Giulio Ferrari (pittore)
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Giulio Ferrari (1858-1934), pittore, insegnante e storico dell'arte italiano.
Il ferro nell'arte italiana
[modifica]- [...] l'arte nel ferro fu più amorosamente coltivata all'estero che fra noi. Spagna, Germania e Francia, per tutto il medio evo e fino a tutto il 1500 offrono esempi pressoché d'egual merito; nel 1600 e nel 1700 la Francia s'innalza sopra tutte per una veramente squisita eleganza di forme rare con una tecnica veramente raffinata.
In Italia, se non si raggiunge la raffinatezza delle altre nazioni, sono rimarchevoli queste caratteristiche: dal XIV secolo a tutto il XVI riscontriamo una sobrietà di disegno e una graziosa semplicità maggiore che nelle altre nazioni, un complesso di qualità tali che danno alle opere nostrane, in confronto con quelle straniere, una vera impronta nazionale: mentre il 1600 e il 1700 ci offrono saggi che nell'Italia meridionale sembrano soggiogati dall'influenza spagnuola, e nella media e alta Italia mostrano il predominio della squisita arte francese la quale avendo bevuto a larghi sorsi alla fonte italica, dava, in quei secoli, mirabili saggi di arte decorativa. (p. 4)
- Il ferro uscito dalla bottega del Malagoli è con tale morbidezza e snellezza battuto da superare ogni altro lavoro italiano del tempo e porsi all'altezza dell'eleganza e della tecnica francese. Il Malagoli che aveva certamente lavorato sopra disegni di abili decoratori, indubbiamente dei più valenti, ha meravigliosamente tradotto le sinuose curve, i fogliami ritorti, le squisite stilizzazioni, l'accavallarsi graziosissimo dei meandri sul mistilineo delle maggiori spranghe. Nessun'altra opera in ferro italiano di questo tempo ha le finezze di quelle del Malagoli; ed e degna di lode la sua natia città [Modena] che all'insigne figlio ha nobilmente decretata quella rivendicazione che lo ricolloca nel dovuto posto d'onore. (p. 11)
- Il neoclassicismo doveva necessariamente irrigidire anche le decorazioni col ferro; il 1600 e il 1700 continuando la robusta tradizione cinquecentesca e medioevale si erano con voluttà gettati a ritrarre, anche colle materia ferro, le movenze più libere del florealismo sposate alle armonie geometriche: avevano col ferro osato le arditezze maggiori: i fiori, come vedemmo, delirio dei grandi pittori di quei due secoli gloriosi, erano stati ritratti amorosamente anche col ferro battuto e tormentato con entusiasmo. Dopo, ogni ardimento, che pure poggiava sulla tradizione classica immortale, fu bandito; subentrò una falsa imitazione del classicismo e nella nostra arte decorativa del ferro, la geometria ebbe quasi sola ed inesorabile l'impero. Gli esempi si susseguono con una monotonia accasciante e anche il nudo disegno geometrico che, sotto le mani di chi ha genialità non trattenuta, può assurgere a graziosa estetica, da questi neoclassici è male adoperato. (p. 12)
Lo stucco nell'arte italiana
[modifica]- L'arte cristiana primitiva fiorì talvolta di stucchi se non coll'esuberanza del precedente periodo nelle chiese. Certo l'arte dello stucco diede nel medio-evo bagliori non indegni, e basterebbero i saggi degli stucchi del tempietto di S. M. in Valle a Cividale.
Ma era riserbato al grande genio italiano del Rinascimento di far rivivere con maggior bellezza d'arte e con più squisita tecnica le eleganze degli stucchi greco-romani. (p. 6)
- [...] il grande scomparto del soffitto della cappella Sistina è l'animatore di nuova vigoria nella decorazione italiana e mondiale: quei mirabili adolescenti, quelle magnifiche sibille, quei cogitabondi profeti, tutti spiranti una energia che mai prima d'allora l'arte italiana aveva saputo esprimere, quelle splendide figure assise, o moventisi e frementi sopra un largo partito architettonico che incornicia quadri popolati di figure altrettanto divine come quelle accennate; tutta questa trapotente pagina di immortali pitture scosse violentemente il campo dell'arte ed ebbe influsso su ogni manifestazione estetica. (p. 10)
- Nel Serpotta, come in Giovanni da Udine, abbiamo il vero specialista [dello stucco]; alla vivacità estetica è unita una mirabile sapienza tecnica. La illustrazione grafica delle opere sue che offriamo al nostro lettore dà relativamente buona idea così dei grandi pregi come dei difetti. – Il senso dell'esuberanza nocque certamente al nostro artista e una maggiore armonia di scomparti avrebbe reso più grande il già meraviglioso assieme sia che decori quelle ampie sale-chiese che sono le residenze di certe confraternite siciliane, sia che orni una cappella di chiesa. Così pure il cartoccio, la stilizzazione nell'ornato floreale sono spesso pesanti e alle volte goffi; di più, non sempre piacenti possono essere le scene illustranti vite di santi che il Serpotta tratta in riquadri di profonde cavità, ove molte figure del primo piano sono di tutto rilievo ed evidentemente sono quasi una ripetizione dei presepi famosi e tanto in voga in quelle provincie. (p. 13)
- Abbiamo chiamato il Serpotta il glorioso solitario, egli infatti improntò il lavoro suo di una fisonomia tutta speciale; putti e fogliame, dettagli di altorilievi, pregi e difetti lo improntano di un carattere personalissimo.
I suoi putti sono con maggiori carezze modellati di quelli delle scuole berniniane, vi è spesso meno nervosità di muscoli, ma non vi sono incertezze mai a librarli vibranti e carezzevoli nei fremiti dei larghi voli, nelle graziose movenze, sopra i cornicioni, i timpani, come negli sfondi dei grandi o piccoli quadri a molteplici figure. (pp. 13-14)
Bibliografia
[modifica]- Giulio Ferrari, Il ferro nell'arte italiana, Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
- Giulio Ferrari, Lo stucco nell'arte italiana, Ulrico Hoepli, Milano, 1910.