Benedetto Varchi

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Benedetto Varchi ritratto da Tiziano, 1540

Benedetto Varchi (1503 – 1565), umanista, scrittore e storico italiano.

L'Ercolano[modifica]

  • Amo meglio d'esser tenuto ignorante, che bugiardo. (quesito IX)
  • Coloro che amano, non solamente scusano i vizi nelle cose amate, ma li chiamano virtù; similmente coloro che odiano, non solo giudicano le virtù essere minori di quello che sono nelle cose odiate, ma le ruputano vizi, chiamando, verbi grazia, uno che sia liberale, prodigo, o scialacquatore, e uno ben parlante, gracchia o cicalone.
  • Il non sapere, quando non è restato da te, non è vergogna, ma sì bene, il non volere imparare.
  • I vocaboli delle lingue vanno, e vengono, come l'altre cose tutte quante.
  • La diversità de' giudizi nasce dalla diversità de' saperi, perché quanto ciascuno sa più, tanto giudica meglio.
  • Le sentenze de' teologi essendo verità, non che vere, s'hanno a credere e non a disputare.
  • Ciascuna virtù, come s'è detto altre volte in questo luogo, consiste nel mezzo tra il poco ed il troppo, nasce che di questi affetti, tre sono saggi e temperati, onesto desiderio, onesta allegrezza e onesto timore, e tre stolti e disordinati, soverchio desiderare, soverchio rallegrarsi, soverchio temere. (da Proemio, Sopra un sonetto di Pietro Bembo, Accademia di Padova settembre 1540)
  • L'anima umana, sì come non è tutta ragione e libera affatto da ogni materia, come sono l'intelligenze separate, così ancora non è tutto senso, né sepolta del tutto nella materia come gli animali bruti; ma è una forma, e natura mezza tra le cose celesti e sempiterne, e quelle che sono mortali e terrene, la quale partecipa dell'une e dell' altre. Laonde fu divisa dai Filosofi in due parti principalmente, nella razionale, e in quella che manca di ragione. Della parte razionale, nella quale sono essenzialmente le virtù intellettive, e per la quale noi siamo immortali e somiglianti agli «tessi Dii, non occorre che favelliamo al presente. La parte irrazionale, mediante la quale noi comunichiamo colle bestie, si sottodivide in due parti anch' essa, nella vegetativa, la quale non è propia dell'uomo, ma delle piante, e nella sensitiva, la quale è propia degli animali. (da Proemio, Sopra un sonetto di Pietro Bembo, Accademia di Padova settembre 1540)

Componimenti pastorali[modifica]

- Fuggiam, saggio Damon, ché tra quell'erba
suole spesso abitar candida biscia
ch'alla sferza del sol s'infoca e liscia
e con tre lingue fischia alta e superba.


Bibliografia[modifica]

  • Benedetto Varchi, L'Ercolano, da Opere di Benedetto Varchi, Lloyd Austriaco, Trieste 1859.
  • Lirici del Cinquecento, a cura di Luigi Baldacci, Longanesi 1975

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