Ferdinand Tönnies

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Ferdinand Tönnies (1855 – 1936), sociologo tedesco.

Il culto di Nietzsche[modifica]

  • Questo problema [Il rapporto antagonistico fra arte e scienza], le cui linee di fondo erano state in precedenza tracciate da Schopenhauer, rimane il tema del filosofare quanto mai multiforme di Nietzsche; anch'esso oscilla tra arte e scienza poiché non è in grado di sviluppare le sue attitudini per l'una e per l'altra in modo tale che esse si congiungano, a far sì che la scienza diventi arte per lui senza rinunciare al suo carattere di scienza, determinando così quei vertici della filosofia che Nietzsche non ha raggiunto. (p. 65)
  • [...] Nietzsche trae a volte la gioia più profonda dalla vita, poiché conosce e gusta il diletto della conoscenza nelle sue raffinatezze sublimi. Accoglie con entusiasmo in'idea sfolgorante, la sfiora con occhi che brillano e la rivolta da ogni lato. La poesia di un pensiero che sembra valido, vero, autentico e possente agguanta il suo cuore, l'impulso creativo lo eccita, «anch'io un pittore» grida a se stesso, saluta e benedice ogni cosa, le cose e le idee si fondono assieme; egli compone così parabole ingegnose, fa luce sulle contraddizioni al fondo della vita e del pensiero, sentendosi sollevato al di sopra della vita, al di sopra del pensiero stesso, instancabile ed inesauribile nel godimento della sua arguzia [...] (pp. 81-82)
  • [...] egli era certamente una natura ricca, una natura, come dicono i suoi adepti, polifonica. Ma questi elementi della sua natura non erano destinati a dominarlo: la loro mera combinazione produsse così soltanto un preparato di laboratorio che Nietzsche stesso, il suo vero sé, poterono distruggere e rifiutare. (p. 90)
  • La sua natura era più potente di quanto egli pensasse. Voleva far avanzare la scienza, fondare verità, e dalla sua bocca fluivano ditirambi. (p. 96)
  • [L'antitesi teorizzata da Nietzsche fra l'etica della casta sacerdotale e quella della casta cavalleresco-aristocratica] [...]Prima, piuttosto, si sarebbe dovuto chiarire prendendo le mosse «dall'intero tipo di un'aristocrazia essenzialmente sacerdotale, la ragione per cui è precisamente qui che si poterono ben presto interiorizzare e acutizzare in maniera pericolosa i contrasti di valore» e, in effetti, grazie a loro «si sono infine spalancati tra uomo e uomo abissi tali che nemmeno un Achille del libero pensiero potrebbe valicarli senza un brivido[1]».
    Parole, parole, parole! Amleto e Polonio nella stessa persona: «Do you see yonder cloud, that's almost in shape of a camel? By the mass, and't is like a camel, indeed. Methink's 'tis like a weasel. It is backed like a weasel. Or like a whale? Very like a whale».[2]
    Nietzsche-Polonio non riesce a resistere agli attacchi del Principe Vogelfrei che è in lui, si piega ai suoi capricci. (pp. 111-112)

Note[modifica]

  1. Da F. Nietzsche Genealogia della morale, traduzione italiana di Ferruccio Masini, in Opere, vol. VI, tomo 2, Milano, 1970, p. 230. Cfr. nota a p. 171.
  2. Cfr. William Shakespeare, Amleto, atto III, scena II:
    Amleto: Vedete quella nuvola laggiù. Non ha quasi la forma d'un cammello?
    Polonio: Càspita! Ci somiglia veramente!
    Amleto: O piuttosto, direi, ad una donnola?
    Polonio: Dal dorso, infatti, sì, sembra una donnola...
    Amleto: O una balena...
    Polonio: Proprio una balena.
    Cfr. nota 174, p. 171.

Bibliografia[modifica]

  • Ferdinand Tönnies, Il culto di Nietzsche. Una critica, introduzione di Domenico M. Fazio, a cura di Enrico Donaggio e Domenico M. Fazio, traduzione di Enrico Donaggio. ISBN 8835944880

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