Greg Iles

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Greg Iles (1960 — vivente), scrittore statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il pianto dell'angelo[modifica]

Continuava a piovere e il torrente, gonfiandosi, fece affiorare la ragazza dalla sua corrente fangosa. Scendeva verso la città, invisibile a tutti, passando accanto a tumuli erbosi dove trecento anni prima gli Indiani adoravano il sole. Spinto dalla piena sotto il ponte della Highway 61, il suo corpo nudo ed esangue, ancora candido, sembrava quello di una bambina addormentata. Seguiva il flusso del torrente, le sue anse che attraversavano i boschi verso la cartiera, fino a confluire nel Mississippi tra impetuose ondate brune. La ragazza compiva il suo viaggio solitaria e ignara, ma presto avrebbe precipitato la città in un turbine ben più impetuoso, tale da far sembrare il fiume placido, al confronto.

Il progetto Trinity[modifica]

«Mi chiamo David Tennant, sono un medico, insegno etica alla facoltà di Medicina dell'Università della Virginia, e se state guardando questo video, significa che sono morto.»
Respirai profondamente e mi ricomposi. Non volevo fare un'arringa. Avevo piazzato la mia videocamera su un treppiedi e avevo ruotato lo schermo a cristalli liquidi in modo da potermi vedere mentre parlavo. Nelle ultime settimane ero dimagrito. Avevo gli occhi arrossati dalla stanchezza, le occhiaie lucide e segnate. Sembravo più un delinquente braccato che un amico in lutto.

Il sorriso dei demoni[modifica]

Alex Morse attraversò di corsa l'ingresso del nuovo Centro Medico Universitario, come una dottoressa che rispondeva a una chiamata per un infarto. Alex però non era un medico, ma una negoziatrice di ostaggi per conto dell'FBI. Venti minuti prima la donna era atterrata con un volo che l'aveva portata da Charlotte, nella Carolina del Nord, a Jackson, nel Mississippi. Un viaggio reso necessario dall'improvviso collasso che aveva colpito la sorella maggiore durante un incontro di baseball della Lega Giovanile. Era stato un anno nero, segnato da incidenti e morti. E non sarebbe certo finita così, Alex se lo sentiva.

L'uomo che rubava la morte[modifica]

Ho smesso di prendere di mira le persone sei mesi fa, dopo aver vinto il Pulitzer. Non è facile ammetterlo, ma il Pulitzer per me aveva un significato diverso da quello che ha per la maggior parte dei fotografi. Mio padre lo vinse due volte: la prima nel 1966, per una serie a McComb, nel Mississippi; la seconda nel 1972, per uno scatto al confine con la Cambogia. Il secondo non lo ritirò mai. La pellicola fu tolta dalla sua macchina da un marine che si trovava sul lato sbagliato del Mekong.

La memoria del fiume[modifica]

Quando comincia un omicidio?
Nel momento in cui si preme il grilletto? Quando nasce il movente? Oppure comincia molto prima, quando un bambino ingoia più dolore che amore, tanto da esserne cambiato per sempre?
Forse non ha importanza.
O forse è proprio questa la cosa più importante.

La regola del buio[modifica]

Eve Sumner comparve il primo giorno d'autunno. Non il primo giorno ufficiale — non c'era niente di ufficiale in Eve — ma il primo giorno in cui l'aria si fece più fresca e andò a insinuarsi nella camicia di John Waters come se non l'avesse indosso. Era la temperatura giusta per una giacca, ma lui non voleva mettersela perché aveva sofferto il caldo fin troppo a lungo, perché l'aria aveva un sapore metallico e perché il sangue gli pulsava rapido nelle vene, accelerato dallo sbalzo di temperatura e dal calo di pressione sulla pelle, come per un cambiamento di altitudine.

Spandau Phoenix[modifica]

10 maggio 1941
Cosa insolita in primavera, il Mare del Nord era calmo, ma ben presto la notte sarebbe scesa su un continente in rovina, scosso dagli orrori della guerra. Dalle dune insanguinate di Dunkerque alle strade di Varsavia distrutte dalle bombe, dalle estremità settentrionali ghiacciate della Norvegia alle spiagge disertate del Mediterraneo, l'Europa era in ginocchio. Solo l'Inghilterra, assediata e sola, resisteva alle forze militari raggruppate della Wehrmacht di Hitler, e quella notte Londra era destinata a morire.

Un gioco quieto[modifica]

Sono in coda davanti a una giostra di Walt Disney con in braccio mia figlia di quattro anni e cerco di distrarla mentre la fila di genitori e bambini avanza lentamente verso le barche che emergono dalla grotta al suono di una melodia incessante. Improvvisamente Annie si divincola e indica la folla. «Papà! C'è la mamma. Fa' in fretta!»
Non mi volto né chiedo dove sia. Non lo faccio perché la mamma di Annie è morta sette mesi fa. Resto in fila, immobile, uno dei tanti, ma i miei occhi si riempiono di lacrime.

24 ore di terrore[modifica]

«I bambini se la cavano sempre. Te l'ho detto.»
Fino al giorno precedente, Margaret McDill non aveva mai visto quell'uomo in vita sua. Adesso la sua presenza dominava ogni istante, ogni pensiero. Aveva detto di chiamarsi Joe, ma lei era convinta che si trattasse di un nome falso. Joe aveva i capelli scuri e la carnagione chiara; doveva essere sulla cinquantina. Un'ombra di barba gli copriva le guance e il mento.

Bibliografia[modifica]

  • Greg Iles, Il pianto dell'angelo, traduzione di Paolo Bianchi e Tommaso Labranca, Piemme, 2008. ISBN 9788838498688
  • Greg Iles, Il progetto Trinity, traduzione di Paolo Bianchi, Piemme, 2007. ISBN 9788838468346
  • Greg Iles, Il sorriso dei demoni, traduzione di Tommaso Labranca, Piemme, 2010. ISBN 9788856615166
  • Greg Iles, L'uomo che rubava la morte, traduzione di Paola Pellissero, Piemme, 2004. ISBN 8838482837
  • Greg Iles, La memoria del fiume, traduzione di Paolo Bianchi, Piemme, 2008. ISBN 9788856600032
  • Greg Iles, La regola del buio, traduzione di Roberta Marasco, Piemme, 2008. ISBN 9788838499944
  • Greg Iles, Spandau Phoenix, traduzione di Adriana Bartolini Crespi, Rusconi, 1994. ISBN 8818580337
  • Greg Iles, Un gioco quieto, traduzione di Paola Pelissero, Piemme, 2006. ISBN 8838485801
  • Greg Iles, 24 ore di terrore, traduzione di Amedeo Romeo, Piemme, 2004. ISBN 8838482993

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]