Giovanni Miccoli

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Giovanni Miccoli (1933 – 2017), storico italiano.

I monaci[modifica]

  • Monaci e monasteri hanno cessato da tempo di far parte della comune esperienza degli abitanti d'Europa. Non hanno cessato di esistere ma non figurano più tra gli incontri ordinari e ricorrenti del suo paesaggio storico. Solo ne restano qua e là le imponenti vestigia: mascherate nelle città, dove le vecchie chiese abbaziali sono state occupate e deformate da altri officianti e gli immensi conventi sono stati destinati a nuovi usi dalle soppressioni rivoluzionarie; abbandonate e spesso cadenti nelle antiche solitudini delle campagne, pallida e non sempre decifrabile testimonianza di una presenza e di una grandezza di cui per lo più sono andate perdute ragioni e memoria. (p. 41)
  • L'artefice principale di tale inquadramento e di disciplinamento fu Benedetto d'Aniane, entrato già adulto nel monastero di Saint-Seine, presso Digione, dopo aver servito alla corte e nell'esercito di Carlomagno. Per questa sua opera, non senza qualche enfasi, è stato definito il secondo fondatore del monachesimo occidentale. In una realtà ancora largamente articolate e mossa egli legifera, precisa, organizza, amplifica e scandisce con esatta puntualità le ritualità della giornata, impone in qualche modo l'uniformità. (p. 55)
  • [Su Benedetto d'Aniane] Il suo costante disegno, come scrisse il suo discepolo e biografo Ardone Smaragdo, fu di realizzare all'interno della comune professione una comune prassi di vita quotidiana (consuetudo), nell'osservanza di un'unica comune regola. Ma il suo successo sarebbe impensabile senza l'appoggio politico e l'imponente sostegno finanziario che soprattutto Carlomagno e Ludovico il Pio offrirono alle fondazioni monastiche, senza la iussio imperialis che impose ai monasteri di Francia e di Germania l'adozione delle norme da lui proposte alla sinodo di Aquisgrana. (p. 55)

Bibliografia[modifica]

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