Giuliana Sgrena

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Sgrena nel 2014

Giuliana Sgrena (1948 – vivente), giornalista, scrittrice e politica italiana.

Citazioni[modifica]

La giornalista sulla linea di confine

Intervista di Gabriella Sorrentino, Fondazionesinapsi.it, 23 aprile 2019.

  • Non può esserci nessuna contaminazione se si è ostili a tutto quello che è diverso da noi (ma non occorre andare oltre i confini per verificare questa chiusura mentale che si traduce in razzismo). Non ritengo positivo nemmeno l’atteggiamento di chi apprezza negli altri popoli solo quello che è più diverso da noi, perché questa posizione si basa su una discriminazione che è una forma diversa di razzismo.
  • La mia forza deriva dalla coerenza e dai rapporti che ho costruito, in tutti i paesi che ho frequentato, con le donne di quei luoghi. Sono state loro a fornirmi la «chiave» per affrontare mondi dove le donne sono particolarmente oppresse e discriminate. E ovunque ho trovato donne che lottano per i loro diritti, spesso ignorate. Io ho cercato di dare voce a chi non ha voce, le donne per l’appunto.
  • Il giornalismo non si può fare da dietro una scrivania: occorre cercare le notizie, verificarle. Ora è diventato un mestiere pericoloso in luoghi di conflitto, dove sono stata spesso, tanto da mettere a rischio la possibilità di informare.

"Manifesto per la verità". Giuliana Sgrena racconta la falsa informazione

Strisciarossa.it, 7 settembre 2019.

  • Quando un giornalista si traveste da cadavere coperto di sangue di maiale per simulare il suo assassinio e poi ricompare in una conferenza stampa insieme agli 007 che hanno organizzato una simile messinscena possiamo tranquillamente dire che il giornalismo è finito.
  • Chi potrà più credere a Babčenko e come risponderemo tutti noi giornalisti quando verremo accusati – come succede sempre più spesso soprattutto negli scenari di guerra – di essere delle spie? È la credibilità dell’informazione – che non ha verificato le notizie, ma del resto come poteva farlo in questo caso? – la vera vittima del caso Babčenko.
  • Oggigiorno non è poi così difficile manipolare una fotografia: Photoshop non serve solo ad abbellire facce raggrinzite ma anche a fare piccoli o grandi ritocchi che permettono di appropriarsi di immagini scattate da altri; oppure, basta cambiare una didascalia per trarre in inganno l’osservatore. È successo e continua ad accadere.
  • Non si tratta solo, come in passato, di notizie false, rilanciate anche dai giornali, trasmesse per giustificare una guerra o celebrare avvenimenti in realtà meno gloriosi di quanto fossero stati descritti, ma di fake news che si diffondono così rapidamente grazie a Internet e ai social network che eventuali precisazioni o fact-check non riusciranno mai a smentirle.
  • La diffusione delle fake news ha segnato non solo l’impoverimento della politica ma anche la sfiducia nelle istituzioni. Per non parlare del giornalismo, settore nel quale ormai più dei fatti contano le opinioni, tanto nessuno si preoccupa di verificare la realtà.
  • La differenza tra gli esempi del passato e quelli di oggi è la capacità di diffusione che le fake news hanno raggiunto attraverso Internet e i social network, oltre al fatto che la tecnologia ha dato a ciascuno di noi la possibilità di diffondere in tempo reale notizie (vere o false) e immagini (condannandoci al contempo, come lettori, all'impossibilità di discernere il vero dal falso). Una possibilità che avrebbe potuto rappresentare un’emancipazione soprattutto per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, ma che al contrario, siccome la maggior parte dell’informazione presente sul Web è inaffidabile, costituisce una minaccia alla democrazia.
  • L'informazione televisiva è un disastro. Abbiamo circa quaranta trasmissioni che campano sugli ospiti. E non abbiamo ospiti interessanti. Fare trasmissioni che non abbiano l'aspetto di una tavola apparecchiata apposta per i politici è diventata una impresa impossibile. I compromessi da ingoiare per avere ospiti i leader che fanno più ascolto sono infiniti. Bisogna fornire in anticipo l'elenco delle domande, concordare l'orario di registrazione, la posizione in scaletta e fornire rassicurazioni sull’andamento della serata, che non deve contenere sorprese e imprevisti si è sfogato Santoro.
  • [Su Al Jazeera] Qual è allora l'obiettivo del Qatar, che finanzia completamente questa operazione (nei video non c'è pubblicità)? C'è chi sostiene che si tratti della versione soft della sua politica estera. Nei video si parla molto delle opposizioni nei paesi arabi – dall'Arabia Saudita all'Algeria – e anche in Occidente, con il pretesto di «dare spazio a chi non ha voce». Ma non si parla mai delle discriminazioni in essere nel paese che finanzia AJ+. Evidentemente l'iniziativa del Qatar costituisce un proseguimento della guerra mediatica in corso contro l'Arabia Saudita, che non ha una versione italiana perché non ne varrebbe la pena trattandosi di una lingua poco parlata.
  • In Italia siamo ben lontani dal combattere la disaffezione ai giornali tradizionali con la qualità, anzi, sembra che le fake news costituiscano un alibi per un’informazione sempre più sciatta, non verificata, che non presta attenzione alle fonti primarie – le agenzie di informazione sono in profonda crisi – per affidarsi più facilmente al «copia e incolla» da Internet. Atteggiamento che non riguarda solo l’Italia, e non da oggi”.

Contro Silvia l'orrore inconcepibile della destra

Ilmanifesto.it, 12 maggio 2020.

  • Una donna che torna, dopo un rapimento, non è mai la stessa che è partita. E questo vale anche per Silvia Romano.
  • 535 giorni sono lunghi, interminabili, e come sopportarli senza cercare di adattarsi per sopravvivere?
  • Come sempre succede quando una donna torna a casa dopo un rapimento la destra si scatena contro il pagamento del riscatto. Lecito o non lecito? Quanto vale una vita umana? I cittadini italiani devono essere tutti salvati o dipende dalle loro convinzioni?
  • Ho parlato di donne rapite, perché quando è tornato un fotografo convertito nessuno si è pentito di averlo liberato e in nessun caso i rapiti maschi se la sono «andata a cercare».

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