Dinah Jefferies

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Dinah Jefferies (1948 – vivente), scrittrice britannica.

Incipit di alcune opere[modifica]

La separazione[modifica]

Weston-super-Mare, Inghilterra, 1931

L'uomo lisciò le zampe del leone con una spugna intinta in un secchio d'acqua, quindi estrasse un coltello da un marsupio di cuoio che aveva alla cintola. Poi, dopo aver levato lo sguardo sulla folla in attesa, chinò il capo e affilò con cura gli artigli dell'animale.
La ragazzina, accovacciata a meno di mezzo metro, si protese a toccare la criniera con la punta delle dita.
No!, urlò lui allontanandola. Non ancora.
Per un attimo la bimba chinò il capo ma poi si guardò alle spalle, sorrise timida alla donna che stava osservando la scena e tornò a concentrare lo sguardo sulla scultura.
Una raffica di vento sollevò uno strato di sabbia facendo danzare e vorticare un migliaio di granelli. L'uomò reagì in fretta, inumidendo la superficie della creatura prima che ne venissero spazzati via altri.

Il profumo delle foglie di tè[modifica]

Ceylon 1913

La donna si portò una sottile busta bianca alle labbra. Indugiò ancora per un istante, soffermandosi ad ascoltare le dolci e disperate note di un lontano flauto singalese. Rifletté sulla propria decisione, rigirandosela nella mente come un sassolino nel palmo della mano, poi sigillò la busta e l'appoggiò a un vaso di rose rosse appassite.
L'antica ottomana si trovava in fondo al letto a baldacchino. Fatto di legno scuro, ai lati era ricoperto di raso moiré, con un coperchio di pelle imbottito. Sollevò il coperchio, tirò fuori l'abito da sposa color avorio e lo accomodò sullo schienale di una sedia, arricciando il naso all'odore nauseabondo delle palline di naftalina.
Scelse una rosa, ne staccò il bocciolo e lanciò uno sguardo al bambino, felice che dormisse ancora. Al tavolo da toletta prese un fiore e se lo avvicinò ai capelli biondi; sottili fili di seta, diceva sempre lui. Scosse la testa e abbandonò il fiore. Non quel giorno.

La figlia del mercante di seta[modifica]

Sommersa, cade al rallentatore, mentre i lunghi capelli le vorticano attorno alla testa. Incantata dalla luce che filtra nell'acqua, con un calcio leggero si spinge verso l'alto, seguendo le bollicine del suo respiro come una scia verso la superficie. Le schegge di sole si disperdono in gocce scintillanti e lontane sull'acqua. Tira indietro la testa, cerca l'aria, respira, vede il volto di sua sorella. I secondi passano. Abbagliata, mettendo pian piano a fuoco il mondo, alza la mano per attirare l'attenzione, apre la bocca in un grido. Ma il fiume la inghiotte di nuovo mentre le sprofonda, rimbombando con tonfi martellanti. Tum. Tum. Vorrebbe gridare per chiedere aiuto ma non riesce a emettere alcun suono. Deve respirare, tuttavia sa che non può. Prova a nuotare ma qualcosa le toglie le forze. Sopra di lei l'iridescenza svanisce. Inizia ad affondare. Giù, nelle profondità, il fiume scuro è freddo, e ogni traccia di luce si fa troppo debole, sta accadendo troppo in fretta. Cerca di rigirarsi, di salire su per la scala acquosa, ma il fiume è più forte e i suoi piedi scivolano nel vuoto. La mente le si inonda di immagini di casa, le gambe si fanno terribilmente pesanti e mentre il fiume le succhia via le ultime energie, le sembra di galleggiare nelle sue profondità. Ma non sta galleggiando, sta annegando.

Il silenzio della pioggia d'estate[modifica]

Delhi, India, 23 dicembre 1912

Anna Fraser era in attesa sul balcone ornato di una delle case signorili in stile haveli che costeggiavano la via. Alle undici del mattino, le strade erano già state lavate e spruzzate di lubrificante, ma ancora turbini di vento sollevavano la polvere che irritava gli occhi alla folla riunita. Le file di alberi lussureggianti di neem e pipal al centro dell'antica piazza Chandni Chowk si agitarono selvaggiamente, come a volersi difendere, mentre i corvi in alto si aggiungevano al vociare, gracchiando i loro schiamazzi sopra le stradine che si aprivano a ventaglio dalla piazza principale.
Anna sollevò il suo parasole bianco e guardò nervosamente i mercanti intenti a vendere qualunque cosa, dai sorbetti freschi al pesce fritto aromatizzato, al peperoncino. C'erano frutti dalle forme bizzarre, sari di chiffon, libri, gioielli e, nascoste dalle grate sottili alle finestre, donne che perdevano la vista a furia di ricamare delicati scialli di seta. Laddove il profumo del sandalo permeava l'aria, c'erano speziali che facevano fortuna vendendo strani unguenti colorati e pozioni. Olio di serpente, li chiamava David, sebbene Anna avesse imparato che alcuni venivano ricavati da lucertole schiacciate e che il loro colore era simile a quello del melograno.
Si diceva che lì, nel cuore della città, fosse possibile trovare qualunque cosa si desiderasse. Qualunque cosa si desiderasse! Oh, che scherzo del destino, pensò.

Il segreto del mercante di zaffiri[modifica]

Sri Lanka 1935
In una piantagione di cannella

Se ne sta seduto sotto i rami cascanti di un baniano, è piuttosto magro, il che rende difficile indovinare la sua età. Sembra molto solo. La luce del sole filtra tra le foglie lucide e danza sulle sue gambette snelle. Più un folletto che un bambino in carne e ossa, è il tipico ragazzino che una madre vorrebbe stare sempre ad abbracciare. Sceglie un sasso e poi, concentratissimo, lo lancia più lontano che può. Soddisfatto che sia finito più in là di quello precedente, si alza e attraversa la radura recintata dai rododendri, strusciando i sandali tra foglie e ramoscelli e lasciandosi piccoli frammenti di legno sotto le suole scricchiolanti.
Ascolta i gufi che si muovono sull'albero e arruffano le piume, guarda uno scoiattolo striato correre lungo un tronco e annusa l'aria - citronella, terra bruciata, l'aroma di cannella e l'oceano salato che quasi gli sembra di sentire in bocca. Coglie un fiore di albicocca e affonda il naso in quella morbida fragranza fruttata. È per la madre.
Nota una libellula rossa volare da una foglia all'altra e vorrebbe avere con sé il suo libro degli insetti. Non ne ha mai vista una simile dal vivo, ma solo nel libro, insieme alle altre libellule, damigelle e farfalle. Sa che ce ne sono migliaia lì in Sri Lanka, in quel luogo che sua madre definisce una perla.
Una brezza fresca gli accarezza le braccia e sente un fremito sulla pelle. È il posto più bello del mondo quella foresta luccicante, e non vede l'ora di farci una passeggiata con sua madre quando sarà più, in serata. Il calore del giorno la affatica, ma lui conosce tutti gli angoli più in ombra, c'è sempre un posto in cui rifugiarsi dal caldo. Un cambio d'umore improvviso e un velo di tristezza gli oscura lo sguardo. Gli piace giocare da solo, ma una parte di luo vorrebbe qualcos'altro. Prova un piccolo brivido, un fugace e sgradevole senso di colpa.
Poi il momento passa.

La sorella perduta[modifica]

Rangoon, Birmania, 1936

Belle raddrizzò la schiena, tirò indietro i capelli rosso ramato e fissò l'orizzonte con il cuore che le palpitava per l'emozione, mentre la nave cominciava il suo progressivo avvicinamento al porto di Rangoon. Da non credere. La città dove i sogni diventavano realtà, ancora una sagoma misteriosa in lontananza, ma che iniziava a mettere a fuoco man mano che la nave solcava le acque. Il cielo, di un azzurro scandalosamente brillante, sembrava più sconfinato di quanto avesse il diritto di essere, e il mare, quasi blu scuro nei punti più profondi, rifletteva una superficie liquida talmente lucente che Belle riusciva quasi a specchiarcisi. Persino l'aria luccicava, come se dall'umidità che si alzava dal mare il sole avesse creato minuscoli cristalli volteggianti. Le barchette che punteggiavano le acque beccheggiavano tra le onde, e Belle rise vedendo gli uccelli marini scendere in picchiata e battibeccare, lanciando versi striduli. Non era infastidita dal rumore che, anzi, rafforzava in lei la sensazione di vivere qualcosa di profondamente diverso. Aveva anelato a lungo alla libertà di viaggiare, e adesso lo stava facendo davvero.

La ragazza nel giardino degli ulivi[modifica]

Borgo medievale di Castello de' Corsi, Toscana
29 giugno 1944, ore 19.15

Sulla piazzetta dominata da persiane chiuse, balconi e coppi in cotto grava una pesante cappa d'afa, l'aria e impregnata di fumo e gli abitanti del posto già dormono o si sono nascosti. Le uniche voci sono quelle delle rondinelle, ma quando un grosso corvo dalle ali nere spicca il volo dall'alto della torre merlata, si leva uno schiamazzo assordante. Arriva un altro corvo. Poi un altro ancora. "Tre corvi", pensa l'anziana. Tre sono un presagio di morte. Li conta sulle dita prima di bere un sorso di vino annacquato, seduta su una seggiola davanti alla porta di quella che un tempo era stata la casa di suo figlio. Malgrado sia una serata mite, si avvolge uno scialle di lana sfilacciata attorno alle spalle e reprime uno sbadiglio. Vecchie ossa, mormora.
Gli antichi edifici in pietra che circondano la piazza risplendono nella luce dorata: le case, un paio di botteghe, il palazzo nobiliare con le sue grandi finestre a battente e i cornicioni sporgenti dai quali d'inverno gocciola l'acqua piovana. E poi l'unica porta ad arco che dà accesso al borgo, abbastanza alta e larga da permettere il passaggio di un cavallo e di una carrozza. Le rose cremisi piantate in un vaso d'argilla e poi abbandonate a se stesse si arrampicano fino al primo piano del palazzo e il loro profumo inebriante aleggia nell'aria del tardo pomeriggio. Fra non molto comincerà a calare il sole, una morbida palla che ancora brilla nel cielo azzurro, e l'orizzonte si tingerà di rosso.

Daughters of War[modifica]

Il profumo segreto della lavanda[modifica]

Périgord Noir, Francia Primavera 1944

Se solo fosse stata una giornata di fine estate, se avesse potuto inspirare il profumo intenso dei pini e degli abeti rossi baciati dal sole e avesse avuto la possibilità di guardare i fringuelli e gli storni che svolazzavano tra i rami degli alberi. Forse in quel caso il suo ottimismo avrebbe prevalso sulla claustrofobica sensazione data dalla vita che la incalzava, dalle antiche case in pietra coperte di licheni che la accerchiavano mentre attraversava il paesino con la luce che andava via via affievolendosi. E forse avrebbe anche ricordato che erano solo persone comuni che cercavano di adattarsi a situazioni insostenibili. Persone comuni che desideravano soltanto tornare a una vita normale.
Hélène agognava la luce per vedere più di ciò che le si presentava davanti agli occhi. Ne aveva bisogno per guardare lontano, al futuro, nel suo cuore. Ne aveva bisogno come gli altri avevano bisogno di respirare. E poi, si ripeteva, avrebbe comunque avuto un'intera vita davanti a sé quando tutta quella storia sarebbe finita. Perché torturarsi pensando al peggio quando c'era la possibilità che non si concretizzasse mai? E presto sarebbero senz'altro arrivate buone notizie da parte degli Alleati, no?
Dopo essersi lasciata alle spalle il paesino, alzò gli occhi al cielo color indaco e sentì il fruscio dei primi uccelli notturni tra le fronde degli alberi. Pensò alle sue sorelle, in Francia insieme a lei, e a sua madre, in Inghilterra. Una volta, quando le aveva chiesto se anche lei fosse carina come sua sorella Élise, sua madre le aveva risposto: «Cara, tu hai un viso rassicurante. Alla gente piacciono i visi rassicuranti. Non ci si sente minacciati da un faccino come il tuo».
Hélène aveva appena undici anni all'epoca, e il commento di sua madre l'aveva ferita. Dopo si era guardata allo specchio per mezz'ora, senza sapere cosa pensare della sua faccia. Se l'era tastata e l'aveva pizzicata, poi aveva assunto diverse espressioni, messo il broncio, sorriso e fatto delle smorfie, e alla fine si era detta che non aveva importanza. Ma era una bugia. Ne aveva eccome. E adesso? Il suo viso era maturato. Era alta, atletica, con la stessa costituzione robusta di suo padre e anche gli stessi capelli lisci, castano chiaro. Capelli ordinari. Le bruciava ancora, ma sua madre aveva ragione: benché la gente ammirasse i suoi occhi color nocciola e il suo sorriso gentile, i suoi lineamenti erano veramente troppo marcati per essere gradevoli. Era la più pragmatica tra le tre sorelle, la maggiore, la più responsabile. Era così futile e imperdonabile desiderare che qualcuno le dicesse che era bella?

Il palazzo segreto[modifica]

A bordo del piroscafo Adria

La passeggera sul ponte alzò gli occhi, attirata dagli striduli richiami di una decina di uccelli marini dall'aria indispettita. "Sciocca! Sei una sciocca. Sciocca!", parvero starnazzare quando scesero in picchiata verso di lei. Si chinò di scatto e agitò una mano per scacciarli, ma era stato il vento a scompigliarle i capelli, non gli uccelli. Deglutendo, sentì il sapore del sale sulla lingua, e anche un retrogusto di alga. Era al sicuro? Salire su quella nave al porto di Siracusa era stato un atto di fede, ma più si allontanava, più la salvezza le sembrava distante. Scrutò il mare in costante mutamento. Era quello che voleva, no?
Il sole stava tramontando e il piroscafo si stava avvicinando alla terraferma. Si aggrappò al parapetto e si sporse quanto più possibile, affascinata da un movimento nelle acque violette.
Gli uccelli strepitarono di nuovo. Sollevò il viso, aprì gli occhi e raddrizzò la schiena. Per quanto tempo era rimasta aggrappata al parapetto ad ascoltare le voci del mare? Perché adesso che il sole si era finalmente inabissato, il cielo si stava trasformando in un panno di velluto indaco trapunto di stelle, ed era talmente bello che rimase senza fiato. Davanti ai suoi occhi, mentre la nave si avvicinava sempre di più all'isola, apparve un panorama scintillante, come se avessero sollevato un sipario su un mondo fatato. Incantata dalle acque del porto, sulle quali danzavano i riflessi delle luci di centinaia di imbarcazioni, gongolò e si voltò verso la persona che l'aveva raggiunta sul ponte.
«Andrà tutto bene», sussurrò. «Andrà tutto per il meglio».

Bibliografia[modifica]

  • Dinah Jefferies, La separazione, traduzione di Cristina Ingiardi, Newton Compton Editori, 2013 (ISBN 978-88-541-9233-1)
  • Dinah Jefferies, Il profumo delle foglie di tè, traduzione di Elisa Tramontin e Angela Ricci, Newton Compton Editori, 2016 (ISBN 978-88-227-0019-3)
  • Dinah Jefferies, La figlia del mercante di seta, traduzione di Valentina Francese, Newton Compton Editori, 2017 (ISBN 978-88-227-0322-4)
  • Dinah Jefferies, Il silenzio della pioggia d'estate, traduzione di Valentina Francese, Newton Compton Editori, 2017 (ISBN 978-88-227-0708-6)
  • Dinah Jefferies, Il segreto del mercante di zaffiri, traduzione di Martina Rinaldi, Newton Compton Editori, 2018 (ISBN 978-88-227-1831-0)
  • Dinah Jefferies, La sorella perduta, traduzione di Tessa Bernardi, Newton Compton Editori, 2019 (ISBN 978-88-227-2954-5)
  • Dinah Jefferies, La ragazza nel giardino degli ulivi, traduzione di Tessa Bernardi, Newton Compton Editori, 2020 (ISBN 978-88-227-4047-2)
  • Dinah Jefferies, Il profumo segreto della lavanda, traduzione di Tessa Bernardi, Newton Compton Editori, 2021 (ISBN 978-88-227-5375-5)
  • Dinah Jefferies, Il palazzo segreto, traduzione di Tessa Bernardi, Newton Compton Editori, 2022 (ISBN 978-88-227-6882-7)

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