Carlo Bernari

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Carlo Bernari, pseudonimo di Carlo Bernard (1909 – 1992), scrittore e partigiano italiano.

Citazioni[modifica]

  • [I Quartieri spagnoli nell'immediato secondo dopoguerra] [...] mercanti di stoffe e di cuoiami, macellai, orefici, cambiavalute e friggitori, e droghieri, che nascosti nelle lunghe e gremite ombre dei vicoli rubano dalle traverse il respiro alla grande arteria vicina. Toledo ne è quasi dominata e sembra cedere alla prepotenza commerciale dei Quartieri sorti un tempo per dare alloggio alle milizie spagnole. Altra dominazione; un inquieto ricordo della quale c'è rimasto scolpito nella targa che dà nome alla via[1]dove sorgeva l'abitazione del Sergente Maggiore di un Tercio. (da Speranzella)
  • Napule è tutta rampe, scalinate, | scale, gradune, grade, gradiatelle, | sagliute, scese, cupe, calate, | vicule ’e coppa, ’e sotto, viculille, | vicule stuorte, | vicule cecate. (da Napule è tutta rampe, Ventisei cose in versi)

Incipit di alcune opere[modifica]

L'ombra del suicidio[modifica]

La maniglia gemé con un suono molesto, i cardini emisero uno stridio e la porta si aprì lentamente come mai era avvenuto, sino a battere contro il muro; e comparve il Consigliere Delegato; era lui, non potevano esserci dubbi.
Con moto simultaneo tutti piegarono il capo in segno di saluto, benché nessuno conoscesse il visitatore; era il Consigliere Delegato, certamente, colui che entrava, con tanto frastuono, seguito da dieci persone tutte calve, con occhiali e cravatta a farfalla, che si fermava con aria di padrone al centro dell'ufficio e non salutava gli impiegati.
Erano tutti affascinati ed oppressi; si guardarono rapidamente intorno, notando il disordine che regnava nell'ufficio, le luci accese senza necessità, le carte sparpagliate sui tavoli, le macchie d'inchiostro sul pavimento; qualcuno era stato sorpreso mentre, seduto su una scrivania e con i piedi su d'una sedia, ascoltava una lunga storiella di Conserti, si precipitò giù e non ebbe più il coraggio di guardare in viso il Consigliere Delegato.

Tre operai[modifica]

È domenica, di marzo. Luigi Barrin e il figlio Teodoro sulla via Poggioreale. In fondo, il cimitero coi suoi alberi folti e neri, poche nuvole gelate nel cielo chiaro. Nella piazza Nazionale vi sono due baracconi da fiera e un organetto che suona lentamente la Marsigliese. Vecchi cartelloni di propaganda elettorale pendono fradici dai muri. «Ora ti mostro la fabbrica, così domani ti saprai regolare» ha detto stamattina Luigi Barrin al figlio, che ha fatto assumere nella lavanderia dove è capoperaio.
Davanti alla lavanderia, che sorge dietro un muro dipinto di rosa, i due si fermano, Luigi Barrin bussa al portoncino. Spira vento gelato.
«Buon giorno, Don Luigi» dice il custode, aprendo. «Questo è vostro figlio? Si vede; vi somigliate come due gocce d'acqua!» Luigi Barrin è fiero poiché Teodoro è un bel ragazzo.
«Non vi meravigliate di vederci di domenica» dice Barrin; e indicando il figlio: «Sono venuto per mostrargli la fabbrica, in modo che domani non si senta spaesato». Luigi Barrin precede il figlio. Già di fuori si sente un puzzo di muffa e di sapone marcito.

Speranzella[modifica]

Ne è rimasta una all'angolo del vico Sergente Maggiore e vi si legge ancora Out of The bounds e più sotto: Off Limits. Dondola ad un filo e batte contro il ferro di un vecchio fanale a gas accecato. La vernice estenuata dalla pioggia e dal sole se ne vola in farfalline rosse e azzurre e nessuno ricorre più all'inglese, appreso alla meglio, per completare le lettere cancellate: non serve più, abbiamo dimenticato tutto.

Bibliografia[modifica]

  • Carlo Bernari, L'ombra del suicidio, TEN 1993.
  • Carlo Bernari, Tre operai, Gli Oscar, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
  • Carlo Bernari, Ssperanzella, Vallecchi, Firenze, 1959.[nota 1]

Note alla bibliografia[modifica]

  1. In Raffaele Giglio, Letteratura delle regioni d'Italia, Storia e testi, Campania, Editrice La Scuola, Brescia, 1988, p. 334. ISBN 88-350-7971-3

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]

  • Vico Sergente Maggiore.