantano: sorgi con l'inno d'amor di fede più bella e grande. (Mons. Raffaele Salucci[1])

Note[modifica]

  1. Da Marsica nel primo anniversario del terremoto del 13 gennaio 1915, Tipografia dei Monasteri, Subiaco, 1936, p. 33.

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