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Giacinto de' Sivo

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Giacinto de' Sivo

Giacinto de' Sivo (1814 – 1867), scrittore e storico italiano.

Citazioni di Giacinto de' Sivo

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  • Dio di misericordia, benedici tu l'anime di quei generosi: essi dettero l'addio al mondo e ala Patria, nella gagliardia della vita, nell'età della speranza, forse non preparati al tremendo passaggio... Dio di pietà, deh copri con l'ali immense del tuo perdono quell'anime brave, difendendo il diritto, la ragione e la Fede! deh accoglili nella schiera degli eletti! Pietà, pietà per essi. o Dio di misericordia... I nomi vostri scolpiti in marmi saranno eterni quanto la virtù, saranno l'orgoglio de' vostri casati, l'emulazione d'ogni soldato, la venerazione della posterità. Gioite, o valorosi: la virtù non è un vano nome; essa sventurata è più bella; essa caduta quaggiù, trionfa in eterno.[1]
  • Il volgo s'annoia a pensare, e volentieri s'acconcia alle idee altrui; così pochi scaltri fanno l'opinione che si dice pubblica, e partorisce ruine.[2]
  • [Su Ferdinando II delle Due Sicilie] Frugale, laborioso, sollecito, niente a giuoco, niente a cacce, né a corse o a feste avea pensiero; tutto al governo. Niuno negherà essere splendido il suo primo decennio. Pace profonda, quiete e sicurezza, libertà civile, prosperità molta. Brevemente si costruirono strade, edifizii comunali, lazzaretti, case di bagni minerali, prigioni col sistema penitenziario, scuole per sordomuti, ospizii ed asili per indigenti e orfanelli e reietti e folli, porti a Catania, a Marsala, a Mazzara, e moli a Terranova e a Girgenti; s'istituirono consigli edilizii, monti pecuniarii e frumentarii, compagnie di Pompieri, opificii, nuove accademie, nuove cattedre all'università, nuovi collegi, nuovi licei. Si bonificavan terre paludose, si davano alla coltura terre boscose, e 800 mila moggia del Tavoliere di Puglia; si facevan ponti di ferro e di fabbrica su' fiumi, fanali a gas, fari alla Fresnel, ed ogni novella invenzione qui primamente in Italia era attuata. Si stipulavan trattati di commercio, si creavan guardie civiche per Napoli e per le provincie, e guardie d'onore a cavallo. Que' dieci anni fur benedetti anche ne' campi. Ubertose messi, mercati grassi, miti prezzi, comune l'agiatezza; un movimento d'industria, un crescer di popolazione, un incremento di tutte cose buone; sicché non credo il reame avesse tempi più gai e lieti di quelli.[3]
  • Pietro Vial, generale comandante la provincia palermitana, e direttore di polizia, astuto e inflessibile, s'era addato per tempo della congiura. Nato a Nizza, giovine servì nel reame, fu colonnello di gendarmi, però uso a scrutar gli animi e le cose, scorta la nimicizia degl'isolani, le segrete adunanze, i libelli, le propaganti accuse a Napoli, gl'incitamenti stranieri, e 'l contemporaneo divampar d'Italia e Francia, previde imminente la sollevazione. Molte fiate ne rapportò al ministero in Napoli, ogni dì ne tenea proposito al luogotenente, col quale giunse ad acerbi detti; ma i ministri, abbaccinati dalla loro stessa forza, poco volevan credere, e men credeva quel misero Mayo volteggiato da' congiuratori ch'aveva attorno. Non si prese valido provvedimento. I nobili tementi e abborrenti il Vial, fean le lustre di tacciarlo visionario e crudele; e mentre discreditavanlo, affrettavan le mosse.[4]
  • [Su Carmine Crocco] Appellantesi generale, [...] intento più a rapinare che alla causa regia.[5]
  • Il Reame delle Sicilie, molto dalla stampa rivoluzionaria a' passati anni calunniato, non era secondo a nessuna nazione incivilita. Ei basta dare uno sguardo nelle Guide pe' forestieri, per intendere il valore torrente, l'orologio, il posto delle grasce e della neve, il monte frumentario e de' pegni, il maestro di scuola, il medico, la farmacia, un qualche convento, o un opificio, o una qualsivoglia opera speciale, onde tragga lavoro e sostentamento la gente minuta. V'è in ogni parte operosità ed agiatezza.[6]
  • Briganti noi combattenti in casa nostra, difendendo i tetti paterni, e galantuomini voi venuti qui a depredar l'altrui? Il padrone di casa è brigante, e non voi piuttosto venuti a saccheggiare la casa?[6]
  • Uscì allora un Ferdinando Petruccelli, uomo di sconvolto ingegno e animo astioso; il quale s'era fatto nominare qualche anno prima scrivendo male di tutti gli scrittori d'una strenna letteraria [...] Egli tolsevi il carico di calunniare; inventava dispacci, dava l'allarme, e spingeva tutto a ribellione.[7]
  • L'14 giunsero da Campobasso a Pontelandolfo quarant'uomini del 56° di linea, con un tenente Bracci e quattro carabinieri. Uno spedato fu tosto ucciso da'popolani a legnate; gli altri spaventati, avute munizioni dal vicesindaco, serraronsi nella torre ex baronale posta in alto, donde potevano far difesa; ma come assaliti le palle entravano dentro, il tenente volle uscire. Investiti a furore di popolo, piegano a S. Lupo; e trovano sbarrata la via da'Napolitani sbandati con a capo un Angelo Pica. Stando tra due fuochi, prima ne cadde uno, ucciso da una donna con un sasso in fronte; cinque perirono per moschettate; gli altri rabbiosi accopparono per vendetta il loro tenente ch'aveali cavati dalla torre; poi fur facile preda dei Napolitani, che menaronli disarmati a Casalduni tutti, fuorchè un sergente rimasto celato da una fratta. Il popolo gridava Morte agli scomunicati! E un Nicola Romano vicesindaco, ch'avea fatto l'imbroglio del plebiscito per Vittorio, temendo ora pagare pena, si sfegatava a gridare con gli altri morte morte! onde dappoi andò fucilato, bel frutto del suo plebiscito. Il Pica comandante tutta la gente volca salvare i prigionieri; e a sera visto Casalduni stare in valle, disadatta a difesa, volgeva a Pontelandolfo; quando udendo soldatesche da S. Lupo, retrocesse al largo Spinelle. Preparandosi a zuffa imminente , temè i prigioni l'impacciassero, come pochi di prima a Colle certi salvati generosamente s'erano rivoltati contro; e tantosto tutti e trentasette li fucilò . Indi per la scorciatoia a Pontelandolfo si ridusse. La plebe fini quei moribondi, e pure v'accorse qualche sacerdote a confortarne l'agonie.[8]

Note

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  1. Da Discorso pe' morti nelle giornate del Volturno difendendo il Reame, scritto per le esequie commemorativa del 1° ottobre in Roma.
  2. Da Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, vol. 1, p. 20.
  3. Da Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, vol. 1, p. 95.
  4. Da Storia delle due Sicilie: dal 1847 al 1861, vol. 1, Salviucci, 1863, p. 176.
  5. Da Storia delle Due Sicilie 1847-1861: Volume 2, p. 547.
  6. a b Da I napolitani al cospetto delle Nazioni civili.
  7. Da Storia delle due Sicilie: dal 1847 al 1861, vol. 1, Brenner, 1868, p. 134.
  8. Da Storia delle due Sicile: dal 1847 al 1861, Trieste, 1868. vol. II, p. 148.

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