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Gian Francesco Galeani Napione

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Gian Francesco Galeani Napione

Gian Francesco Galeani Napione, noto anche come Francesco Galeani Napione conte di Cocconato (1748 – 1830), storico e letterato italiano.

Citazioni di Gian Francesco Galeani Napione

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  • Sebbene siam posti noi ai confini d'Italia, non v'ha forse nazione a dir così, più italiana della Piemontese da ormai mille anni, per dominio non interrotto di principi, per antichità di famiglie, per armi proprie; onde dovremmo essere zelantissimi di conservare l'originale nostro carattere incorrotto, escludendo l'uso delle lingue straniere, che il modo di pensare e le opinioni straniere porta seco infallantemente.[1]

Ricerche storiche intorno agli antichi terremoti del Piemonte

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  • Il terribile fenomeno de' Terremoti si può affermare, che sconosciuto fosse sinora agli abitanti del Piemonte. Le scosse leggieri che si fecero sentire da Noi, o da' Padri nostri, senza eccettuarne quelle, che durante qualche tempo travagliarono la città di Alba, tuttoché ingrandite da qualche Scrittore, ed intorno a cui il dotto Fisico il fu P. Beccaria lasciò memorie manoscritte, non furono tali, che cagionassero morti di persone, e nemmeno rovina di edificio veruno. (p. 143)
  • Dalle acque bollenti della Città di Acqui, sino al Vesuvio, o acque sulfuree, o altre traccie di Vulcani s'incontrano passo passo lungo la grande catena dell'Appennino, che Italia tutta parte e divide. (pp. 145-146)
  • Ma venendo finalmente a' Terremoti, Storico né Cronista contemporaneo, che io sappia nessuno vi ha, il quale ci abbia conservato memoria, che sia seguito in Piemonte un disastro eguale a quello che toccò di soffrire al presente ai Luoghi della Valle di Lucerna, e ad altri assai tra' circonvicini; e persone informatissime nelle Storie nostre da me interrogate, positivamente affermano non aver mai incontrato in autorevoli Scrittori e contemporanei, od in autentici Documenti farsi menzione di un infortunio di tale natura. (pp. 150-151)

Citazioni su Gian Francesco Galeani Napione

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  • Fu egli d'indole eccellente e mansueta, generoso e benefico senza ostentazione, grave senza alterigia, religioso e specchiatissimo di costumi. Fu poi esemplare di virtù domestiche e sociali, non mai dimenticando che il primo dovere del vivere morale è la rettitudine dei propositi e la costanza nel bene operare. (Felice Daneo)
  • Ma il libro del Napione che vorremmo ogni giorno veder per le mani della gioventù studiosa, quello si è che è Dell'uso e dei pregi della lingua italiana di sopra indicato, di cui tu non sai se maggiore sia la copia della dottrina o l'amore della patria nel culto dell'italiana favella, «ché non solo, dice egli, è la più bella che sia sorta dalle ruine dell'antichità, ma è lingua conosciuta ed apprezzata da tutte le côlte nazioni.» (Felice Daneo)

Note

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  1. Citato in Felice Daneo, Piccolo panteon subalpino ossia Vite scelte di piemontesi illustri narrate alla gioventù, vol. primo, Tipografia V. Steffenone, Camandona e C., Torino, 1858, cap. 13, p. 171.

Bibliografia

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Altri progetti

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