Federico Pace

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Federico Pace (1967 – vivente), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Federico Pace[modifica]

  • I treni sono come l'estate, avvicinano le persone per la durata di un tempo fuggitivo e insolito. Le tengono vicine, le spingono a parlarsi, le invitano a intravedere nel fondo degli occhi dell'altro qualcosa che si pensava non si potesse mai vedere. Le fanno sentire quasi migliori e capaci di afferrare il filo dell'aquilone della felicità. Poi, quando il tempo precipita, rapidissimo, sul ciglio dell'arrivo, quando le giornate smettono di essere senza fine, le separa e lascia l'aquilone volare via. Alle volte per sempre, come se quel primo incontro non potesse che essere anche l'ultimo possibile. (da La libertà viaggia in treno, p. 118)

Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza[modifica]

  • Non si sa mai bene con precisione cosa si cerca quando si parte per un viaggio. A ogni imbarco però, anche solo per andare da una sponda all'altra di un'isola, quando ci si comincia a muovere, si è sempre presi dallo spaesamento di chi non ha più la terra sotto i piedi e il disorientamento di chi non è ancora nel regno delle acque. In quello stesso istante, ai più fortunati, qualche volta succede di riuscire a percepire quello che hanno provato i navigatori di un tempo, quando prendere la via del mare era un'impresa da visionari, e la terra, che stava al di là dell'orizzonte d'acqua, rappresentava la meta più ambita a cui non si poteva resistere. (p. 68)
  • Anche un'onda smette di essere tale. Anche un'onda, in un solo istante, smette di essere un'increspatura di mare per andare a quietarsi dentro le profondità delle acque. Forse per questo, le si presta attenzione. Forse è per questo che, quando si sta a bordo di un battello affacciati alla ringhiera, si sta quasi sempre lì, a cercare quel piccolo biancore. Vicino o lontano che sia. Si sta lì a osservare quell'esile piegatura d'acqua vibrare in infinite gocce e poi dissolversi. Si resta, anche durante un viaggio dalla breve durata, a vederle prima irrequiete e poi esauste ritornare a essere solo mare. (p. 74)
  • Non sempre si ha voglia di uscire allo scoperto. Di stare nel bel mezzo della tempesta. Di mettere alle spalle una distanza infinita tra noi e la terra. Non sempre si ha voglia di lasciarsi la casa a una distanza abissale o si è presi da quel furore necessario per andare, come l'Achab di Melville, a chiudersi nell'area delle acque oceaniche per stanare la Balena Bianca dai suoi abissi. Ci sono momenti in cui la nostra misura è più minuta, lo spazio che possiamo affrontare è assai più modesto e la distanza che possiamo percorrere è quella di qualche passo o poco più. Ci sono momenti in cui, a un'alba primitiva preferiamo un pomeriggio medioevale. A una traversata oceanica, anteponiamo qualche bracciata nello spazio chiuso di una piscina. (p. 81)
  • La bici pare avere un legame stretto, più di altri mezzi, con quello che è la memoria, con il tempo che passa, con tutto quello che non si riesce più a recuperare. Forse anche perché è il mezzo che più di altri sembra essere legato all'infanzia. A quel tempo in cui il tempo pareva ancora non esistere. (p. 173)

Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita[modifica]

  • Quando ci chiniamo sotto il varco che ci condurrà all’amicizia, riusciamo a passare non perché mostriamo il meglio di noi, ma piuttosto perché, mentre ci chiniamo, lasciamo aperto qualcosa che ci appartiene davvero. Anche la timidezza, l’avventatezza e l’imprecisione. (p. 25)
  • Il tempo consuma e trasforma ogni cosa. Tuttavia qualcosa, di ciò che siamo, resta immutato, come una voce profonda che nel cavo di noi stessi continua a cantare una piccola melodia. Il tempo consuma e trasforma. Ma qualcosa, qualcosa che è l’essenza, si perpetua. Così il viaggio, che somiglia al tempo, muta e travolge. (p. 163)

Bibliografia[modifica]

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