Emilio Morpurgo

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search

Emilio Morpurgo (1836 – 1885), accademico, rettore e politico italiano.

Incipit di alcune opere[modifica]

La finanza[modifica]

Nei paesi di civiltà politica già adulta, non meno che in quelli in cui si fa nuovo sperimento degli ordini liberi, lo studio delle questioni di finanza si arresta ben di sovente alle cause prossime dei fatti ed agli effetti immediati di questi. Gli scrittori prendono in esame l'uno o l'altro de' modi, con cui lo Stato provvede alla spesa occasionata dall'esercizio delle sue attribuzioni; sindacano il meccanismo dell'una o dell'altra imposta; analizzano le ragioni e i limiti delle spese; considerano le une e gli altri in relazione agli effetti economici o politici ch'esse producono. Ben di rado questi critici dimostrano di sospettare che simili studii sono imperfetti, finché non si raccolgono sotto un concetto più generale e più alto.

La statistica e le scienze sociali[modifica]

L'osservazione accurata di parecchi fatti che sembrano dipendere esclusivamente dalla natura umana, e coi quali si rivela maggiormente la libertà della sua azione, ha posto fuori di controversia già da qualche tempo un fenomeno che non cesserà mai di essere a primo aspetto grandemente singolare. Questa singolarità si manifesta nella ripetizione regolare, pressoché matematica, dell'egual numero d'identici fatti, negli stessi confini di tempo e di spazio. Si direbbe che la società nel seno della quale è avvertito questo fenomeno, obbedisce ad una forza meccanica, la cui azione è, quanto meno sospettata, altrettanto irresistibile.

Marco Foscarini e Venezia nel secolo XVIII[modifica]

La maestosa figura del quart'ultimo Doge veneziano [Marco Foscarini], che sorge pressoché solitaria in mezzo ad una società politica prossima ad estinguersi, sembra aggiungere un nuovo enimma ai molti, ond'è sparsa la storia della grande Repubblica.
La generazione, a cui egli appartiene, si direbbe inconsapevole ed è senza dubbio incurante del passato glorioso della patria. Egli, benché testimone di una decadenza che il suo ingegno doveva fargli misurare tutta intera, raccoglie l'antica tradizione di Andrea Dandolo, il padre degli storici veneziani; stringe, per così dire, il fascio de' secolari ricordi e vagheggia il disegno di farsi interprete del pensiero civile di Venezia. La fiacchezza, l'abbandono di ogni virile proponimento, la impotenza rassegnata di coloro che non osano levare la fronte contro l'avverso destino, sono le sole manifestazioni ch'egli possa raccogliere da' suoi concittadini; e sente e dice che il suo secolo doveva essere terribile ai figli e ai nipoti; ma la sua fede non vacilla e la tempra del suo animo non s'indebolisce.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]