Cronaca familiare (film)

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Cronaca familiare

Immagine Cronacafamiliare-Perrin&Mastroianni.png.
Titolo originale

Cronaca familiare

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1962
Genere drammatico
Regia Valerio Zurlini
Soggetto Valerio Zurlini (romanzo)
Sceneggiatura Mario Missiroli, Valerio Zurlini, Vasco Pratolini (non accreditato)
Produttore Goffredo Lombardo
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Cronaca familiare, film italiano del 1962 con Marcello Mastroianni, Jacques Perrin e Salvo Randone, regia di Valerio Zurlini.

Frasi[modifica]

  • Durante le crisi c'è una voce che cerca di convincermi a lasciarmi andare. È un sensazione molto dolce, che mi fa sparire il dolore, come se mi addormentassi. Ma io faccio degli sforzi terribili per vincere il sonno, perché ho paura di non dovermi svegliare più. Qualche volta se il sonno mi piglia a tradimento, quando mi risveglio... è come se tornassi in vita, dalla morte. (Lorenzo)
  • Mi chiedesti della marmellata di arancio e non riuscii a trovartela. Percorsi tutta la città, di negozio in negozio, di rifiuto in rifiuto, di sorriso in ironia, i bottegai scrollavano il capo come chiedessi qualcosa di assurdo, un pezzo di Marte. Forse mai come in quelle ore odiai i tedeschi e sentii l'orrore della guerra. Disperazione e fraterno egoismo mi tolsero in quelle ore l'intelletto, ero un uomo cieco e scatenato che cercava un barattolo di marmellata d'arancio con l'impeto di un brigante di strada, con la voce querula di un accattone, inutilmente... inutilmente. (Enrico)
  • Voglio ricordarti vivo. E ora mi dico che, per gli spiriti più immacolati e più corrotti, la morte è sempre assuefazione di vita, è il compimento di una conoscenza. E per le anime non più pure e non ancora peccatrici, che non conobbero né il sapore della rinuncia, né il gusto dell'offesa, poiché dei poveri di spirito sarà il regno dei cieli, disse il Cristo, se così è, la tua anima splende nell'eterno più alto. (Enrico)

Dialoghi[modifica]

  • Lorenzo: Perché hai messo la nonna all'ospizio?
    Enrico: Non dormi?
    Lorenzo: È una cosa che disonora.
    Enrico: Che cos'è il disonore?
    Lorenzo: La gente ti critica.
    Enrico: Che cos'è la gente?
    Lorenzo: Perché mi rispondi con delle domande?
    Enrico: Senti, il signor Salcchi ti sorprende con una ragazza. Tu scappi e vieni qui da me anche se è un secolo che non ci vediamo. Be' la gente sono tutti quelli ai quali non ti sei rivolto perché sapevi che non ti avrebbero capito. Noi due possiamo discuterne e non la gente.
  • Lorenzo: Perché la nonna non fa che piangere quando si va a trovarla?
    Enrico: Sei stato dalla nonna?
    Lorenzo: Anche oggi, per chiederle il tuo indirizzo. Mi ha detto che vivevi a Roma, ma ti avevo visto a via Guelfa e ho capito... che l'avevi abbandonata.
    Enrico: Non mi piace che mi veda ridotto così.
    Lorenzo: Perché non ti metti a lavorare allora?
    Enrico: Perché questo è il mio lavoro, non voglio prendere la vita come viene, la vita di nostro padre, la vita del nonno, non ho avuto le tue possibilità.
    Lorenzo: Auguri.
  • Enrico: Questa è nostra madre.
    Lorenzo: Quella che ha la nonna è più chiara.
    Enrico: Qui era ancora ragazza. Che idea ti sei fatto di lei?
    Lorenzo: Nessuna, non ne ho nessuna. La nonna me ne parla.
    Enrico: Spengiamo?
    Lorenzo: Non ti spogli?
    Enrico: No, fa freddo, dormo vestito.
    Lorenzo: Com'era?
    Enrico: Era molto bella.
    Lorenzo: E poi?
    Enrico: Aveva gli occhi che sembravano verdi, fissavano sempre in un modo serio, come te quando giochi a ping pong.
    Lorenzo: Cioè? Come sono quando gioco a ping pong?
    Enrico: Distante, fisso in una tua idea, fuori dal mondo.
    Lorenzo: Ma gli occhi li aveva verdi o sembravano verdi?
    Enrico: Non lo so.
    Lorenzo: Cosa faceva?
    Enrico: Viveva, e dopo è morta.
    Lorenzo: Perché non mi sapete dire nulla di preciso? Come posso affezionarmi a lei se nessuno me ne sa parlare?
  • Lorenzo: Tu credi in Dio?
    Enrico: Sì.
    Lorenzo: Non è vero, perché mi dici di sì se non ci credi? Vuoi anche tu prepararmi a morire?
    Enrico: No.
    Lorenzo: Come il prete quando viene perché io faccia la comunione.
    Enrico: No, no, io penso che bisogna trovarsi di fronte alla morte, in quel momento quando non si può più sperare negli uomini, se si può fare a meno di Dio, allora si può dire di non credere.
    Lorenzo: Ma se non si spera più negli uomini e non si spera in Dio?
    Enrico: Si spera ancora in sé stessi, ci si riconosce in quelli che si lasciano.
    Lorenzo: È questo il comunismo?
    Enrico: Anche questo.

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