Duiliu Zamfirescu

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Duiliu Zamfirescu (1858 – 1922), scrittore e diplomatico rumeno.

Citazioni di Duiliu Zamfirescu[modifica]

  • Quando vedi della biancheria tesa ad asciugare sopra una fune fermata con un gancio al rudere d'un tempio antico[1] e legata per l'altro capo alla baracca dell'operaio che lavora fra quelle pietre, e misuri con la mente quanto è passato da un'estremità della corda all'altra, hai l'impressione dell'eterno, ti senti immortale, come non ti avviene altrove.[2]

La vita in campagna[modifica]

Incipit[modifica]

Salendo il declivio di Ciulniza, alle falde della collina, si trovano le case del boiaro Dino Murgulez, vecchie case ben costruite, come non ce ne sono più nelle tenute d'oggigiorno. Di cima, dalla vetta, esse dominano all'intorno, fin dove giunge l'occhio, a destra, la valle della Jalomitza, a sinistra il bosco folto di Arama, di fronte le stradette oblique e tortuose del villaggio.

Citazioni[modifica]

  • [...] Una tinta uniforme cenerognola, triste, tingeva l'erba, la terra, i seminati e solo qualche girasole selvatico spuntava, civettuolo, dalle strisce di sabbia lasciate dalle inondazioni della Jalomitza. Damian si sentì subito tornare indietro di dieci anni. La uniforme distesa dei campi fiancheggiati dal placido fiume, gli parve di un incanto indicibile; niente di quanto aveva visto fin allora poteva reggere al paragone. (capitolo III, p. 31) (Damian Matteo)
  • [...] solo il pianto rimane all'anima nostra appassionata e dolorante di fronte alla superba crudeltà delle leggi della natura. (capitolo VII, p. 54)
  • [...] Nel divino incanto di quell'ora, invece di dormire, la mente era più sveglia del solito e, come un raggio di luce, aspirava a fuggire nello spazio. Dove? Nella calma distesa dei desideri dell'anima che così bene si fondeva con quella del cielo. Chi sei tu, viandante d'un attimo, sul tuo mondo, creatura d'un giorno, mentre tanti mondi empiono l'infinito lassù? (capitolo XI, p. 74)
  • La vita è piena di dolore e d'incanto. Che sonno profondo dorme lo spazio fra le stelle! Fra ogni spazio di luce della via lattea vi sono milioni di tappe di solitudine. E dove andiamo noi, dopo la morte? noi, questa parte che si stacca dalla forma d'oggi? In nessun luogo. Moriamo in noi stessi, come muoiono le creature d'un sogno, nel sogno. (capitolo XI, p. 75)
  • [..] – Bene, signorina Sasa, non vede come l'hanno mangiato vivo gli altri..... Non era meglio che li mettessi in tasca io, che ho passato tutta la vita a lavorare sulle sue [di Costica Otopeanu] terre?
    – Appunto per questo, credevo che avrebbe dovuto aver pietà di lui, appunto perché s'è arricchito sui suoi poderi.
    Tanase Scatiu fece schioccare le dita e saltò su inviperito:
    – Questi signori, come si difendono fra loro!..... Eh!..... È finito il loro tempo. Ora è il tempo del portafoglio. Hai denari? sei un signore, non ne hai? nasci come vuoi, non serve a niente. Non è vero? (capitolo XII, p. 88)
  • [...] Lefter tacque. Scatiu, sentendosi ascoltato, proseguì:
    – Spartiresti i buoi con lui, eh?..... Gli daresti due buoi, che lui non ne ha, e tu ne hai quattro?, eh?
    Scatiu guardò il vecchio e con la coda dell'occhio quelli attorno a lui, contento dell'effetto che produceva. Stoica si passava il dorso della mano sui baffi.
    – Ma se si tratta di dare i buoi a Lefter, sor padrone, io non ne ho che quattro, e lei ne ha una mandria intera: ne dia un po' anche a quel poveretto.
    Il vecchio si arricciava i baffi, mentre gli altri si agitavano, non osando ridere. (capitolo XIII, pp. 97-98)
  • Un senso di pace infinita, di cieca sottomissione al tempo che passa e ingiallisce i luoghi deserti derivava da quello spettacolo. Pareva che così dovesse essere. Abituato ora all'indole dei contadini, Matteo capiva meglio la natura attraverso gli uomini che non gli uomini attraverso la natura. Il fischiettìo del viandante che a tarda notte ritorna a casa e in poche note tormentate dice la umana commozione, era l'arpa di quella solitudine; i volti calmi dei falciatori riflettevano la luce un po' tarda del sole al tramonto. E anche lui si sentì preso dallo scoraggiamento, guardandosi innanzi. «Sarà»: questa parola, così romena, gli venne in mente. (Matteo, capitolo XIV, p. 101)
  • [...] – Eravamo sulla via scottante delle confidenze, – disse lui, piano, come se pensasse al mondo dei suoi sogni. – Accanto al mio desiderio del paese, c'era il desiderio di qualcuno, amato, ma ignoto. Mi pareva che avrei dovuto incontrarlo. Mi ha accompagnato sempre, eppure non sapevo chi fosse.
    Essa si appoggiò alla sua spalla, in silenzio, tremante.
    – E ora, conoscendola, mi pare che lei sia quella ch'io volevo, proprio quella, ma più dolce e più buona di come l'avevo sognata..... Un lungo silenzio seguì quelle parole. Fino a casa non dissero più nulla. (Matteo, capitolo XIV, p. 107) [a Sasa]

Note[modifica]

  1. Nel 1888 venne offerto a Duiliu Zamfirescu il posto di segretario di legazione a Roma, qui soggiornò come diplomatico per quindici anni. Cfr. La vita in campagna, pp. 5-6.
  2. Dalla Lettera a N. Petrascu, in N. Petrascu, Duiliu Zamfirescu, Cultura Naționala, Bucureşti, 1929, pp. 94 e 95; citato nell'introduzione di A. Silvestri Giorgi a La vita in campagna, p. 12.

Bibliografia[modifica]

  • Duiliu Zamfirescu, La vita in campagna, a cura di A. Silvestri Giorgi, Utet, Torino, 1956.

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