Francesco Di Carlo

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Francesco Di Carlo (1941 – vivente), ex mafioso e collaboratore di giustizia italiano.

Citazioni di Francesco Di Carlo[modifica]

  • [Sul Golpe Borghese] Ci avevano assicurato che nessuno di noi sarebbe più andato al soggiorno obbligato né avrebbe più subito provvedimenti tipo la sorveglianza speciale, il nuovo governo avrebbe dato un colpo di spugna al passato... ma non tutta Cosa Nostra vedeva di buon occhio il piano dei fascisti.[1]
  • [Sull'omicidio del giornalista Mauro De Mauro] Fu ucciso perché aveva scoperto che Borghese e la mafia si erano alleati per il golpe... il giornalista si fece scappare qualcosa con uno dei tanti boss che allora frequentavano il Circolo della Stampa che era dentro il teatro Massimo. [...] Si è sempre detto che fu rapito. Non fu rapito invece né prelevato con la forza. Non ce ne fu bisogno. De Mauro conosceva bene uno di quei tre uomini, era Emanuele D'Agostino, mafioso di Santa Maria del Gesù. Gli altri due erano Bernardo Provenzano e Stefano Giaconia. [...] Quando Emanuele D'Agostino seppe al Circolo della Stampa che De Mauro era a conoscenza del golpe, raccontò tutto a Stefano Bontate che era il suo capo. Stefano avvertì gli altri boss della Commissione, tra cui Giuseppe Di Cristina di Riesi e Pippo Calderone di Catania. Tutti volarono subito a Roma insieme a uno che chiamavano "l'avvocato", non esercitava la professione ma era laureato... Andarono a Roma per parlare con il principe Borghese, con un certo Miceli [il generale Vito Miceli, capo del Sid, il Servizio informazioni difesa?] che forse era un militare e forse con un certo Maletti [il generale Gianadelio Maletti, capo dell'ufficio "D" del Sid?]... [...] Da Roma partì subito l'ordine di chiudergli la bocca... I miei amici mafiosi, quando ritornarono a Palermo, mi raccontarono che quella gente era molto preoccupata, mi dissero che avevano paura, che se fosse uscita anche la più piccola delle notizie sull'operazione che stavano preparando, loro sarebbero stati tutti arrestati.[1]
  • Penso che i magistrati di Caltanissetta stanno processando qualcuno che probabilmente ha avuto una minima parte nell'attentato e che è stato scoperto di recente. Ma non penso che così si possa chiudere il capitolo della partecipazione di soggetti esterni a Cosa nostra. Basti pensare che Falcone, da Roma a Palermo, viaggiava su un piccolo aereo dei servizi segreti. Chi ha voluto far sapere l'ora della sua partenza da Roma? Perché non si è percorsa questa via? Penso che Spatuzza sia un buon collaboratore di giustizia, molto onesto, ma io non penso che il tritolo usato a Capaci venisse solo da quella partita di cui lui parla. A Capaci è stato realizzato un attentato di tipo militare, persone specializzate hanno dato il loro contributo.[2]

Note[modifica]

  1. a b Citato in Attilio Bolzoni e Francesco Viviano, "De Mauro venne ucciso perché sapeva del golpe", Repubblica.it, 26 gennaio 2001.
  2. Dall'intervista di Stefania Limiti, Di Carlo: "Politica e servizi dietro la strage di Capaci", Antimafiaduemila.com, 19 ottobre 2014.

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