Conn Iggulden

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Conn Iggulden (1971 — vivente), scrittore britannico.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il soldato di Roma[modifica]

Il forte di Mitilene incombeva minaccioso sulla collina. Sprazzi di luce baluginavano sulle mura mentre le sentinelle si muovevano nell'oscurità. La porta di ferro e quercia era sbarrata e l'unica strada che conduceva ai ripidi pendii pullulava di guardie.
Gaditico aveva lasciato solo venti dei suoi uomini sulla galea. Non appena era sbarcato il resto della centuria, aveva ordinato di levare il corvo e l'Accipiter si era allontanata silenziosa dall'isola buia, con i remi che fendevano appena le acque immobili del mare.
La galea sarebbe stata al sicuro da assalti durante la loro assenza. L'imbarcazione era immersa nell'oscurità ed era invisibile alle navi nemiche a meno che non si fossero addentrate nel porticciolo dell'isola.

La stirpe di Gengis Khan. Il figlio della steppa[modifica]

Nevicava. Quando gli arcieri mongoli circondarono l'accampamento dei razziatori tartari la visuale era ridottissima. I guerrieri guidavano i piccoli ma robusti cavalli della Mongolia soltanto con le ginocchia, sollevandosi sulle staffe per scoccare una freccia dopo l'altra con impressionante precisione.
Cavalcavano in silenzio, determinati. Quello dei cavalli al galoppo era l'unico suono che sfidava le grida dei feriti e l'ululare del vento. I Tartari non avevano modo di sfuggire alle mortali saette che scaturivano dalle ali oscure della battaglia. I destrieri crollavano sulle ginocchia senza un lamento, con un fiotto di sangue che sgorgava dalle narici.

Le porte di Roma[modifica]

Il sentiero nel bosco era un'ampia strada maestra per i due ragazzi che lo percorrevano. Entrambi erano talmente ricoperti di fango nerastro da non sembrare quasi più esseri umani. Il più alto aveva occhi azzurri che scintillavano vividi tra le striature di melma pruriginosa.
«Ci ammazzeranno, Marco» disse sogghignando. Nella mano stringeva una fionda appesantita da un ciottolo di fiume levigato.
«Colpa tua, Caio, che mi hai convinto a venire. Ti avevo pur detto che il letto del fiume non era completamente asciutto.»
Con queste parole, il ragazzo più basso rise e spinse il compagno tra i cespugli che fiancheggiavano il viottolo. Con un grido di gioia, spiccò la corsa, inseguito da Caio che faceva roteare la fionda.
«All'attacco!» gridò con voce acuta.

Bibliografia[modifica]

  • Conn Iggulden, Il soldato di Roma, traduzione di Clara Nubile, Piemme, 2008. ISBN 9788856601565
  • Conn Iggulden, La stirpe di Gengis Khan. Il figlio della steppa, traduzione di Alessandra Roccato, Piemme, 2010. ISBN 9788856613278
  • Conn Iggulden, Le porte di Roma, traduzione di Barbara Piccioli, Piemme, 2007. ISBN 9788838471995

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Opere[modifica]