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Come, quando, perché

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Come, quando, perché

Immagine Porto_palmas_-_sassari.jpg.
Titolo originale

Come, quando, perché

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1969
Genere drammatico
Regia Antonio Pietrangeli / Valerio Zurlini
Soggetto Antonio Pietrangeli e Tullio Pinelli, dal romanzo Amor terre inconnue di Martin Maurice
Sceneggiatura Antonio Pietrangeli e Tullio Pinelli
Produttore Gianni Hecht Lucari
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Come, quando, perché, film italiano del 1969 con Philippe Leroy, regia Antonio Pietrangeli e Valerio Zurlini.

Aveva tredici anni, la mia stesa età. Tutte le estati veniva a trascorrere un mese da noi con sua madre. Durante le ore del giorno facevo di tutto per evitarla, ma lei mi compariva sempre davanti. (Marco)

Frasi

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  • Giocava con me come un gatto con il topo. Una sottile, continua provocazione. Finché ero io ad attenderla e cercala. E quel momento mi sfuggiva. (Marco)
  • Le interpretazioni personali sono troppo faticose. Mi diverte di più sentire quelle degli altri. (Alberto)
  • Quello che la donna vuole è un po' d'amore, la sicurezza, il calore di qualcuno che le sta vicino o sennò qualcuno che si occupi di lei, che la sappia guidare a meno che non sia una fanatica o una viziosa, allora caro mio, condoglianze. (La sarta)
  • Che lasceremo ai nostri figli: un paese brutto, chiassoso e appestato dai gas? Porta ogni giorno centomila persone a Capri e non gli avrai fatto godere Capri. Hai solo distrutto Capri. (Marco)
  • Felise notte alla mamma e al papà e ai fratei e buon viaggio ai marineri come diceva mia nonna che era veneta. (Paola)
  • L'amore fisico ha dei limiti. Quando hai fatto tutto, finisce che ti passa o che t'innamori. Ma t'innamori sul serio con gelosie, drammi e compagnia bella. (Alberto)
  • Lo vedi che scherzi fanno le parole? Tu dici che ami me. Io dico che è tuo marito che ami. E in fondo abbiamo ragione tutti e due. Solo che io sono il tuo amante e Marco è la tua casa, la tua vita. E vi intendete su tutto tranne che su una cosa… (Alberto)

Dialoghi

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  • Alberto: Una città morta. Si è spenta lentamente. Giorno per giorno, ora per ora. Chi lo sa, fra qualche anno tutto il mondo potrebbe essere ridotto così. Un orrendo spettacolo, senza spettatori. E a testimoniare di noi resterebbero solo le stelle artificiali che abbiamo messo in orbita. Qualcosa che nessuno ha mai fatto.
    Paola: Non avrei mai pensato che l'assoluta mancanza di vita fosse più terrificante della morte. Ma è orrendo, andiamo via. Mi fa paura. Si può sapere perché mi ha portato in questo posto?
    Alberto: Perché fa bene avere paura ogni tanto. Molto bene.
  • Alberto: Ma cosa s'immagina che sia, desiderare una donna? Ogni giorno c'è gente che uccide o si uccide per amore.
    Paola: Questo non è un amore, è un ricatto. A letto con me o è una tragedia. Voi uomini non pensate a nient'altro.
    Alberto: Andiamo, non è da lei dire queste cose troppo facili. Lei non è mai stata innamorata, sennò saprebbe cosa significa essere respinti e quanto male possono fare certe parole. Non avrei mai creduto di poter dire queste cose ridicole ad una donna. E invece, come vede, non sono diverso. Eccomi qui, come qualsiasi altro.
  • Marco: Ti piace questa vecchia casa?
    Alberto: Moltissimo. Paola me ne aveva tanto parlato che ero curioso di vederla.
    Marco: Te ne aveva parlato? Quando?
    Alberto:Ah, anche lei è 'na fissata, sai. I vecchi mobili, i ricordi d'infanzia, la biblioteca, i ritratti di famiglia, eccetera, eccetera.
    Marco: E ha ragione. Sono cose da conservare e difendere in questa smania di distruzione che ha preso tutti. Oggi l'importante sembra che sia fare delle strade perché le automobili possano andare chissà dove.

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