Gianni Fazzini

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search

Gianni Fazzini (1946 – vivente), storico e scrittore italiano.

Incipit di Il Gentiluomo dei Tre Mondi[modifica]

Poggio a Caiano. Una fredda alba del dicembre 1730, lunedì 25, giorno del S. Natale: in casa dei Mazzei, famiglia di agiati possidenti, Maria Elisabetta del Conte, di ventinove anni, moglie di Domenico, dava alla luce Filippo.
Alla sua nascita, la coppia aveva già tre figli: Jacopo, di dieci anni, Giuseppe di sei, Vittoria di due. Con la famiglia di Filippo vivevano anche i nonni paterni, Giuseppe e Maddalena, oltre alla zia paterna Caterina1. Giuseppe, patriarca della famiglia, era un uomo facoltoso di settant'anni, che traeva il proprio reddito da terreni e case di proprietà: i primi gli fornivano una quantità di prodotti – agricoli e non – in parte utilizzati in famiglia, il cui surplus era destinato alla vendita, mentre le seconde venivano date in affitto; inoltre nonno Giuseppe possedeva la privativa della fabbricazione dell'acquavite "per un vasto circondario"; in questo modo si trovava a disporre di molto contante, in misura tale da consentire una vita agiata a tutti i familiari: simili condizioni economiche, in passato, gli avevano permesso di finanziare le iniziative imprenditoriali del padre di Filippo, per cui papà Domenico era riuscito ad impiantare una piccola azienda che operava nel traffico di legname e produceva un buon reddito; ciò consentiva una vita più che decorosa a Domenico Mazzei ed alla sua famiglia, tanto da poter dare, senza sacrifici, un'adeguata istruzione ai quattro figli.

Incipit di Vespasiano: un Imperatore muore in piedi[modifica]

Dal lato paterno il ramo familiare di Vespasiano era di origini piuttosto modeste: come principale loro occupazione avevano spesso maneggiato denaro – quello altrui – certamente arricchendosi, ma nessuno dei Flavi aveva percorso una grande carriera politica o militare: non erano mai diventati Senatori né tanto meno consoli. Dal lato materno, invece, la famiglia era di livello superiore: i suoi componenti avevano percorso vari gradini della carriera militare che, a Roma, era strettamente connessa con quella politica e, tra loro, si annoverava anche chi era giunto alla dignità senatoriale.

Incipit di Cortigiane ed Eroine: storie di un "altro Risorgimento"[modifica]

"Non lo dimentico, saprei ancora amarlo e consolarlo": questi erano i sentimenti che animavano Rosalia Montmasson vent'anni dopo essere stata abbandonata da Francesco Crispi; lo disse con la sincera consapevolezza di essere la "vera" moglie di Crispi, ad un amico di lui, il fedelissimo Giorgio Tamajo, incontrato per caso per le vie di Roma; poi si allontanò senza acredine né rancore verso chi, come Tamajo, anni addietro aveva testimoniato contro di lei, oltraggiando la verità e la morale. Ma se Rosalia non dimenticava Francesco Crispi, il grande ed unico amore della sua vita, era invece lei ad essere dimenticata dai più: in pochi, pochissimi la riconoscevano quando girava per le strade di Roma, semi-stralunata, confusa nella mente, spesso in preda all'alcool, con al petto le medaglie ottenute durante le lotte per l'Indipendenza ed al collo la piccola croce di diamanti che le era stata donata dai Mille, con una sottoscrizione indetta tra i reduci per renderle merito di quanto aveva fatto durante quella gloriosa spedizione, perché – e costituiva un motivo di giustificato orgoglio – era stata una di loro, l'unica donna tra i Mille.

Bibliografia[modifica]