Cebete Tebano

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Cebete Tebano (–), filosofo greco.

La Tavola di Cebete Tebano[modifica]

Incipit[modifica]

Stavamo per buona sorte passeggiando nel Tempio di Saturno e quindi contemplavamo molte offerte attaccate, avanti del tempio era stato posto un quadro, nel quale era una certa pittura straniera, continente le sue favole proprie, le quali di qual sorte si fossero, e donde traessero origine non potevamo per alcun segno conoscere, impercioché a noi né una Città, né un campo di soldati sembrava, ma un procinto, che conteneva due altri procinti, maggiore l'uno l'altro minore, nel primo cerchio era una porta, innanzi alla quale ci pareva, che stesse una gran turba, ma per di dentro fi vedeva una moltitudlne di Donne: all'entrata poi del primo cerchio un certo vecchio si stava in atto di comandare non so che à coloro, che entravano; essendo noi dunque stati buona pezza dubbiosi, intorno alla dichiarazione della pittura, un certo vecchio che ci comparve avanti ne disse: Non è gran fatto, ò forestieri, che rimaniate in forse intorno a quella pittura, essendo che ancora in questi paesi vi sono Dei non consapevoli di ciò, che la favola si voglia inferire.

Citazioni[modifica]

  • Questa è la Fraude, la quale va disviando ogni persona. Che va facendo da poi? Con la potenza sua dà a bere a coloro, che sono per entrare nella vita, ma di che sorte è la bevanda? Errore ed Ignoranza. Indi che segue? bevute queste cose vengono alla vita. Tutti dunque bevono l'errore; Tutti lo bevono, ma chi di più, e chi meno. (p. 3)
  • Vorreste voi più tosto mal vivere, ò ben morire? Io certo antepongo ad una vita infame una morte honorata. Dunque il morir non è male; già che tal'hora agli huomini è più desiderabile, che la vita. (p. 16)
  • Buone dunque le ricchezze non sono, poiché il loro posseditore all'acquisto delle virtù non promuovono tanto che ad alcuni: l'arricchir non fa nulla: poiché valersi delle ricchezze non fanno. (p. 16)

Citazioni su Cebete Tebano[modifica]

  • Se Cebete Tebano nella sua famosa Tavola, si fosse ricordato delle maravigliose proprietà del Ciuccio, avrebbe contato per niente il Vizio che trasportava l'Uomo lontano dal cammino della virtù, e la Falsa Erudizione, che confondendo la mente, allontanava ognuno dalla vera scienza, e dal vero sapere. (Domenico Cirillo)

Bibliografia[modifica]

  • Cebete Tebano, La Tavola di Cebete Tebano, vulgarizzata da Agostino Mascardi, Steffano Curti, Venezia 1682.