Boris Vasil'evič Spasskij

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Boris Spassky

Boris Vasil'evič Spasskij (1937 – vivente), scacchista russo naturalizzato francese.

Citazioni di Boris Vasil'evič Spasskij[modifica]

  • Ma quello di Fischer non è un caso comune. Sono un vecchio amico di Bobby fin dal 1960, quando vincemmo ex aequo al torneo di Mar-del-Plata. Bobby ha una personalità tormentata, me ne accorsi subito: è onesto e altruista, ma assolutamente asociale. Non si adegua al modo di vita di tutti, ha un elevatissimo senso della giustizia e non è disposto a compromessi né con sé stesso né con le persone circostanti. È una persona che agisce quasi sempre a proprio svantaggio. Non voglio difendere o giustificare Bobby Fischer. Lui è fatto così. Vorrei chiederle soltanto una cosa: la grazia, la clemenza. Ma se per caso non è possibile, vorrei chiederle questo: la prego, corregga l'errore che ha commesso François Mitterrand nel 1992. Bobby ed io ci siamo macchiati dello stesso crimine. Applichi quindi le sanzioni anche contro di me: mi arresti, mi metta in cella con Bobby Fischer e ci faccia avere una scacchiera.
But Fischer's case is not usual. I am an old friend of Bobby since 1960 when we played in Mar-del-Plata and shared 1-2 places. Bobby is a tragic personality. I realized this at that time. He is an honest and good natured man. Absolutely not social. He is not adaptable to everybody's standards of life. He has a very high sense of justice and is unwilling to compromise as well as with his own conscience as with surrounding people. He is a person who is doing almost everything against himself. I would not like to defend or justify Bobby Fischer. He is what he is. I am asking only for one thing. For mercy, charity. If for some reason it is impossible, I would like to ask you the following: Please correct the mistake of President François Mitterrand in 1992. Bobby and myself committed the same crime. Put sanctions against me also. Arrest me. And put me in the same cell with Bobby Fischer. And give us a chess set.[1]
Dall'intervista di Fabrizio Dragosei, «Le sue partite erano da politico», Corriere della sera, 12 marzo 2005
  • Ma io e Fischer, un gigante, una figura tragica, eravamo solo scacchisti.
  • [Su Kasparov] Aveva un modo di giocare politico. Un grande campione, con colossali conoscenze. Uno scacchista aggressivo, d'attacco. Ha sempre giocato prendendo l'iniziativa e non può giocare senza farlo. Una mentalità certamente politica ma che per lui, sulla scacchiera, ha anche significato una certa unilateralità.
  • Normalmente la commistione tra scacchi e politica va a finire male. Il significato di essere campione del mondo, re degli scacchi, è quello di rinforzare la piramide mondiale scacchistica, un regno che non ha frontiere. Unire gente di varie confessioni, varie fedi, culture, etnie.
  • La politica, secondo me, non è affare per lui. E poi la politica vuol dire divisione, non unione. Un uomo politico è uomo di gruppo, di partito. Ed è questa la contraddizione perché Kasparov avrebbe potuto essere un ottimo re ma non lo è mai stato, pur essendo uno scacchista meraviglioso.
  • [«Gli scacchi possono essere considerati anche una scuola che prepara alle battaglie dell'agone politico?»] Se lei è un dilettante e vuole raggiungere certe vette, allora certamente il gioco perfeziona, affina l'intelletto, prepara alla lotta. Allora potrà aderire a qualunque partito e fronteggiare qualsiasi altra formazione. Ma qui stiamo parlando di colui che dovrebbe essere il sovrano, il campione del mondo! Una volta che si è diventati re degli scacchi ci si deve comportare in maniera adeguata e Kasparov non è mai diventato veramente un re. Per il monarca scacchistico diventare un politico è un fatto talmente meschino e umiliante.

Note[modifica]

  1. (EN) Dalla lettera al presidente George W. Bush riportata in Appeal to President Bush from Boris Spassky, Chessbase.com, 8 luglio 2004.

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