Emilio Isgrò

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Emilio Isgrò (1937 – vivente), pittore e scrittore italiano.

Citazioni di Emilio Isgrò[modifica]

  • [Sulla cancellatura] Alle origini, probabilmente, essa non fu che un gesto: uno dei tanti gesti che gli artisti compivano un tempo per segnare di sé il percorso della vita e del mondo. [...] Essa mi si è di fatto trasformata tra le mani anno per anno, minuto per minuto, piegandosi meglio di quanto volessi o sperassi al mio desiderio d'artista.[1]
  • Ci vuole una crescita generale e l'arte può rappresentare la punta di diamante, può aiutare a risvegliare energie sopite: se abbiamo una cattiva politica sopravviviamo, se abbiamo una cattiva arte siamo destinati a sparire.[2]
  • Il teatro non è per me una novità dal tempo dell'Orestea di Gibellina negli anni Ottanta, quando lavorai parecchie stagioni nella Valle del Belice per la reinvenzione della tragedia greca in lingua siciliana. D'altra parte non è un caso che anche il mio Malaparte-Ulisse parli in siciliano.[3]
  • La cancellatura non è una banale negazione ma piuttosto l'affermazione di nuovi significati: è la trasformazione di un segno negativo in gesto positivo.[3]
  • Non descrivo gli uomini secondo la loro appartenenza ma seguendo la loro umanità.[2]
  • Non è la prima volta che uso le api per le mie mostre, ma in questa occasione si tratta di api eoliane e siciliane, cioè di insetti in grado di sopravvivere all'inquinamento che sta distruggendo tutte le altre api del mondo. Come se la sapienza millenaria di cui le api sono portatrici, suggendo il miele dai fiori delle grandi culture mediterranee – da quella greca a quella araba, da quella fenicia a quella normanna – potesse ancora lanciare un segnale di fiducia ad un'Europa che sembra sgretolarsi sotto il peso della sua stessa storia.[1]
  • Non ho lavorato del tutto in solitudine, perché ho sempre tenuto presente il quadro generale dell’arte, ma ho cercato di dare risposte taglienti e diverse, soprattutto per amore della libertà che si deve praticare fino in fondo anche in momenti di crisi come questo.[2]
  • Per quanto poi riguarda il mio legame con la Sicilia, devo dire che è ancora fortissimo, ma non esclusivo, perché vengo da una famiglia che mi ha educato all'amore e al rispetto per le culture e le persone diverse da me, anche le più distanti. È per questo che in Brasile mi sento brasiliano, in Germania tedesco e in America americano. Questo non mi impedisce, tuttavia, di vedere anche i limiti dei popoli da me avvicinati, non diversamente da come vedo i difetti della mia terra.[4]
  • Sono felice che qualcuno scopra la vena siciliana che scorre in larga parte del mio lavoro. Questo non per un malinteso localismo, ma perché penso che l'arte debba sottrarsi all'omologazione dell'universo alla quale oggi è sottoposta. L'arte non deve dire sempre "obbedisco", come disse Garibaldi sofferente e stanco al Comando Supremo che gli imponeva di arretrare. L'arte, semmai, deve imparare a disobbedire anche ai suoi committenti se vuol sopravvivere. Proprio per questo ho cancellato il famoso telegramma dell'"obbedisco". Perché fosse chiaro a tutti, anche a chi non si occupa d'arte ma sa perfettamente chi è Garibaldi, che è finito il tempo di un'arte che parla soltanto a se stessa.[4]
  • Voglio far sentire la crisi senza fare disperare le persone. Se un artista osa tanto e l'artista è una persona fragile, può farlo anche la società.[2]

Note[modifica]

  1. a b Citato in Emilio Isgrò - Epigrafi cancellate da api scatenate, Tribenet.it.
  2. a b c d Citato in Elena del Drago, Emilio Isgrò: l'Italia (forse) è un modello da cancellare, LaStampa.it, 26 agosto 2013.
  3. a b Citato in Emilio Isgrò: Maledetti toscani, benedetti italiani, GiornaleSentire.it, 18 maggio 2014.
  4. a b Dall'intervista di Anita T. Giuga, Emilio Isgrò: "Disobbedisco anche alle rondini", EspoArte.net, 2 settembre 2010.

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