Giuseppe Betori

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Giuseppe Betori con Giorgio Napolitano

Giuseppe Betori (1947 – vivente), biblista, cardinale e arcivescovo cattolico italiano.

Citazioni di Giuseppe Betori[modifica]

  • [Don Milani] prima ancora di essere un educatore è stato un prete che ha fondato tutta la sua esistenza sulla fede e fedeltà alla Chiesa.[1]
  • [Che indicazione dà il Papa alla Chiesa italiana, additando Mazzolari e Milani?] È un grande messaggio. Indica due parroci, dicendo in sostanza: così si fa i preti. In mezzo alla gente, del prossimo servitori.[2]
  • [Ma la Chiesa come può fare prevenzione?] Deve fare due cose. Prima di tutto un grande lavoro di valutazione della personalità di chi si presenta per svolgere un ministero. E da questo punto di vista siamo partiti subito, facendo un severo screening sia psicologico che psichiatrico. Poi c'è un percorso di tre anni obbligatorio per tutti. Alla fine, se si verifica la presenza di quelle che io chiamo ferite psicologiche profonde si prendono le necessarie decisioni. La seconda cosa da fare come prevenzione è un percorso di valutazione e accompagnamento durante il ministero pastorale; ma in questo caso dobbiamo trovare delle forme che ancora non abbiamo. Il prete oggi è solo, e nella solitudine non può contare su un sostegno culturale attorno a sé. Questo è un problema da risolvere.[3]

Da Lavoro, accoglienza: ecco la scossa del cardinale Giuseppe Betori

Il Tirreno, 24 dicembre 2014

  • Ciò che mi colpisce nel presepe è proprio questa dimensione scenica, la rappresentazione di una pluralità di situazioni umane e di personaggi che esemplificano la vita in tutta la sua varietà.
  • La donna è in grado per sua natura di far nascere il futuro, non solo dei bambini, di prendersi cura del mondo.
  • La società non deve restare la stessa "accettando" l'ingresso delle donne semplicemente a sostituire gli uomini, ma deve modificarsi radicalmente in modo da dare spazio allo specifico femminile, che è proprio quello della generazione, del dono e del prendersi cura
  • Non testimonia semplicemente la nascita di un bambino, ma il collocarsi di questo Bambino in un tessuto di relazioni e di esistenze umane di cui egli è il centro. Il presepe è un modo assai efficace di dire che la fede pervade la vita, la vita di tutti, la storia, le vicende di un villaggio, di un paese, di una regione che si illuminano di quella presenza.
  • Se Dio ha fiducia in noi perché noi non possiamo avere fiducia in Lui e nel futuro di una umanità che vede la sua presenza?

Da Dalle energie della città la benzina per il motore dello sviluppo

La Nazione.it, 15 dicembre 2013

  • Dobbiamo riconoscere anche a chi ha un'appartenenza alla vita consacrata, la libertà di essere un cittadino. Non dimentichiamo che all'origine del partito popolare c'era un prete.
  • Il lavoro culturale è molto più profondo di un cambiamento di assetti solo economici.
  • Il Natale è poesia ma è anche una grande esperienza di precarietà, perché Gesù nasce in una situazione di assoluta precarietà. E in una società in cui questa condizione è una delle caratteristiche più forti, abbiamo bisogno del messaggio positivo che viene dal Natale precario di Gesù.
  • L'emergenza culturale è la più importante. Se noi ritorniamo a un concetto vero di persona, siamo in grado di cambiare le premesse per il lavoro, per la convivenza sociale, e diamo speranza alle nuove generazioni.
  • La libertà che David rappresenta, è la libertà che è assicurata da Gesù Cristo e da nessun altro Signore di questo mondo.

DaLa missione della Chiesa nell'era di Internet

in Piermarco Aroldi, Barbara Scifo, Internet e l'esperienza religiosa in rete, Vita e Pensiero, 2002

  • La comunicazione in rete sembra declinare nuovi profili sociali, relazioni altre rispetto a quelle reali, appartenenze che hanno pretesa di confini comunitari.
  • La decentralizzazione della comunicazione e l'immediata fruibilità che la rete consentono devono farci chiedere se tutto ciò persegue un processo di globalizzazione reale quando invece non favoriscono un libero scambio, secondo la logica di poteri egemonici che, oltre ad imporre la propria strategia economica, palesano sempre più un imperialismo culturale.
  • Ormai lo spazio è molto più ampio di quello che si può definire con lo sguardo, più ampio del territorio in cui si nasce, della città in cui si lavora.

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Carlo Giorni, "Da Barbiana a Bibbiano", il convegno che insulta don Milani. Il cardinale Betori: "Giù le mani". E perfino Pillon alla fine rinuncia, il Fatto Quotidiano.it, 10 novembre 2019.
  2. Dall'intervista di Marina Corradi, Intervista. Betori: «Don Milani serviva la gente», Avvenire.it, 24 aprile 2017.
  3. Citato in Dieci anni, il bilancio di Betori, Corriere.it, 17 ottobre 2018.

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