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Giuseppe Buttà

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Giuseppe Buttà (1826 – 1886), presbitero, scrittore e memorialista italiano.

I Borboni di Napoli al cospetto di due secoli

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Chi si facesse a volger lo sguardo sul Reame di Napoli, quando trovavasi sotto il dominio spagnuolo o tedesco, altrove inorridito lo rivolgerebbe. Nel principio del secolo passato, le condizioni di questa gran parte d'Italia erano oltre ogni dire deplorevoli: finanze, industria, commercio, leggi, erano un ammasso mostruoso di svariate ed illogiche disposizioni. Non senno, non giustizia, ingorde avarizie guidavano la finanza: niente sfuggiva all'esoso tributo; si mercanteggiavano magistrature e titoli di nobiltà, per impinguare non il proprio, ma l'erario dello straniero.

Citazioni

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  • I siciliani amano la politezza, sono intelligenti, furbetti un poco, però ospedalieri, passionati e di cuore ardente, come il loro terribile vulcano; quindi eccessivi nel bene e nel male. Con una garbatezza, con un motto a proposito vi fate amico un siciliano, che all'occorrenza si sacrifica per voi; co' mezzi opposti ve lo fate un nemico pericoloso: però non abusa della sua posizione vantaggiosa; e mentre lo vedete come una iena, che sembra farvi a pezzi, ditegli una parola di scusa, ed esso subito vi stende la mano e vi domanda perdono senza avervi offeso. Quel popolo è stato ora mal giudicato, or calunniato, o per malizia, o perché non si volle studiare il suo carattere. (vol. I, p. 18)
  • Tanucci, nato a Stia nel Cosentino il 1698 da poveri genitori, era divenuto professore di diritto nell'Università di Pisa, ove lo conobbe Carlo[1], e poi lo condusse a Napoli. Uomo di grande ingegno, ma libero pensatore, e quindi nemico del clero e de' Papi. I due concordati che strappò alla prudenza de' Sommi Pontefici, Clemente XII e Benedetto XIV, per le insistenze dell'abate Galiani, mezzo libero pensatore, mezzo pulcinella, piacquero a taluno, e furono lodati d'altri professanti eguali teorie. (vol. I, pp. 27-28)
  • Tanucci, creato ministro di grazia e giustizia, fece leggi ingiuste e tiranniche contro la Chiesa, dando il primo colpo alla gloriosa dinastia fondata dal suo benefattore Carlo III di Borbone. Egli non volle riflettere, che i governi cattolici persecutori e emancipati dalla Chiesa rimangono senza l'alto appoggio morale e senza base di autorità; e presto o tardi debbono andare in rovina. (vol. I, p. 28)
  • Lo storico Pietro Colletta è quello che più di tutti gli scrittori contemporanei si sforzò di denigrare e calunniare Ferdinando I. Egli schizzò, nella sua storia-libello, tutto quel veleno accumulato nel suo cuore in tanti anni che aveva congiurato contro i Borboni di Napoli, malgrado che costoro, per ben tre volte, l'avessero perdonato, reintegrandolo in quei gradi ed onori ottenuti dalla rivoluzione e da' re francesi. (vol. I, p. 748)
  • Io oso affermare, che raccogliendo varii brani della sua Storia del Reame di Napoli, si potrebbe fermare il più eloquente e veridico elogio di quel sovrano [Ferdinando I delle Due Sicilie], non solo sopra tutt' i rami dell'amministrazione, ma sulla stessa sua bontà e clemenza. Si è perciò che dico di più, che si potrebbe confutar Colletta col medesimo Colletta, mettendo in contraddizione un paragrafo con un altro, un'accusa con un elogio, una malevola affermazione con un'altra diametralmente opposta. (vol. I, p. 748)
  • Il 1º giugno 1846, moriva il Pontefice Gregorio XVI, dopo di aver governata la Chiesa per 15 anni e tre mesi. Fu egli un Papa di straordinaria fermezza, poiché sotto il suo Principato civile tenne a segno i settarii; ed i romani rammentano ancora con piacere il gran bene morale e materiale che godettero in que' 15 anni di Regno felice. (vol. II, pp. 186-187)
  • [Commentando una lettera di Mazzini ai suoi adepti] Ecco che cosa voleano i redentori dell'Italia! Simili ordini avrebbero spaventato un Attila, un Maometto. Tant'è: se parlate co' patrioti vi diranno, che il retrogrado, l'oscurantista, il birbante son'io, perché clericale; e che Mazzini era un progressista, un umanitario co' fiocchi, e forse vi assicureranno pure che fosse un santo che facea miracoli. Quelli scritti di Mazzini, che fanno raccapricciar di spavento l'umanità, gli sciocchi governanti di que' tempi, invece di pubblicarli a' quattro venti della terra, per far rinsavire i balordi, credettero gran sapienza occultarli con ogni cura! (vol. II, pp. 189-190)
  • Ruggiero Settimo era stato una semplice mediocrità, salvo qualche nobile tratto che gli si attribuisce nella sua vita privata; ma la rivoluzione, com'è suo costume, ne fece un eroe de' tempi favolosi. Quando fu eletto presidente e poi dichiarato capo della rivoluzione siciliana[2], era fiacco di mente; stavagli però a lato l'astuto Mariano Stabile, il quale gli facea fare tutto quel che volea, tanto da comprometterlo in affari poco delicati. (vol. II, p. 227)

Note

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  1. Carlo III di Borbone (1716 – 1788), re di Spagna, di Sicilia e di Napoli.
  2. Nei moti del 1820-21, fece parte del governo provvisorio di Palermo.

Bibliografia

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Altri progetti

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