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Dea K'ulumbegashvili

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Dea K'ulumbegashvili (1986 – vivente), regista e sceneggiatrice georgiana.

Intervista di Lorenzo Peroni, artslife.com, 27 novembre 2021.

  • [In Beginning recita anche tua madre. Com'è stato lavorare con lei? Avete parlato della difficile situazione delle donne in Georgia?] È stata un'esperienza molto emozionante per me lavorare con mia madre. Le ho dato la sceneggiatura, quando l'ha letto sapeva già da dove provenivano la trama e '’idea, i dialoghi e i personaggi. Ha pianto. Non abbiamo mai discusso del suo percorso di vita, ma non abbiamo bisogno di parlare molto. Quando ha letto la sceneggiatura ha capito che so cosa ha passato. È stata un'esperienza di connessione. Mia madre è estremamente orgogliosa di me, perché faccio qualcosa per conto mio, seguendo la mia passione. Ma è la sua lotta silenziosa a essere d'ispirazione per me. Penso che tutto quello che faccio forse dà voce a mia madre e a mia nonna, le due donne che mi hanno cresciuto.
  • [Cosa significa per te essere georgiana oggi?] La Georgia è un paese con una cultura meravigliosa, un paesaggio affascinante e un passato tragico. È un posto turbolento. Sembra che tutti si conoscano qui, non c'è alcun senso della privacy. Con la sua cultura e le sue persone, è una grande fonte di ispirazione, ma il mio rapporto con questo Paese è irrisolto. Non posso né vivere qui e sentirmi a casa né andarmene per sempre. Parto per tornare, è un processo ricorrente. Quando sono qui mi sento soffocare come se non ci fosse abbastanza spazio per stare da sola, per pensare, per riflettere. Più sono vicina a questo Paese, più è doloroso. Ma di certo non riesco a immaginarmi di andarmene per sempre.
  • [In Beginning colpiscono molto le inquadrature del film, con un formato oggi abbastanza insolito, i dialoghi minimali, la luce naturale, e l'ampio spazio lasciato alla natura e agli ambienti. Ci sono fotografi che ti hanno influenzato a livello estetico?] Penso che tutto mi influenzi: cinema, pittura, scultura, fotografia, spazi. Adoro le fotografie di Antoine D'Agata. Anche se il suo lavoro non ha influenzato esteticamente il film sicuramente mi ha influenzato emotivamente. Ricordo che ho osservato queste fotografie mentre lavoravo sul significato da dare agli spazi interni, così come quando ho lavorato con la luce artificiale negli esterni notturni. Tuttavia durante il giorno volevo solo osservare la luce ed essere lì per cogliere il momento.

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