Fabrizio Gatti

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Fabrizio Gatti - International Journalism Festival 2010

Fabrizio Gatti (1966 – vivente), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Fabrizio Gatti[modifica]

  • Il premio Nobel agli abitanti di Lampedusa e di Lesbo, in Grecia, sarebbe la rivincita etica e umana contro i muri e il filo spinato.[1]
  • Sono 15 anni che la Lega ci racconta menzogne su questo. La legge sull'immigrazione prevede che una persona che perde il lavoro, e in questo momento siamo in un periodo di crisi, se in quel momento ha la sfortuna che gli scade il permesso di soggiorno deve trovare lavoro entro 6 mesi. Altrimenti deve uscire, anche se è in Italia da 15 anni, anche se ha famiglia e dei figli. È una legge che provoca clandestini. È la legge che provoca clandestini e la Lega non ce lo racconta perché costruisce il suo consenso con le menzogne che ci ha raccontato anche stasera. [...] Ed è un problema strutturale della società italiana. [...] Stiamo andando verso un vicolo cieco di scontri, in cui questi signori ci stanno raccontando a noi italiani che se non si trova lavoro è colpa degli stranieri. Questi signori sono un pericolo per la nostra Repubblica perché mentre il loro padrone dice che col tricolore si pulirebbe il culo, ci stanno portando verso gli scontri sociali. Qualcuno lo capisce questo?. (dalla trasmissione televisiva Annozero, puntata del 14 gennaio 2010)

Incipit di Bilal[modifica]

Stazione della metropolitana. Milano, Italia.

La testa è già in cammino da qualche mese. Lo stomaco e le sue paure anche. Ma ogni partenza ha il suo momento nello spazio e nel tempo. Lo spartiacque tra il prima e il dopo. Questo viaggio comincia davanti al grigio capolinea della metropolitana. Un pomeriggio che promette pioggia. Sotto il peso gonfio dello zaino, una decina di chili, qualche maglietta, le macchine fotografiche, i rullini, tre carte geografiche del Sahara perché, delle piste laggiù, ciascuna dà informazioni diverse. Lei risale in macchina dopo un saluto senza parole. S'allaccia la cintura di sicurezza. Accende il motore e si volta per l'ultimo sguardo. Delicatamente porta la mano destra al cuore, alle labbra, alla fronte in un dolce movimento che termina con il palmo completamente aperto. È l'addio più elegante che i popoli del deserto ci abbiano tramandati. Vorresti parlare ancora. Vorresti fermati. Vorresti tornare indietro. Ormai non si può più.

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]