David Chalmers

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David Chalmers, 2006

David Chalmers (1966 – vivente), filosofo australiano.

Citazioni di David Chalmers[modifica]

  • Io vado in una direzione differente. Nel tempo che ci resta, voglio esplorare due idee bizzarre, che ritengo possano essere una promessa. La prima idea è: "La coscienza è basilare". [...] La seconda idea bizzarra è: "La coscienza può essere universale". Ogni sistema può essere dotato di un certo grado di coscienza.[1]

Affrontare il Problema della Coscienza

Facing Up to the Problem of Consciousness; 1994 Papers on Consciousness (David Chalmers), consc.net.

  • Quello della coscienza rappresenta il più sconcertante problema per la scienza della mente. Non c'è nulla che non si conosca più intimamente dell'esperienza cosciente, e però niente che sia più difficile da spiegare. In epoca recente tutti i fenomeni mentali si sono lasciati analizzare, ma la coscienza ha resistito ostinatamente. Molti hanno cercato di fornire spiegazioni, ma queste sembrano sempre non essere all'altezza dell'obiettivo.[2]
  • Sappiamo che una teoria della coscienza richiede un qualcosa in più che risulti basilare per la nostra ontologia, dato che qualsiasi cosa in fisica è compatibile con l'assenza di coscienza. Potremmo considerare questo qualcosa una caratteristica decisamente non fisica, dal quale derivare poi l'esperienza [del soggetto cosciente], ma è difficile immaginare quale possa essere tale caratteristica. Più verosimilmente, possiamo prendere l'esperienza stessa come caratteristica basilare, come facciamo con la massa, la carica, lo spazio-tempo. Se assumiamo l'esperienza come basilare, allora possiamo proseguire con la formulazione di una teoria dell'esperienza.[3]
  • Il principio dell'invarianza dell'organizzazione. Secondo questo principio, qualsiasi due sistemi con la medesima organizzazione funzionale di base avranno esperienze qualitativamente identiche. Se per esempio la struttura causale dell'organizzazione neuronale fosse duplicata in silicio, con un chip di silicio al posto di ogni neurone nello stesso schema di interazioni, allora il soggetto avrebbe la stessa esperienza. In base a questo principio, ciò che è determinante per l'emergenza dell'esperienza non è il substrato fisico del sistema, ma lo schema astratto delle interazioni causali fra i suoi componenti.[4]

Note[modifica]

  1. I go in a different direction. In the time remaining, I want explore two crazy ideas, that I think may have some promises. The first crazy idea is: "The consciousness is fundamental". [...] The second crazy idea is: "The consciousness may be universal". Every system may have some degree of consciousness. (Dalla conferenza How do you explain consciousness?, Ted talks; visibile su YouTube).
  2. Consciousness poses the most baffling problems in the science of the mind. There is nothing that we know more intimately than conscious experience, but there is nothing that is harder to explain. All sorts of mental phenomena have yielded to scientific investigation in recent years, but consciousness has stubbornly resisted. Many have tried to explain it, but the explanations always seem to fall short of the target.
  3. We know that a theory of consciousness requires the addition of something fundamental to our ontology, as everything in physical theory is compatible with the absence of consciousness. We might add some entirely new nonphysical feature, from which experience can be derived, but it is hard to see what such a feature would be like. More likely, we will take experience itself as a fundamental feature of the world, alongside mass, charge, and space-time. If we take experience as fundamental, then we can go about the business of constructing a theory of experience..
  4. The principle of organizational invariance. This principle states that any two systems with the same fine-grained functional organization will have qualitatively identical experiences. If the causal patterns of neural organization were duplicated in silicon, for example, with a silicon chip for every neuron and the same patterns of interaction, then the same experiences would arise. According to this principle, what matters for the emergence of experience is not the specific physical makeup of a system, but the abstract pattern of causal interaction between its components.

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