Franco Moscone

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Franco Moscone C.R.S. (1957 – vivente), arcivescovo cattolico italiano.

Citazioni di Franco Moscone[modifica]

  • A me piacciono gli atei. Non se sono ideologici o trasformano l'ateismo in una nuova fede. Ma mi piacciono se mi ricordano che io, noi non siamo Dio[1].
  • Che cosa significa la parola liturgia? Non significa celebrazione, sfarzo, paramenti. Liturgia significa servizio. Servizio a Dio e ai fratelli. Ogni letto di ammalato è un altare, non dimenticatelo! Ogni letto di ammalato è un altare esattamente come quello lì dove tra poco celebreremo l'eucarestia, perché in ogni letto c'è Cristo, anche se non lo sa. C'è Cristo sofferente, c'è Cristo crocifisso, c'è Cristo Abbandonato![2].
  • Chi è nella mafia pensa di essere libero ma in fondo ha un piede nella fossa e uno legato alla catena... pensa di assoggettare ma in fondo è assoggettato[3].
  • Chiesa è innanzitutto sinonimo di comunione, la sua identità. Chiesa è missione, poiché la sua attività è essere missionaria. Chiesa è carità, il suo fine, cioè dire e portare Dio, che vuol dire carità, in questo mondo[4].
  • Chi guarisce le ferite del cuore guarisce anche le proprie relazioni interpersonali, sociali e pubbliche. Guarisce le istituzioni, le strutture, gli ambienti di lavoro, i luoghi di aggregazione[5].
  • Convertirsi a sé stessi è ritornare all’essenziale, alla propria povertà creaturale e fragilità esistenziale per fare i conti, senza paure, con i propri limiti[5].
  • Del Gargano si parla poco, ma la situazione è simile all’America Centrale nel rapporto tra popolazione e delitti. In due mesi e mezzo che sono vescovo qui, ho assistito a tre omicidi e un quarto è sfuggito per poco. Senza contare i tre suicidi, l’ultimo proprio in questi giorni[6].
  • È azione profetica quella di denunciare ciò che non va, demolire, infrangere le strutture di peccato, ma per lasciare che sia il Signore ad edificare e costruire[7].
  • Forse in questo momento i vostri occhi sono rivolti verso di me e i miei su di voi, per un po' di curiosità, di attesa. Ma stiamo sbagliando, gli occhi li dobbiamo rivolgere unicamente verso di Lui, Gesù.
  • Il cuore è grande perché è capace di contenere Dio[8].
  • Il rispetto e promozione della legalità è un punto focale per il nostro territorio garganico tanto come società civile che ecclesiale. Il crescere esponenziale di azioni violente, fino agli omicidi ed alla sparizione di persone (= lupara bianca), passando per gesti intimidatori e di chiaro stampo mafioso, non ci possono lasciare silenti. Denunciare l'illegalità è un dovere, ma ancora di più lo è il farsi protagonisti di gesti di legalità, partendo da quelli che, scorrettamente, possiamo giudicare meno significativi[7].
  • La conversione interiore ci fa scoprire che non siamo amati per quello che facciamo, ma per quello che siamo agli occhi di Dio[5].
  • La paura la più cattiva consigliere dei buoni e dei giusti ed è la più grande alleata dei mafiosi. Siccome il Vangelo mi fa dire che ognuno dà quello che ha nel cuore, allora vorrei dire: chi uccide è già morto nel cuore. Chi utilizza intimidazioni e minacce, ha un cuore ammalato e contagia. Non lasciamoci contagiare. Non usiamo i condizionali. Ma usiamo l’indicativo: voglio e mi impegno adesso per la città che voglio che è la mia. Se siamo soft, collaboriamo sempre con i mafiosi. Infine, Monte Sant’Angelo è la città del pane, si sente il profumo nelle strade. Allora via la puzza delle pallottole o, peggio ancora, il fetore delle minacce e delle ritorsioni[9].
  • L'Economia, che è la scienza a cui compete la ricerca e distribuzione dei mezzi, deve necessariamente interfacciarsi con l'etica, che è la scienza dei fini. E il fine è la salute delle persone, un bene non negoziabile né solamente monetizzabile. Agli amministratori tocca distribuire le risorse in modo giusto e senza sprechi, ma senza negare il necessario e l'urgente, e questo vale ancora di più in tempo di crisi come quelli che stiamo vivendo[10].
  • Le mafie sono plurali. Fino a qualche tempo fa conoscevo solo quella siciliana, la ‘ndrangheta, la Sacra Corona Unita perché se ne parla a livello nazionale e anche oltre. Perché sono stati fatti dei film e scritti anche dei libri. Non sapevo che esisteva e che esiste la mafia di Foggia, ma mafia garganica. Adesso lo so. Non ho paura, perché se dicessi che ho paura collaborerei con la mafia[9].
  • Manfredonia, per ri-alzarti decidi di scommettere sulla legalità![7].
  • Nella fede cristiana che è certezza e scommessa della forza della Risurrezione di Gesù mi sento di gridare: Manfredonia ri-alzati! Ri-alzati: dalla paura del futuro, dal pessimismo per la carenza di motivazioni e possibilità di sviluppo, dalla rassegnazione e difficoltà a programmare e progettare alla grande, dalla pigrizia a pensare con prospettive ampie e lungimiranti, dai sentimenti negativi che ti fanno giudicare e percorrere strade sempre e solo al ribasso[7].
  • Non si parte da Dio, ma a Dio si arriva percorrendo la via della prossimità[11].
  • Ogni terra è patria, come ogni patria è terra straniera[8].
  • Proprio lì, in periferia, tra i pagani, tra i lontani, tra i quasi eretici, il Signore si manifesta. [...] Il miracolo del Signore e della santità è questo: trasformare le periferie in centro[12].
  • Se ognuno di noi sente la città come propria diventa responsabile, diventa costruttore di legalità. [...] Se sentiamo nostra la realtà, [la mafia] non vincerà mai. Non ha vinto la mafia siciliana e credo che non vincerà mai la mafia garganica[13].
  • Siamo un esercito di peccatori o di perdonati? Di fronte a Dio, quello che conta non è il peccato; quello che fa la differenza è essere perdonati. Perché prima del peccato originale c'è l'originale innocenza; perché prima del peccato c'è l'immagine e somiglianza di Dio nel volto, nel cuore, nella mente, nell'essere di ognuno. E allora il dare e il perdonare è possibile anche a noi, anzi è parte stessa della nostra prima e vera identità che è l'originale innocenza che precede il peccato originale. Se vogliamo veramente la pace, se vogliamo la lotta agli armamenti, se vogliamo che finiscano queste cose dobbiamo essere un esercito di perdonati. Dobbiamo riconoscere che questo è lo stile di Dio, è lo stile dei suoi discepoli perdonati. [...] Va' e dì che sei parte di un esercito di perdonati e allora cercherai di non peccare più[14].
  • Vi chiedo un favore: evitate di chiamarmi monsignore o eccellenza o con termini simili. Desidererei continuare ad essere chiamato padre (padre Franco o Francesco – fa lo stesso). Padre è un appellativo già sufficientemente pesante da portare, seppure stimolante da vivere, visto che è l'unico titolo che Gesù utilizza quando si rivolge a Dio, Suo e Nostro Padre[8].

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