Celso Macor

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Celso Macor (1925 – 1998), scrittore, poeta, saggista italiano.

Citazioni di Celso Macor[modifica]

  • A' era una tiara creada par no vê cunfins, chista; un puest dulà che li' buliganis di razza e di sanc no vevin costrut e i popui si incrosavin, si ingropavin tuna danza ch'a era la Furlana, la Sclava, la Stajara, tuna musica ch'a era chê dai cuei e da montagnis e dal splan devant dal mar. E a' gambiavin ciastinis e milùz par blava. E quanche 'l pan nol era vonda par tanti' bocis, ôns e samenza a' lavin a sparnizzâsi pal mont; leamps crevâz che si ingropavin lontan, leamps e prejeris a cori pal zîl, tun lâ e tornâ come li' sisilis sot da lindis. Friûl dolz, font, Friûl di confin messedât e fuart. (da Anima di una tiara, p. 382)
Era una terra creata per non essere divisa da confini, questa: un luogo dove i bollori della razza e del sangue non avevano ragion d'essere ed i popoli si incrociavano, si aggruppavano in una danza che si chiamava Furlana, Sclava, Stajara, in una musica che era quella dei colli e delle montagne e della piana davanti al mare. E si scambiavano castagne e mele per granoturco. E quando il pane non bastava per tante bocche, uomini e semi andavano a sparpagliarsi nel mondo; legami troncati che si annodavano lontano, legami e preghiere in corsa per il cielo, un andare e un ritornare come le rondini sotto gli spioventi dei tetti. Friuli dolce, profondo, Friuli di confine mescolato e forte. (pp. 444-445)
  • Si è perduto tanto sangue per un confine che è sempre una spartizione contro natura e contro storia; spartizione, però, che nella sua assurdità costringe popoli ed etnie a vivere insieme ed a tenere saggio conto gli uni degli altri. I confini potevano avere un senso quando veramente segnavano una barriera di difesa contro la prepotenza, contro chi minacciava l'indipendenza e la libertà. Oggi che tutto questo si sa che dovrà regolarsi su altri equilibri, i confini sono solo una violenza al diritto dell'uomo alla sua umanità. A cinquant'anni dalla guerra, mezzo secolo che ha percorso il tempo di un'era, in una prospettiva che non è solo europea ma da governo del mondo, i confini sono sorpassati. Questo, in generale. Personalmente, poi, io vivo e sento "al di là" dei confini; nell'utopia, se si vuole. Ubbidisco alle leggi, ma non le sento quando violentano la mia anima che considera la terra senza recinti. L'uomo è fratello anche nella diversità; anzi la sua diversità è comune ricchezza spirituale.[1]

Note[modifica]

  1. Citato in Paolo Iancis, Il salto oltre la rete. Conversazione con Celso Macor, «'Zuf de Zur. Informa giovani di Gorizia / Gorica / Gurizza / Görz», 5, n. 19, 11 febbraio 1995, p. 2.

Bibliografia[modifica]

  • Celso Macor, Anima di una tiara, in Id., I fucs di Belen. Zinc stagions di puisiis e prosis, Brazzano di Cormòns, Braitan, 1996.

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